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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

Giovedì grasso di Stefano Babato: i non playmaker di Milano

8 Ottobre 2026

Vi avevo promesso una bellissima sorpresa per oggi. Eccola: una rubrica che Stefano Babato, amico e collega preziosissimo, scriverà ogni giovedì, per l’appunto grasso, su questo blog satirico. A Mors tua vita Pea in verità  mancava un cinin, come dico io, di critica tecnica sulla nostra pallacanestro che sicuramente Stefano saprà colmare. E quindi buon Giovedì grasso a tutti.

Da cinque stagioni fatico a darmi una risposta e allora finisco per pensar male, perché se giustificassi tutto ciò che sta accadendo all’Olimpia Milano limitandomi a prendermela solo col destino cinico e baro…beh mi sentirei un fesso. E allora preferisco passare per cattivo, magari mi farò qualche nemico in più ma in compenso non avrò il rimorso per aver silenziato quel che ogni appassionato e cultore di basket (e sono tanti in questo caso) pensa ormai da tempo, praticamente da quando Annibale valicò le alpi con i suoi elefanti. E la domanda che si pone ogni attento malato della palla al cesto è questa: come fa una società che ogni anno può contare su un budget che va dai 30 ai 40 milioni a sbagliare sistematicamente la scelta del giocatore concettualmente più importante, cioè il play, parametrandomi all’unico vero obiettivo che Milano si pone da tempo e cioè almeno l’approdo ai playoff di EuroLega.
Da quando il Chacho ha lasciato Milano, era il 2022, l’Olimpia ha collezionato una lunga serie di incompiute portandosi a casa presunti leader dal playmaking sospetto. Per carità…buoni giocatori a prescindere ma non propedeutici materialmente a reggere il peso di un’Eurolega in cui si gioca non un altro basket ma letteralmente un altro sport rispetto alla Lba e all’EuroCup per fare i primi due esempi che mi vengono in mente.
La verità è che se vuoi solo sperare di raggiungere i playoff di EuroLega non puoi non partire da un superman, cioè un giocatore che abbia vero playmaking di qualità, reale atletismo, reale fisicità e che sappia pure difendere come Dio comanda! Un giocatore che sappia fare la differenza, soprattutto quando conta davvero, nel ruolo più importante e che sappia alzare sistematicamente la qualità dei compagni. A questo punto ci sarà sempre il genio che mi risponderà: fenomeni del genere ce ne sono pochi e costano molto. Certo, rispondo io, ma con un budget che va dai 30 ai 40 milioni, non credo sia così difficile convincere questi signori a fare la valigia, salire sul primo aereo e raggiungere Milano prospettandogli un lauto guadagno e un progetto ambizioso. O sbaglio? No perché se sbaglio mi “corrigerete” come disse quel giorno il papa polacco. E invece che fa l’Olimpia? Si porta a casa Thompson e Cole (in due foto con la barba nera e i capelli biondi, ndr) he per amor di Dio … scarsi non sono ma nemmeno così adeguati alla causa se parametrati al contesto EuroLega dove, sottolineo ancora una volta, si gioca un altro sport.

Prendiamo Cole: la scorsa stagione ha disputato un buon campionato italiano con la Reyer faticando però già in EuroCup dove la fisicità aumenta e questo avrebbe dovuto suggerire qualcosa alle scarpette rosse milanesi. E quali sono le caratteristiche di Cole? Discreto playmaking, atletismo ridotto, fisicità così così che si traduce nella difficoltà di creare spaziature nel momento in cui si tratta di attaccare il ferro (il terzo passo è debole) aggiungendo poi al pacchetto una difesa non certo indimenticabile, usando un eufemismo. Domanda: è questo il profilo garante per una squadra di EuroLega?

Lo è magari Thompson? Buon giocatore per carità, ma lasciato la scorsa stagione sistematicamente in panchina a Valencia, a maggio e giugno, da Pedro Martinez Sanchez a causa di prestazioni poco convincenti evitando, bontà mia, d’infilare ulteriormente il coltello nella piaga. E nessuno si è chiesto perché Valencia ha deciso di rinunciare quest’anno al giocatore? Morale: Thompson sta per ora fotocopiando esattamente l’ultima stagione disputata in Spagna. La speranza è che cresca? Si, ma chi vive sperando muore cantando. Con la variante più colorita che ricorda la tazza del water.

In sostanza, come accade ormai da 5 stagioni, Milano fatica inevitabilmente a darsi qualità quando la partita la richiede, quando la pressione difensiva degli avversari aumenta e tu hai bisogno di tanta qualità per non finire a giocarti la partita solo a giochi rotti dando la palla a Bolmaro o Hall che play non sono. Della serie..arrangiatevi voi. Perché questo sta accadendo all’Olimpia di Peppe Poeta bersaglio inevitabilmente di una valanga di critiche. Per ora meritate, direi a occhio e croce. Mentre gli applausi di oggi sono tutti per C.J. Massinburg, stangolato nella foto dai compagni della Tezenis Verona che lunedì ha messo in croce l’Armani.

E inevitabilmente la Virtus Bologna si frega le mani pensando che Carr veste la casacca delle vu nere, la più bella presa in assoluto, forse il primo candidato al titolo di mvp del campionato italiano. E tornando ancora a Milano e a quel che per l’ennesima volta sta succedendo viene in mente il vecchio ma sempre attuale detto, magari non elegantissimo ma sicuramente efficace: spesso Dio dà il pane a chi non ha i denti. Insomma urge un appuntamento dall’odontoiatra. Chissà che qualcosa di buono finalmente succeda, ma questo forse se lo augurano solo i sempre più sconfortati tifosi dell’Olimpia. Gli altri, per ora, ridono a crepapelle. Come dargli torto?

                                                                                                                                                                 Stefano Babato

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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