
Il buongiorno si vede dall’alba che ti regala il sole che sorge
Ve ne ho già parlato, ma volentieri lo ripeto: vado matto per i proverbi e più ancora per gli aneddoti. Specie per quelli di Francesco Sarti. Che avrebbe voluto fare il giornalista sportivo e non ho dubbi: sarebbe stato senz’altro bravo. Però non sono più tempi. E così bene ha fatto a seguire la strada del padre. Che poi è mio cugino. Diventando avvocato. Dal quale mi farei difendere se qualcuno volesse incautamente querelarmi. Fossero anche l’ex sindaco Luigi Brugnaro o il suo sottopancia, Federico Casarin, che gli apre l’ombrello persino all’ombra di un canestro. Spingendo via il buon Amedeo Tessitori. Uno spettacolo di servilismo unico al mondo. Francesco è nato a Padova: non lo sapevo. Meglio che a Mestre, la più brutta città del nord del Bel Paese alla pari di Forlì e Rovigo. Del quale non m’intrigo. Per non parlare dei mestrini. Che sono persino più razzisti dei bergamaschi indistintamente de hura o de hota. Eccezion fatta per Alessio Boni. Che però è di Sarnico. Una trentina di chilometri da viale Vittorio Emanuele. Dove è nato Littorio Feltri. Che pure se ne vanta. Poverino!
Ebbene Sarti, poeti e navigatori, ha vinto nel 2020 il meritatissimo primo Premio internazionale per l’Aforisma “Torino in sintesi”. Raccogliendo le sue rasoiate in un libro, A sogni in faccia, che m’appassiona ogni qual volta lo sfoglio. E dal quale adesso vi snocciolo un aforisma dietro l’altro. Così poi mi direte quello vi ha intrigato di più. “Il destino ha le gambe accavallate”. Com’è vero. “Anche i sogni d’oro lasciano il letto sfatto”. Magnifico. “Un fiore è sempre colto di sorpresa”. Già. “Le tasche sono le stanze delle mani”. E ancora: “Solo la spina è al proprio fianco”. “E’ meglio essere un uomo in camicia che strapazzato”. Fantastico. Anche una metafora sportiva: “Pirro è sempre primo”. Migliore persino di Gianmarco Tamberi. Del quale potete dire tutto quello che volete: che è esibizionista, eccentrico, esagerato. Matto da legare. Invadente, sguaiato, vanitoso. Però nessuno potrà mai negare, dopo l’inatteso e incredibile due metri e trentadue del 14 agosto, che sul podio dei numero 1 assoluti dell’atletica azzurra può stare benissimo in mezzo tra Livio Berruti e Pietro Mennea.
I miei giornali del lunedì, che sono sempre gli stessi, ovvero Repubblica, Corriere, Gazzetta e Gazzettino, sono ancora lì intonsi e non chiedono di meglio: più tardi infatti li leggerò e più tardi loro finiranno nella pattumiera. Tra la carta straccia e spesso zozza. Mi spiace, ma non ho trovato ancora il tempo di guardare in tivù gli ultimi due giorni di gare degli Europei di Parigi in vasca e di Birmingham in pista. Ovviamente, non vivendo sulla luna, dove però finisco talvolta con la zucca, ho sentito dire che tra sabato e domenica abbiamo fatto di nuovo razzia di medaglie, e non mi è difficile immaginare grazie a chi, ma non desisto e spero davvero di gustarmeli tra un paio d’ore. Seduto sul sofà. Intanto però ho eccezionalmente mantenuto la promessa che avevo fatto ieri ai miei aficionados. Dando cioè a tutti appuntamento per oggi sul mio blog con una nuova puntata di satira e varia umanità. Partendo dal concetto che non solo di sport si vive e caso mai scusandomi se non posterò questo pezzo all’ora della fame, ma nel primo pomeriggio. Così, rientrando dai boschi o dal mare, mi potrete tranquillamente leggere sorseggiando uno spritz. Con le olivette, mi raccomando. E non con le patatine fritte, che fanno malissimo. E non scherzo. Come l’uva e i fichi, il pane e la pasta per i diabetici.
Se invece mi chiedete cosa abbia mai fatto ieri di tanto importante e urgente dopo la tradizionale pennichella d’un’oretta abbondante, potrei anche rispondervi sgarbatamente “saranno anche cavoli miei”. Ma in fondo sono diventato quasi più buono del gaspacho andaluso che la Giorgia mi ha cucinato con amore per il mio 77esimo compleanno e allora vi racconto di corsa che mi sono incontrato a metà strada tra Mestre e Treviso, cioè al golf club (chiuso) di Zerman, periferia di Mogliano Veneto, con il pazientissimo blogger Giovanni. Sono volato poi a Zelarino, con una elle sola, per fare il pieno di gasolio dove nella provincia costa meno, però ugualmente ho battuto tutti i record di spesa sganciando la bellezza di 95 euro al benzinaio e, assieme a lui, mandando a quel paese la Giorgina che in campagna elettorale aveva promesso di togliere ogni accisa e non la miseria di 17 centesimi pure in scadenza. E voi, se la rivoterete, non farete bene ma benissimo. E comunque, già che ci siete, potreste anche dare la preferenza al generale Vannacci che è un moderato qualunquista ad un tanto chilo. Sarebbe una bella idea. Non vi pare, ineffabili camerati?
Non è stata invece una bella idea quella di fermarmi a bere un succo di pomodoro al bar d’angolo della piazzetta Cesare Battisti, in faccia al celebre teatro Toniolo, che tutti chiamano “il ritrovo dei rossi” solo perché gestita da una cooperativa. Assieme ad Enrico e ai suoi stravaganti e divertenti amici. Mio nipote è poi un amore. Però, passando dal succo alla birretta, che non mi gustavo da almeno sette anni, siamo stati colti di sorpresa da uno spaventoso acquazzone. Onde per cui siamo dovuto correre ai ripari all’interno del Fermenti e farci prestare un paio d’ombrelli da due gentili ragazze per rientrare prima dell’ora di cena e prima che la Tigre mi rincorresse con la scopa per tutta la casa.
O kappa. Ma dopo cena? Lo confesso: non ho saputo rinunciare alla replica della puntata del Giovane Montalbano che mi ero perso illo tempore. Perché non mi dispiace Michele Riondino e il personaggio di Salvo, ideato dall’immenso Andrea Camilleri, ma soprattutto non resisto a Livia, alias Sarah Felberbaum, sposata al grande Daniele De Rossi. Al punto che non mi crederete, ma stamattina ho ordinato pure il libro “Amo le triglie di scoglio: Andrea Camilleri si racconta” che Vincenzo Mollica ha scritto insieme a Bruno Luverà. E poi, e poi, e poi. E poi mi sono finalmente tranquillizzato: il Venezia non potrà mai perdere domenica, pur con quella difesa straziante a tre messa in campo da Giovannino Stroppa, perché il Lecce di Eusebio Di Francesco, che ho visto ieri sera in televisione travolto inesorabilmente dal Palermo di Pippo Inzaghi, è ancora peggio. Sempre che non abbia preso lucciole per lanterne.
Ci sono. Sono già ben oltre le due cartelle di roba. E quindi non mi resta che spiegare il titolo dell’articolo: “Il buongiorno si vede dall’alba che ti regala il sole che sorge”. Che non è libero e giocondo, per carità di Dio, ma entusiasmante come quello che è spuntato stamattina a Venezia tra le isole della laguna. Non è un aforisma di Francesco Sarti, ma dovete accontentarvi. Questo è solo un mio improvvisato proverbio per dire che il mattino ha l’oro in bocca. E che pure il mio è stato oggi preziosissimo per il buon umore e per tutto un martedì 18 agosto, Sant’Elena, che non potrà mai essere un giorno qualunque per tutti i veneziani. A domani. Sperando davvero che Pietro, l’amico di mio nipote Enrico, fresco laureato alla Sorbona, mi spedisca le sue poesie. Così gli saprò dire se da grande potrà fare sul serio il poeta come spera. E gli auguro.