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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

VENERDÌ MAGRO DI LUCA CIRILLO: ALLEGRI MA NON TROPPO…

23 Ottobre 2026

Luca coi suoi scritti napoletani mi ha quasi quasi fatto tornare la passione per i cavalli. Che avevo negli ultimi anni del liceo. Ovviamente classico. Quando le Padovanelle e Sant’Artemio erano due ippodromi coi controfiocchi. Frequentati anche da belle donne. Con gli eleganti cappelli a falda larga. Giocavo e vincevo spesso. E volentieri. Tanto da pensare che me ne intendessi pure d’ippica. Più (forse) che di calcio o basket. Finché, me lo ricordo come fosse ieri, non puntai tutto quello che mi era rimasto in tasca sul dieci anni Infinito, ormai in fondo al viale del tramonto, nella settima corsa di Treviso. Che al picchetto davano vincente a 12 contro uno. Ebbene Infinito s’impose con almeno cinque metri di vantaggio sul secondo. Da non credere. Difatti la corsa non era truccata, ma truccatissima. E la dritta me l’avevano due gemelli a patto però che la smettessi di scommettere sui cavalli. “Prima di rovinarti”. Come feci e come consiglierei di fare anche al mio Acciuga, il Max di Livorno, raffinatamente descritto in questo articolo dal miglior giornalista napoletano oggi sulla piazza, Luca Cirillo. Allievo del grande Antonio Giordano. Escludendo Bruno Maiorano, mio figlio acquisito e quindi fuori classifica. Buona lettura.

Massimiliano da Livorno, che i dotti frequentatori di banchina, i Casciavit e i Gobbi – Agnelli Andrea compreso – chiamano Max, è da sempre un finto-fesso. Dietro a quel sorriso beffardo da bonaccione si nasconde infatti un agguerrito contropiedista in vena di sorprese che anche Monicelli apprezzerebbe. Che sia un altare pronto per il matrimonio o un terreno di giuoco, il pragmatico Allegri (nella bellissima foto, ndr) non guarda ai ghirigori, ma al saldo finale del tabellone. Nel mezzo lascia i suoi cavalli a briglie sciolte confidando in strappi, guizzi e traiettorie d’istinto ad libitum.

Nella sua attuale scuderia brillano McTominay e De Bruyne. Ebbene, il Nostro, che per anni ha frequentato i recinti del galoppo calcistico più aristocratico avvinghiato ai fuoriclasse che bruciano l’erba, par che abbia bruscamente mutato andatura. Appare evidente a tutti, infatti, la conversione al trotto, e per giunta nella città del mitico Corsiero del Sole, ovvero quel cavallo sfrenato che l’araldica antica scelse a simbolo della leggendaria foga indomabile e indomata del popolo napoletano. Acciuga ha rallentato il ritmo degli zoccoli accontentandosi della cadenza regolare del sulky e tende a misurare il fiato dei suoi attempati atletazzi su un terreno storicamente incline all’esagerazione coreutica. Allegri ha mandato giù senza fiatare gli ordini di De Laurentiis e per bilanciare il limitato raggio d’azione sul mercato, ha preferito la saggia e sorniona prudenza alla futilità dello spettacolo che tanto piace ai sarristi e agli spallettiani nella città in cui solo Conte è riuscito a corrompere il gusto per il bello con la potenza della vittoria.
La storia di Allegri, che all’ippica si è dato pur senza rinunciare al calcio, rimanda a quella di nobili destrieri e dei suoi proprietari illustri: dal formidabile Bucefalo, che solo Alessandro (che per quanto Magno non sarà mai Magno come il Re Sole Aurelio De Laurentiis) sapeva spiegare, a Incitatus, che il folle Caligola avrebbe voluto console o senatore (e chissà che non facesse meglio di certi odierni politici e presidenti di calcio); dal fedele Babieca, cavallo da guerra di Rodrigo Díaz de Vivar, noto come El Cid Campeador, al fulmineo Marengo di Napoleone, piccolo stallone come il suo cavaliere. E ancora, scendendo nel mito e nella pista dei mortali, come dimenticare il mitologico Pegaso (che non è l’Università moderna), alato frequentatore delle fonti delle Muse, o i fulmini nostrani come il leggendario Ribot (da non confondere con Rabiot), l’imbattibile Eclipse capostipite del galoppo, fino al sovrano assoluto delle piste a redini lunghe, ovvero l’indomabile Varenne, del compianto Enzo Giordano, napoletano di nascita.

Allegri si muove tra questi feticci con la sicumera del grande esperto e rimanda al Totò del film “Lascia o raddoppia” che vestì i panni del Duca Gagliardo della Forcoletta, il nobile che sapeva tutto di cavalli e che a Mike Bongiorno citò persino Ronzinante, il magro destriero di Don Chisciotte. Ma Max, da uomo di mondo e di sartoria qual è, sa bene che esiste un altro cavallo fondamentale: quello dei pantaloni, che determina l’altezza visiva del vestito e la postura di chi comanda la panchina.

In questa nuova dimensione partenopea, si consuma un idillio che avrebbe apprezzato anche Eduardo (De Filippo, ovviamente), quello tra il fustigatore livornese ed il produttore cinematografico megagalattico Aurelio. Titolo: “Matrimonio all’italiana“, con Marcello Mastroianni e la magnifica Sophia Loren. È un’unione di liti furibonde e clamorosi ritorni di fiamma. Don Aurelio (il cui padre frequentava gli ippodromi) recita la parte di Domenico Soriano: non solo per il piglio autoritario e maschilista, ma soprattutto per quella viscerale, ossessiva passione per i cavalli e le scommesse che ne guidava i sentimenti e i capitali.

Max, dal canto suo, indossa i panni della Filumena Marturano sagace che, senza mai alzare la voce e badando solo alla sostanza del bilancio, ottiene sempre quel che vuole (triennale a 4,5 milioni a stagione, scusate se è poco). Un’unione di puro calcolo e insana passione, dove l’ironia della sorte vuole che, proprio nell’anno del centenario del Napoli, quello che ha riportato il Corsiero del Sole sulle maglie, la squadra rischia d’andare a passo di Ciuccio. Con un fantino come Max che vorrebbe prima o poi una statua equestre a Piazza del Plebiscito per fare compagnia a Carlo III di Borbone e a suo figlio Ferdinando I delle Due Sicilie. E c’è un famoso gioco che i napoletani continuano a fare proprio in mezzo alle due famose opere di Antonio Canova. Ma la rubrica è Venerdì magro e non possiamo esagerare. Ne parleremo un’altra volta.

                                                                                                                                                               Luca Cirillo

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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