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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA
Libri

I miei tre libri dell’estate: Poirot, Jordan e Baresi per primo

4 Agosto 2026

Non mi era mai capitato prima. E non mi succederà più. Almeno lo spero. Di piantare in asso un articolo senza aver parlato della foto che lo accompagnava e soprattutto senza fare il minimo accenno al titolo del pezzo. Me ne scuso, ma provate a capirmi: avevo già rinunciato per la prima volta dopo 77 anni alle mie vacanze estive per ragioni che non sto qui adesso a ripetervi. Quando la Giorgia, mia figlia, e Stefano, suo marito, uno degli uomini più pazienti della terra, mi hanno molto generosamente offerto il loro pianoterra nello splendido giardino a un tiro di schioppo, anche meno, dal green della buca 5 del golf club di Jesolo. Detto e fatto, se ne sono partiti all’alba assieme a Rocco per una settimana a Porto Cervo. Noblesse oblige. Potevo rinunciare ad un’occasione del genere? Mai e poi mai. Soprattutto dopo che anche la Tigre si era mostrata straordinariamente entusiasta della proposta. Ho allora anticipato a stamattina l’installazione dell’antifurto in casa, così non vi fate venire strane idee per la testa.

I fratelli di Verisure, come li chiamo io, Giulio e Marco, sono stati gentilissimi e più veloci della luce. In modo tale che ho messo al volo un punto all’articolo sul caro Franco Baresi già lungo comunque due cartelle e mezzo. Ho buttato tre costumi da bagno e quattro magliette, due braghette e un’infradito nella sacca. Ho raccolto i miei tre libri per le vacanze. Tra i quali quello del Piscinin che era l’ultimo rimasto negli scaffali dello sport della libreria in piazza. E, già che c’ero, ho allungato le mani anche sull’autobiografia di Michael Jordan che, se non ve l’ho già detto, forse sì, ho intervistato in esclusiva nel 1988 all’All Star Games di Boston prima di volare con l’Orso Eleni a Calgary, in Canada. Dove A.T., Alberto Tomba, l’extra terrestre, avrebbe vinto due medaglie d’oro in entrambi gli slalom. E di più, disubbidendo alla madre, a metà discesa si è pentito della frittata ormai fatta e ha provato ad evitare l’ennesima lavata di testa tirando da sciocco il freno a mano. E rinunciando così alla storica tripletta dorata riuscita negli stessi Giochi invernali a tre campioni quali Toni Sailer, Jean Claude Killy e Franjo von Allmen, il rossocrociato che sulla Stelvio di Bormio lo scorso febbraio ha messo in riga tutti un po’ inaspettatamente a dir il vero.

Ho un cinin divagato: lo ammetto e mi scuso di nuovo. Ma con il caldo che fa mi sono tuffato per qualche istante nella neve. Come quello che sta fresco se pensa che domani piova, i funghi crescano e i capelli imbianchino. Ho infilato nel cruscotto della macchina l’inseparabile personal computer, oltre ad una montagna di giornali e riviste che non ho mai trovato il tempo di leggere. Ho attivato l’allarme e siamo partiti alla volta di Jesolo Beach che era ormai quasi mezzogiorno di fuoco Dimenticandomi nella fretta di sapere se una delle innumerevoli reti dei figli di Silvio Berlusconi, uno meglio dell’altro, ha alla fin fine mandato in diretta i funerali di Franco Baresi. Sulla qual cosa non mi pare proprio il momento di polemizzare. Anche perché pare che la famiglia del Piscinin, la moglie Maura e il fratello Beppe, i figli Edoardo e Giannandrea,  abbiano chiesto e ottenuto di non far entrare nessuna telecamera nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano. Ricordo solo che per la buonanima di Fabrizio Frizzi la televisione di Stato si chiuse in un rigoroso lutto per una settimana intera nel corso della quale l’attuale Tele Meloni non parlò d’altro sull’Uno e sul Due. E comunque domattina andrò all’edicola, se ce n’è rimasta ancora una di sopravvissuta in tutto corso Bafile, e leggerò quel che m’interessa sui quattro quotidiani che compro di solito. Più il Fatto del bianconero sull’Avventino, Marco Travaglio.

Tutti gli allenatori del grande Piscinin: da Galbi Galbiati nelle giovanili rossonere a Nils Liedholm che lo fece debuttare sedicenne nella già fatal Verona , da Massimo Giacomini a Gigi Radice e Ilario Castagner, da Arrigo Sacchi a Fabio Capello col quale chiuse la carriera nell’ottobre del ’97. A 37 anni. Lui in campo e io spesso e volentieri in tribuna stampa. Vite quasi parallele. Salutandoci appena quando c’incontravamo. Però sempre con stima ed affetto, ma senza tanti baci e abbracci o salamelecchi vari. Quindi posso, credo, stilare una classifica dei miei preferiti ovviamnete a modo mio e dei suoi, suppongo, con buone certezze. Per me Giacomini, il più intelligente di tutti, davanti a Capello e Lidas. Per lui senz’alto Italo Galbiati, Capello e Giacomini. Al quale devo ricordarmi di fare gli auguri il 14 agosto, un giorno dopo il mio compleanno. Quando compirà 87 anni. Dieci esatti più del vostro scriba. Che si permise di scrivere quattro mesi dopo che il Berlusca aveva strappato Righetto al Parma: “Franco Baresi non ne può più di Sacchi“. Che pure lui chiamava Righetto e rideva di gusto col suo miglior amico tra i cronisti del tempo, Michelino Fusco. Il quale mi lasciò scrivere la dritta che non venne mai smentita dal diretto interessato perché era non vera ma verissima, ma da qualche collega di Gazzetta, Corriere della Sera e del Giornale non per invidia ma per eterna dipendenza da Berlusconi. Sacchi infatti, arrivando al Milan, consegnò a Baresi una cassetta nella quale era registrata il meglio del meglio di Gianluca Signorini che aveva voluto con lui al Parma strappandolo alla Cavese. Pensa un po’! Dicendogli: “Franz, impara da lui e diventerai un ottimo libero“. Il Piscinin prese la cassetta magari anche ringraziandolo, era troppo ben educato, ma non so quale volo dalla finestra le fece fare Maura quando rientrò a casa.

Ecco ci siamo. Vi devo ancora dire da dove ho beccato quella foto di Franco Baresi in lacrime e poi vado a nanna che è già molto tardi. Dalla televisione e da Sky nel giorno della presentazione del libro “Ancora in gioco” di Franco Baresi. Due o tre anni fa, assieme a Federico Buffa, nel salone del feste gremito in ogni ordine di posti con tutta la gente in piedi che dedicava una standing ovation al Piscin cantando insieme a Buffa, pure lui emozionatissimo: “C’è solo un capitano, un capitano“. Immagini da brividi. Come le prime righe delle sua autobiografia assolutamente particolare: “Mi affaccio sulla terrazza del teatro dell’opera di Manaus, il teatro Amazonas. Da qui vedo tutta la città, i suoi grattacieli, il Rio delle Amazzoni. Il cielo è lattiginoso, ricorda quello di Milano in alcune afose e umide giornate estive”. E piango anch’io. Posso? Rivalutando Federico che l’ho sempre visto far da spalla a Ciccioblack Tranquillo nelle radiocronache dell’Olimpia sotto canestro nel Palazzo di San Siro che è venuto giù per la neve e quindi come facevo a sopportarlo? Impossibile, ma mi sbagliavo ancora una volta. Oggi per la terza volta scusandomi.

 

 

 

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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