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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

Giovedì grasso e l’impresa Reyer: un pivot peggio di Horton!!!

29 Ottobre 2026

La palla a spicchi del Giovedì grasso è di Stefano Babato al quale i conti della Reyer, e quindi di Napoleone Brugnaro, proprio non tornano. Come a me del resto. E da un pezzo. Quindi vi lascio volentieri alla lettura di un articolo di basket molto interessante e cestisticamente dotto. Rubandovi solo un altro minuto per buttare l’occhio sulla nona di campionato del football che si concluderà stasera con Frosinone-Lecce e Fiorentina-Atalanta. E con grandi code domani all’edicola. Niente paura. Perché vi farò io domattina la rassegna-stampa se non avrete trovato neanche al bar. Prima di mezzogiorno. Perché poi andrò a pranzare in un ristorante di pesce a Olmo di Mira, una ventina di chilometri da Venezia,  che molto mi stuzzica dal momento che ha un nome divertente (Do Ciacole) e che incredibilmente non conosco. L’hanno scelto i miei amici di basket bolognesi dei quali mi fido ciecamente e che sono venuti in laguna proprio per far do ciacole, ma anche quattro, col loro e il vostro scriba preferito. Bene. Ve ne riparlerò: è pacifico. E così vi racconterò pure della fine che hanno fatto i  miei sei denti davanti – ricordate? – e del mio dentista, il caro amico Stefano al quale fischieranno senz’altro le orecchie mentre è in vacanza con tutta la santa famiglia in un’isola delle Canarie, le bellissima Fuerteventura. E intanto l’Inter ha rubato ieri  tre punti al Venezia e El Kann, l’Incapace,  è meglio che si tolga di torno restituendo la Juventus al cugino Andrea. Che caccerà subito Spalletti e riprenderà di corsa il Conte Antonio. Alleluja.

Ci sono giorni in cui mi chiedo se sono fesso io a non comprendere cosa ci sia dietro a certe incomprensibili scelte, oppure se al contrario i miei neuroni, tanti o pochi che siano, continuino a funzionare legalizzando il mio stupore che inevitabilmente finisce per trasformarsi in rabbia. Eh sì, perché io la Reyer continuo a non capirla. Ma evidentemente è un mio limite, anche se penso d’essere in buona e soprattutto numerosa compagnia.

Fatemi capire: per l’ennesima stagione la dichiaratamente ambiziosa e generosa (il budget è sempre importante) società orogranata gioca su due tavoli: la Lba e soprattutto l’Eurocup.  Dove da anni non riesce a cavare un ragno dal buco nonostante una serie di investimenti come minimo apprezzabili. Ora la Reyer mi deve spiegare come è possibile presentarsi al via del doppio impegno praticamente senza il cambio del centro limitandosi ad una scommessa (Boakye) che non può rappresentare alcuna garanzia, se non la mera speranza di vedere un giorno crescere (ma quando?) quel ragazzone che per ora è oggettivamente inadeguato alla causa. Serviva un’impresa per trovarne uno peggio di Horton… Bene l’impresa è servita, almeno per ora.

Scommesse del genere a forte rischio, in un ruolo così delicato, possono semmai farle società con ambizioni e o budget ridotti. Nella speranza di riuscire a fare le nozze coi fichi secchi, ma non certo una realtà come la Reyer che parte da ben altri presupposti. Il risultato? Semplice, ritrovarsi dopo solo 6 giornate di campionato con Tessitori a fare reparto da solo ma soprattutto già con la lingua abbondantemente fuori come si è visto nel derby vinto meritatamente da Treviso. Imbarazzante a proposito il numero di seconde occasioni a rimbalzo concesse dalla Reyer a un po’ tutte le squadre incontrate finora, anche perché a questa Reyer non manca solo il cambio del centro, ma forse anche un quattro come Dio comanda. Ma non è finita perché, dopo aver messo sul tavolo l’asso di denari, piazzo anche il tre e il re. Eh si perché centro a parte, il coach croato continua a proporre una serie di rotazioni esterne che in realtà non portano in campo ad alcun vantaggio. Considerato che pick’n roll fatti bene non se ne vedono e che soprattutto gli “uno contro uno” a giochi rotti (quali giochi poi?) non portano a nulla semplicemente perché attacchi al ferro reali e di qualità contro difesa schierata non fanno evidentemente parte del bagaglio degli attuali esterni orogranata (Bowman a parte), in attesa del rientro di Rice che potrebbe modificare l’attuale giudizio tranciante dando una nuova migliore dimensione alla squadra.

A chi poi si lamenta che alla Reyer vengono fischiati mediamente pochi falli a favore e tanti contro, rispondo che è assolutamente normale quando si parla di una squadra, quella orogranata, che penetra poco limitandosi spesso a confezionare il proprio fatturato solo coi tiri da tre. Però, se il ferro non lo attacchi andando fino in fondo, è chiaro che di falli ne guadagni sempre pochini! E non serve certo un genio per capirlo. Nel derby perso contro Treviso l’impianto di gioco (quale?) ha fatto acqua da tutte le parti con Spahija che non è riuscito a trovare alcuna alternativa all’assenza di Wiltjer, l’unico in grado di giocare in post basso spalle a canestro costringendo le difese avversarie ad abbassarsi e a flottare garantendo così alla Reyer una dimensione interna ed esterna equilibrata.

Via Wiltjer è sceso il buio più assoluto con Spahija che si è affidato solo al talento dei singoli chiamati a inventarsi soluzioni da fuori su situazioni di isolamento col risultato di costruirsi tiri inevitabilmente a bassa percentuale. Poi vedi giocare la Nutribullet, che ha a disposizione metà, o forse anche meno,  del budget della Reyer e capisci che i soldi non sono tutto nella vita. Se poi anche Watson, di cui ho tessuto recentemente abbondanti lodi, finisce per adeguarsi all’andazzo generale, beh allora i problemi della Reyer aumentano. Senza contare che Parks non è per ora nemmeno lontano parente del giocatore ammirato nelle passate stagioni. E questo rappresenta un piccolo mistero visto che magagne fisiche almeno ufficialmente non ne ha.

Insomma sono parecchie le cose da sistemare in questa squadra, anche dal punto di vista atletico. Perché il team orogranata visto domenica nel derby è sembrato davvero una squadra atleticamente e inspiegabilmente cotta. Qualcuno come sempre mi dirà che i conti si fanno alla fine e che le cose fanno presto a cambiare. Certo, la Reyer ha cambiato spesso pelle nelle sue più o meno produttive stagioni. Mostrando sul campo tutto e il contrario di tutto. Così come è vero che le variabili di giudizio sono sempre tante. Però, detto questo, è chiaro che al momento i conti proprio non tornano.
                                                                                                                                                        Stefano Babato

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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