
Tutto fa brodo pure la rissa sfiorata tra Napoleone e Olivetta
Non vi nascondo niente: avevo già deciso che oggi non avrei scritto e non perché non ne avessi voglia: quella non mi manca mai. Ma perché piuttosto ho fatto molto tardi con i ritagli di giornali che non so più dove imboscare e, men che meno, ho intenzione di buttare nel cestino come ho promesso trecentomila volte alla Tigre. Quando Pierlo Marzorati, che è sempre molto carino con me, anche se siamo due animali molto diversi. Quasi agli antipodi. Io molto più bestia di lui: questo sia chiaro e debba essere subito riconosciuto. Mi ha inviato – dicevo – su WhatsApp, che credo si scriva proprio così, altrimenti chiedetelo a Ciccioblack Tranquillo, che parla senz’altro meglio l’inglese dell’italiano, dove peraltro è parecchio scarso, oltre che prolisso e pedante. Mi sono già perso. Chiedo scusa, ma, se comincio a rileggermi, assolutamente non ce la farò mai a finire questo pezzo. Che non oso nemmeno lontanamente chiamare articolo. Prima di quando mia moglie non mi scodellerà il risotto con le finferle. Che sono i funghi più saporiti al mondo. Meglio dei porcini: fidatevi.
Dopo cena infatti non posso più sedermi al computer: perdo il sonno e, se non dormo almeno otto-nove ore al giorno, compresa l’irrinunciabile pennichella del primo pomeriggio, alla mattina sono un autentico disastro. Del resto mi sono agitato per tutta la notte, mi è scappata continuamente la pipì e non vedevo l’ora che spuntasse l’alba. Quando poi mi alzo dal letto sfatto e mi pare d’essere più rincoglionito di Sandro Pugliese, il povero telecronista della tivù della Lega, diretta nientepopodimenoche da Iena Ridens, alias Andrea Bassani, vice presidente indiscusso della mia e solo mia Banda Osiris. Il quale non si è nemmeno accorto sabato sera, al termine del secondo quarto in cui Luigi Brugnaro, nella foto qui accanto ridicolizzato dai suoi stessi tifosi lagunari, e Neven Spahija stavano quasi venendo alle mani se Federico Casarin non si fosse messo di mezzo ed eroicamente abbia evitato la scazzottata tra i due e pure un sacrosanto tecnico alla Reyer da parte dei direttori di gare. Che erano l’ottimo Baldini, Galasso e il più timido dei tre bravi fratelli Attard.
Il Pesciolino rosso, nonché vice presidente di Giannino Petrucci in federbasket, ha del resto successivamente riempito di baci e di coccole soprattutto Lorenzo Baldini, il primo arbitro, che era rimasto immattonito di fronte a quella incredibile scena di straordinaria follia. Lo so: immattonito è un termine dialettale della lingua veneziana, ma per me rende assai meglio idea d’un uomo attonito, impietrito, sconvolto o di stucco. Così come imbaccalito. Cioè rigido come uno stoccafisso. Ancora meglio. Però temo che anche imbaccalito non si trovi sul piccolo Rizzoli Larousse dizionario-enciclopedia che ho quasi a portata di mano, ma che non ho assolutamente il tempo di consultare. Mentre dalla cucina arriva un profumo fantastico di finferle che sono della stessa famiglia dei finferli o giallini o gialletti o cantarelli, ma assai più piccoli e quasi tutti con il vermicello nel gambo. Così che, per curarli ad uno ad uno, diventi matto. E quindi mi tocca ogni volta dare una mano alla mia facilmente esplosiva Tigre.
Stavo dicendo. Ah già: che Sandro Pugliese ha continuato imperterrito a raccontare una partita che, sul 43-28, non aveva davvero più senso ed era già strafinita da un pezzo. Difatti quel che non avevo capito era il motivo per il quale l’ex sindaco di Venezia si fosse tanto inquietato al punto da alzarsi furioso dalla seggiola, dove stava seduto accanto alla sua compagna Stefania, proprio di fronte alla panchina orogranata, e si fosse fatto metà del campo sacramentando. Per assaltare poi alle spalle il suo allenatore e cantargliele di brutto. Per un time-out che Napoleone aveva chiesto al suo allenatore di chiamare e che Olivetta si era rifiutato di ubbedirgli fingendo di non averlo sentito o visto gridare? Va bene matti scatenati, ma lo stesso non ci posso credere. Per un minuto di sospensione a ridosso dal termine del primo tempo? Con la Reyer a +15? Via, non scherziamo.
Questa in verità è la versione che è stata data dal caporedattore delle cronaca di Venezia del Gazzettino che è pappa e ciccia con l’ex primo cittadino e ha subito minimizzato l’accaduto risolvendolo ieri sul quotidiano del lunedì con l’abituale epilogo a tarallucci e vino imposto all’Anonimo veneziano. “Spahija e Brugnaro si sono confrontati e chiariti. Ed è tornato il sereno”. Con qualche nuvola nera magari in arrivo alla prossima sconfitta della Reyer, spero non stasera in Eurocup ancora al Taliercio col modesto Francoforte e nemmeno domenica in campionato a Trieste. Mi riesce infatti difficile anche solo pensare che l’Anonimo, appostato in tribuna-stampa a due passi dai due litiganti, non abbia udito quel che i due si mandavano a dire a squarcia gola. Napoleone in dialetto veneto e Olivetta in croato dopo essersi tolto la giacca e urlato: “Lasciami lavorare in pace” più parolaccia al seguito che non mi va ora di ripetere.
Brugnaro invece non era proprio per nulla inviperito per il time-out che Spahija non aveva chiesto al tavolo, ma per la sconfitta rimediata nella finale di SuperCoppa a Tortona con l’Armani dopo un tempo supplementare. Un’impresa quindi sfiorata e non completata “solo perché hai sbagliato come oggi tutti i cambi a fine partita!”. Con l’aggiunta di un bel vaffan che, quando ci vuole, ci vuole. Senza andare tanto per il sottile. E quindi? Il contenzioso, chiamiamolo pure così, tra i due non è ancora chiuso. Anzi. Magari domani, quando Stefano mi avrà finalmente tolto i punti dai sei denti davanti e potrò tornare a mordere come è costume della mia satira quotidiana, vi potrò anche raccontare cosa potrebbe succedere da qui al panettone di Natale. Piacendo o non piacendo la cosa a Casarin che comunque fa sempre quel che vuole il suo padrone. Che ha il coltello dalla parte del manico e la memoria molto ma molto lunga.
Ci siamo. Oltre le due cartelle, posso adesso anche mettere punto senza accapo e domani magari, dopo la seduta mattutina dai Doctors dentisti associati, ed aver visto in registrata il derby d’EuroLega tra l’Olimpia e la Virtus sponsorizzata Costa Crociere, potrei ancora parlare della bella Treviso di Marcelo Nicola o di J.P. Machura, mvp della prima di campionato in serie A. O delle due ricche squadre romane che fanno tanto discutere. Una delle quali non aveva neanche le magliette per affrontare sabato la Nutribullet se un altro grande canturino non gliele avesse sfornate venerdì notte. Però parliamone, per favore. Tutto fa brodo in questa pallacanestro che fa acqua da tutte le parti. Anche della scazzottata in laguna che non c’è purtroppo stata tra Brugnaro e il suo Olivetta che non scherza col gancio destro e il montante sinistro.
Mi ero dimenticato del caro Pierlo. Rimedio all’istante. Se oggi ho scritto, come sempre con piacere, è soltanto merito suo. La prima canzone che mi ha inviato è stata infatti 29 settembre dell’Equipe 84. Che il prossimo anno compirà 60 anni. La mia preferita nell’autunno del 1967. Che ovviamente non potevo ascoltare domani. Che è il 30 settembre. “Seduto in quel caffè io non pensavo a te. Guardavo il mondo che girava intorno a me. Poi d’improvviso lei sorrise e ancora prima di capire mi trovai sotto braccio a lei. Stretto come se non ci fosse che lei…”.