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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

Non piove, governo ladro, ma questa bella foto non la cambio

25 Ottobre 2026

“Non lo faccio più”. Come promettevo a mia madre quando mi beccava con le dita nella marmellata. Che poi è solo un modo di dire dal momento che l’unica marmellata che mi piaceva era quella di marroni che la santa donna non mi comprava mai. Per quale motivo? Vallo a capire. Forse perché non piaceva a lei. E comunque neanche immaginate quante notti ho passato in bianco per dare una risposta a quest’assillante interrogativo. Ovviamente scherzo, ma non troppo. Ho deciso infatti, tra me e me, che non costruirò più torri e ancora torri di quotidiani come mamma tipografia li ha fatti. Senza nemmeno sfogliarli. Per non conoscere l’esito di questo o di quell’altro evento volendolo ad ogni costo rivirlo in televisione. Come fosse in diretta. Ma ora basta. Prima d’andare completamente fuori di testa. Pardon, di zucca. Visto che stamattina sono uscito presto di casa e non ho trovato in piazza nemmeno un bar aperto se non in Galleria Barcella. Oltre tutto stipato di gente in coda per un caffè spero non corretto. Giovani e meno giovani, quasi più ragazze che ragazzi, che da lì a poco avrebbero allegramente corso la mezza maratona da Mestre a Venezia, dalla Torre dell’orologio, non molto più alta delle mia con due settimane di giornali e ritagli, sino a Riva Sette Martiri. Attraversando il Canal Grande e passando per Piazza San Marco.

“La carica dei 24 mila” ha titolato il Gazzettino con l’abituale ed immensa fantasia. Compresi i più matti che sono partiti da Villa Pisani, la regina delle ville venete, quella col labirinto che devono sempre riaprire e che da anni è chiuso per restauri. Viva Dio. Dietro lo stadio di calcio dello Stra. Dove ho giocato nel campionato di Promozione. Con scarsi risultati e tanta panchina. In barba a mio padre. Che voleva solo che studiassi. Anche la domenica. Salvo quando gli arancioni della gloriosa Mestrina giocavano in casa, al Baracca, costruito dal nonno, e occupavano stabilmente le parti alte della classifica di serie C a girone unico. Sfiorando ma mai purtroppo ottenendo la promozione tra i cadetti. Peccato.

Mi sono perso volentieri nel labirinto dei ricordi. E adesso? A mezzogiorno vado all’Oktoberfest dalla Liliana e Walter che chissà cosa avranno preparato per pranzo. Intanto mando un canestro d’auguri al mio grande amico Nico che è a Bologna e magari domani lo raggiungo con la Tigre. Così parleremo del derby tra Venezia e Treviso che nessuno dei due andrà a vedere al Taliercio per motivi diversi e che comunque io seguirò come lui su Lba Tv alla quale sono abbonato. A me del resto nessuno mai regala niente. A parte la Lega di A2 che in un duello con quella di Maurizio Gherardini, affiliato alla Banda Osiris di Ciccoblack Tranquillo e Iena ridens Bassani, vincerebbe a mani bassi. Se non altro perché va la domenica in televisione su Raisport. Stasera alle 20.30 proponendo Brindisi-Avellino. Meglio di niente. Dove il niente è Sky-basket che non vedono nemmeno quattro gatti, ma al massimo due o tre. E pure assai distratti dalle partite di calcio in contemporanea. Come oggi Tortona-Napoli durante Inter-Fiorentina e poi Armani-Virtus alla stessa ora, o quasi, di Genoa-Venezia e Atalanta-Frosinone.

La Reyer ha un budget almeno tre volte superiore a quello della Nutribullet, sponsor De Longhi, che non caccia fuori mai più di un bel milioncino per la squadra di Marcelo Nicola, contro i sette, sette che sbandiera ogni anno Napoleone Brugnaro ai quattro venti. Quindi – poche storie – non ci sarà match: dovrebbero stravincere gli orogranata. Con o senza Kyle Wiltjer. Meglio senza. Così Olivetta Spahija in caso d’improbabile sconfitta avrebbe il solito alibi di ferro. Dietro al quale si nasconderebbe pure Federico Casarin. Tanto più Treviso ha pure perso il suo miglior giocatore in questo inizio di stagione, Chico Carter, frattura alla mano destra, sostituito in quattro e quattr’otto dal veterano Jeremy Senglin, un bravissimo ragazzo non però ai livelli dello Junior 2000 della South Carolina.

E qui per il momento metto un punto senza a capo. Perché è già mezzogiorno e il pranzo sarà servito tra mezzora. E non vedo l’ora. Confessandovi che avevo messo questa foto sperando che piovesse. Governo ladro. E invece è persino spuntato il sole sulla laguna. E’ un periodo che non me ne riesce una di giusta. Santa pazienza Ma la foto è talmente bella che la pubblico lo stesso. Mentre vi confermo che tutte le mattine come oggi leggerò i giornali e sfoglierò anche la Gazzetta. Buttando solo un occhio sullo sport locale del Gazzettino. Infischiandomene di venire a conoscenza dei risultati finali degli incontri di basket e di calcio. Ma anche di tennis e sci. Con Lorenzo Musetti in finale a Lione nell’Apt 250, e nemmeno 500, dopo aver annullato quattro match point contro Flavio Cobolli. Mentre vi lascio indovinare chi è la sciatrice nell’altra foto che esulta sul traguardo di Solden nel classico gigante che apre la stagione della Coppa del Mondo. Ve lo dico io così facciamo prima: la vicentina Asja Zenere che con un ottimo secondo tempo nella seconda manche è finita al quinto posto. La migliore delle azzurre. Bene. A volte basta accontentarsi.

 

 

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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