
Giannino meglio d’Andreotti: presidente sino a 87 anni e oltre
Oggi, 7 ottobre 2026, Beata Vergine Maria del Rosario, mio nipote Rocco fa quindici anni. Non ne aveva ancora nove – volentieri mi ripeto – quando ha vinto il nono scudetto di fila e non di palla prigioniera. E neanche della bislunga. Dove ci si mangia le orecchie in mischia e tutti nella city benettoniana sono felici e contenti. Ma son scemi? E’ parecchio probabile. Fanatici di sicuro. Parlavo ovviamente della Juventus d’Andrea Agnelli. Non di questa che fa pena e dovrà aspettare almeno un lustro per arrivare seconda dietro all’Inter. E perché non alla Roma o al Napoli? Trascurando il Milan di Gerry Cardinale che è un mezzo disastro. Non peggio d’El Cann, questo è impossibile, ma quasi. Il Cardinale con l’abito talare rosso e nero pensa soltanto a far soldi, ora anche con la pallacanestro e con un’idea molto stramba nella crapa: portare i tifosi dell’Armani nel (suo) nuovo palasport di San Donato Milanese per tifare la Varese di Luis Scola che vedono come fumo davanti agli occhi. Solo in laguna i mestrini possono avere in simpatia la Reyer di Venezia. E mi vergogno di loro.
Ora soprattutto che la Gemini gioca da due stagioni in A2 e paga un affitto esagerato per solo metà del Taliercio a Luigi
Napoleone Brugnaro. Che è nato a Spinea, anzi a Crea, frazione di Spinea, peggio ancora. E che – da quel che ne so io – non è nemmeno tesserato alla federbasket. Onde per cui Giannino Petrucci, nella foto qui a fianco, o chi per lui, magari anche Federico Casarin, suo vicepresidente, avrebbe dovuto dargli come minimo un anno di Daspo per aver cercato d’assaltare il povero Olivetta Spahija che stava guidando gli oro-granata ad una comoda vittoria sulla scassata canturina di Frank Vitucci. Che proverà a salvarla e ce la farà. Ci potrei giurare. Visto che, tra gli allenatori italiani in attività, è sempre il migliore.
Ho di nuovo i sei denti davanti, anche se provvisori, e quindi sono tornato a mordere almeno coi molari ancora però teneri, quasi di pan di zucchero. Ma con il 2027, dopo San Silvestro, arriveranno anche i definitivi e quindi, assieme a loro, pure i dolori, alias cazzi acidi, per tutti. Senza far assolutamente sconti a nessuno. Festa grande dunque – dicevo – oggi per Rocco. Andremo tutti insieme a Padova a pranzare da Giovanni, numero uno nel Triveneto per gli gnocchi in tutte le salse. Anche coi funghi chiodini di stagione. Non considerando quelli alla vaccinara fatti in casa dalla Liliana che sono assolutamente fuori classifica. Per non parlare degli sfiziosi chifetti che ci ha proposto nella sua stupenda villa domenica come contorno del polletto alle braci. Di libidine in libidine.
Magari nemmeno sapete cosa siano i chifetti, ma vi perdono: sono un golosesso della cucina giuliana che prende nome dalla parola austro-ungarica kipfel (cornetti). Ma di loro avrò modo di riparlarvi in un’altra occasione. Così di nuovo potrò esaltare le specialità della Liliana che è nata nell’isola di Cherso, al largo della costa nord della Croazia, nel Golfo del Quarnaro, un paradiso dei crostacei, dagli scampi alle aragoste, oltre che dei dentici, delle orate, dei branzini e degli scorfani, il pesciolino forse più brutto al mondo, ma non per questo meno gustoso e prelibato degli altri. Adesso devo però andare a recuperare quel che non ho finito di dire. E cioè che non credo che la Roma o il Napoli possano far meglio dell’Inter quanto meno in questo campionato e forse anche nei prossimi tre o quattro.
Lo sapete: ho un debole per Gian Piero Gasperini e più ancora per Acciuga Allegri. Però la Roma eccelle con Paulo Dybala che, a sua volta, esalta le qualità di Donyell Malen e Matias Soulè. Ma non passa inverno durante il quale la Joya non s’infortuna o si fa male sul serio. Per carità non gliela tiro. Anzi, pagherei perché la Roma strappasse il titolo di campione d’Italia all’Inter che per me è sempre un rospo nello stomaco, ma c’è poco da fare: Dybala è un autentico fenonemo, altro che Ken Yildiz che avrà anche ventun’anni ma segna un gol per sbaglio al mese, però è fragile come una porcellana pregiata che si spacca ed è poi difficile da ricomporre pezzo dopo pezzo in breve tempo. Mentre questo Napoli di Aurelio De Lamentiis mi convince anche meno del suo padrone che è solo un uomo molto fortunato che m’angoscia ogni qual volta apre bocca e vomita veleno. Come l’antipaticissimo Maurizio Belpietro o il non meno sgradevole Nicola Porro.
E’ da qualche giorno che nessuno muore più di caldo. Bene. Basta che da domani non cominci a lamentarsi perché non sa più come vestirsi. Nel qual caso lo mando diritto dove ben sapete e dove troverà i giornalisti della televisione che dopo la sconfitta con il Belgio gridarono alla fine scandalosa del nostro football, ma che poi, nel giro di una sola settimana, hanno subito cambiato idea e adesso parlano d’ottime possibilità dell’Italia di vincere il prossimo Europeo in Gran Bretagna (dal 9 giugno al 9 luglio 2028) visto che la nazionale di Roberto Mancini è a loro sembrata più convincente di quella spagnola di Luis de la Fuente che solo all’88esimo ha avuto ragione a Spalato della Croazia con un gol di Mikel Merino, l’attaccante mancino dell’Arsenal, che vale almeno il triplo di Moise Kean.