
GIOVEDI’ GRASSO: SENZA SINNER IL NOSTRO TENNIS E’ UN DISASTRO
Da quel che ho potuto capire dal terzo capitolo del Giovedì grasso di Stefano Babato la Reyer ha perso a Roma con la neonata del Fornaretto senese di Castelfiorentino, Alessandro Magro, che avevo visto al Palaverde nella prima di campionato beccare ben 109 punti dalla Nutribullet che sarà domenica al Taliercio. Quindi avrò tutto il tempo che voglio per prepararmi al derby. Che seguirò, se tutto va bene, lunedì pomeriggio in registrata. Ma non voglio portar via altro spazio a Stefano che oggi vi parlerà di tennis, un altro sport che ha in pugno. Come il biathlon. Di cui non so da quanto tempo non perde una gara di Coppa del Mondo con gli sci stretti e lo schioppo a tracolla. Buona lettura. Precisando solo che non ho ancora visto una sola volta quest’anno la Reyer di Olivetta Spahija neanche in streaming su LbaTv. Eppure credo di non sbagliarmi se la comparo a Padova che “vorrei ma non posso essere (bella) come Venezia“. Ovvero la solita squadra mal costruita nell’ultimo lustro da Federico Casarin: “vorrei ma non posso“. Che ha tolto il sonno al povero Napoleone Brugnaro.
Oggi non ho voglia di spremermi le meningi per la palla al cesto, anche perché c’è poco da raccontare se non che la Reyer ha giocato ieri la peggior partita della sua stagione in EuroCup mostrando in campo la stessa intensità e voglia che metto io quando mi propongono d’assistere a un concerto di musica dodecafonica. Magari Spahija, dopo quel che si è visto a Roma, chiederà al custode del Taliercio d’attaccare la prossima volta il ferro avversario visto che ieri sera nessuno dei suoi pagatissimi giocatori ci è riuscito e la cosa inquieta un po’, soprattutto i tanti o pochi boomer reyerini che cominciano a farsi un paio di domande. Ma la stagione è ancora bambina e quindi…calma e gesso. Per sbagliare giudizio c’è sempre tempo, quindi perché rischiare di farlo ora?
Non ha sbagliato invece la Gemini Mestre che nel turno infrasettimanale di A2 ha mosso la classifica stendendo Ruvo davanti a pochi ma chiassosi intimi regalandosi una serata made in Usa nel segno di Curry e Varence che hanno amoreggiato col tiro da tre per l’intero match segnando anche dagli spogliatoi. Pochi intimi ma sufficienti a far più rumore dei 3000 e passa che accompagnano mediamente al Taliercio le partite della Reyer. Ma non è una novità, caso mai la regola escludendo qualche rara eccezione. Anche perché l’età media di chi frequenta il palasport di via Cavergnaghi non è certo tenerissima, voglia di sgolarsi non ce n’è, e la voce si spende semmai per insultare l’arbitro di turno. Che è poi un classico, come un bel Principe di Galles o una giacca blu a doppio petto. Che sembrano aver indossato anche i tennisti italiani da quando Jannik Sinner (nella foto dopo il trionfo di Wimbledon 2026, ndr) è uscito dal circuito per un ginocchio, che continua a fare i capricci, lasciando nel dolore non solo l’ormai celeberrimo figlio di Sexten, in Pusteria, ma anche e soprattutto tutti gli aficionados che fino a qualche mese fa s’abbeveravano alla sua fonte rimanendo incollati alla tivù.
Insomma sarà pure un caso, ma da quando il figlio di Siglinde e Hanspeter è fuori dai giochi, il tennis azzurro è colato a picco con Berrettini, Arnaldi, Musetti, Cobolli, Sonego, Darderi e compagnia bella che a fatica superano uno o due turni nei vari tornei. Come se avessero a loro volta perso forza. Che è un po’ come se a Superman togliessero la kryptonite o a Super Pippo le noccioline americane. Se non altro Hanspeter e Siglinde ora potranno finalmente rifiatare nella loro casa di Sesto presa ogni giorno d’assalto questa estate da curiosi e tifosi armati di carote che bivaccavano davanti alla sbarra che Hanspetaaaa (così si pronuncia in tedesco) fece installare nel 2025 per evitare che sistematicamente Tizio, Caio e Sempronio s’attaccassero al campanello di casa brandendo il cellulare e chiedendo un selfie.
La verità? Almeno un pezzo di quella sbarra porta la firma di mio padre che alla veneranda età di 89 anni, si è presentato da giugno a settembre praticamente ogni giorno a bordo della sua Fiat Punto grigia davanti a casa Sinner strombazzando con l’obiettivo di stanare frau Siglinde. Lei ripiegava nell’orticello aspettando che Renzo mollasse la presa. Una gara dura che Zigly portava a casa solo al quinto set. Vabbè dai, la scena è un po’ romanzata, ma sono certo che nessuno s’offenderà. In fin dei conti è meglio che i numerosissimi tifosi di Jannik continuino a presidiare la casa di Sexten piuttosto che trovarmeli tra i piedi nei meravigliosi boschi sopra Froneben, il mio terreno di caccia (ai funghi) preferito da più di 50 anni. Da quando cioè mio padre scoprì che in Val Pusteria sorgeva un vero e proprio paradiso che non poteva rimanere inesplorato. Sognando magari un giorno di trovare Jannik in bosco, anche lui alla ricerca di porcini e finferli. Ma come finirebbe la sfida? 6-0, 6-0…per me. Ovviamente.
Stefano Babato