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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

La Leonessa va a caccia di Mauro Ferrari: lo vuole sbranare

24 Giugno 2026

Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi. Grandissimo Lucio. Io vorrei tanto che non fosse vero che la Pallacanestro Brescia, che proprio oggi festeggia i dieci anni del suo ritorno in serie A, sparisse per davvero dopo le meraviglie della finale scudetto persa l’anno passato con la Virtus Segafredo e la semifinale in questo con l’EA7 Armani. Non vorrei invece che la trattativa tra Mauro Ferrari, che chissà chi si crede d’essere, e Paul Matiasic, l’avvocato a stelle e strisce che, se rimaneva al suo Paesello, la California, avrebbe fatto la felicità di tutta Trieste, e non solo, pure la mia, sia già andata in porto da un sacco tempo con una bella stretta di mano tra il Gatto e la Volpe. Per non dir di peggio. Ma se vuoi, pardon, se volete, è meglio evitare di darsi del tu in questi imbrogli, vi posso spiegare tutto quel che è successo per filo e per segno. Non perché abbia la verità in tasca, ma perché tutta questa vicenda mi ha proprio profondamente schifato.

E pensare che stamattina mi sono svegliato presto dopo una bella dormita e la luna giusta. Pur senza i denti davanti e quindi non potendo sorridere alla vita. Pazienza. E così sono andato da Daniel a farmi la barba che per me è una libidine senza eguali specie quando mi spruzza il Floid sulle guance rasate. La Tigre è rimasta in vacanza con Rocco a Jesolo Lido e quindi ne ho approfittato per prendere il mio classico caffellatte, con due effe, due elle, due ti e possibilmente tiepido, quasi freddo. Con una bella brioche vuota. Seduto al bar della Galleria Matteotti sotto l’ombrellone per ripararmi dal sole che anche oggi non scherzava. Con i miei giornali sul tavolino. Potendoli sfogliare ad uno a uno per una rassegna stampa che non facevo, io dico, da almeno una quarantina giorni. Da quando cioè ho dato una bella rinfrescata al mio blog e Giovanni mi ha informato che abbiamo superato di slancio i diecimila contatti. Molto bene.

Cominciando dall’inserto di Repubblica. “L’estate a colori: accanto all’oro, il mercato premia con quotazioni record l’energia positiva di zaffiri e smeraldi”. Buona a sapersi. Ma tiremm innanz. Anche se magari l’intervista alla bella Camila Mendes domani me la leggo. La vostra Giorgina afferma che la politica di Trump non è Temptation Island. Le solite cose. In Italia bollino rosso in 16 città. Il caldo torrido blocca l’Europa. Una simpatica vignetta, che ritaglio, di Giannelli su Mala…gol in prima del Corriere. La Gazzetta che riprende più o meno le stesse cose che ho scritto ieri: “Roma raddoppia” e per fortuna non triplica perché la Virtus ha perso lo spareggio con Vigevano per l’A2. Repetita iuvant, sed secant.

Al Gazzettino ho rifilato il solido e solito buco quotidiano ovvero la news del rinnovo per altri due anni (e fanno cinque) di Olivetta Spahija che in quasi tre non ha ancora vinto neanche a rubamazzetto. Ma siccome l’Anonimo veneziano mi sta proprio qui, lo informo, prima che glielo sussurri ad un orecchio Federico Casarin con la boccuccia a cuoricino proprio da pesciolino rosso, che R.J. Cole ha perfezionato il contratto che lo lega dalla prossima stagione all’EA7 Milano. Mi spiace, ma neanche ad Olivetta l’avevano raccontata giusta. E comunque nemmeno dodici ore dopo la sconfitta in gara 4 con le scarpette rosse, che è costata lo scudetto alla Reyer, il buon Cole era già all’aeroporto Marco Polo di Tessera e stava tagliando la corda. Destinazione sconosciuta. Probabilmente gli States. Ma intanto si è fatto una foto molto cordiale con mio nipote Rocco e non gli ha detto arrivederci. E quindi? Per favore, non fatemi pensar male. Non è giornata.

Mi sarebbe adesso piaciuto anche raccontarvi dell’ottimo pesciolino che a pranzo ho gustato con mio nipote Enrico nel nuovo angolo di mare nell’altra nobile galleria di Mestre, la Barcella. Al Krudo, col kappa, da Luca e suo figlio, scegliendo i piatti dalla magnifica peschiera che avevo di fronte al tavolo. Ma ho la terra che mi scotta come sempre sotto i piedi, tra meno di mezzora comincia l’amichevole Italia-Croazia a Gorizia che vorrei vedermi sprofondato in poltrona. In santa pace. Con l’aria condizionata a 24 gradi. E allora di tonno e soaso, scampi e cappe sante, e della entusiasmante crema fritta come dessert vi tornerò a parlare un’altra volta. Vi dico solo che, grazie ad Enrico, ho beccato uno degli ultimissimi abbonamenti al Venezia nella tribuna laterale di Sant’Elena. Il prezzo? 686,18 euro tutto compreso. Senza neanche un centesimo di sconto. E adesso Pippo Antonelli faccia una bella squadra perché sinora ha raccolto solo ottime plus valenze e comprato manco un fico secco.

Io vorrei, non vorrei, ma se volete vi posso ricostruire in fretta e furia come sono andate le cose, o meglio, i fatti che potrebbero precipitare da un momento all’altro se l’assemblea di Lega della Banda Osiris in programma lunedì non interverrà per porre fine a questo pasticciaccio brutto, anzi orribile. Ma solo l’Orso Eleni può ancora pensare in assoluta buona fede che Maurizio Gherardini muova un dito in favore di una città, Brescia, che assolutamente non merita di sparire dalla serie A se non anche dalla faccia della terra. O che la Federazione successivamente possa bocciare il trasferimento a Roma della squadra di Ferrari (nella foto sotto, ndr). Davanti agli occhi lucidi di Giannino Petrucci che invece non sta più nella pelle solo all’idea che nella capitale possa sorgere dal nulla la Roma di Nelson e Doncic e la Lazio di Matiasic con la supervisione, pensa un po’, di Mauro Ferrari che sa tutto di tutti. Anche del campione olimpico Marcel Jacobs e dell’irraggiungibile Beniamino Gavio.

Un buon coach, di cui ovviamente non posso fare il nome anche se non allena più in Italia, mi disse in tempi non sospetti: “Attento, Claudio, che io so che Matiasic e Ferrari si sono incontrati a Trieste e hanno trovato l’accordo in quattro e quattr’otto per trasferire la Germani al PalaEur”. Non ci posso credere, gli risposi, per due buone ragione: 1. Ferrari ha appena ufficialmente giurato che non toglierà Brescia ai bresciani; 2. Graziella Bragaglio, di cui ho una stima infinita, avrebbe dato un secondo dopo le dimissioni nel caso in cui fosse venuta a conoscenza di quel che tu prospetti. Ovvero la fine della sua Leonessa che è caduta in gabbia nella capitale con Amadeus  Della Valle e Miro Bilan, Nikola Ivanovic e il neoacquisto Carl Wheatle, italiano come me, dalla Reyer.

Difatti Pinocchio non aveva ancora confessato nulla né alla presidentessa, né a suo marito, il carissimo professor Matteo Bonetti. Altrimenti l’avrei saputo. Ma quando una settimana fa Grazie Graziella ha inviato pure a me una commovente lettera nella quale ha comunicato il doloroso addio alla sua e solo sua Leonessa, ho pensato anch’io al peggio. Ed infatti ieri ho saputo quel che ha comunicato una settimana Mauro Ferrari a tutti i suoi consiglieri chiedendo le loro immediate dimissioni: “Ho commesso una delle mie solite marachelle di cui presto vi dirò”. La marachella di consegnare, dopo un mare di smentite, la serie A e la partecipazione alla prossima Champions League di Brescia a Paul Matiasic che trasferirà armi e bagagli a Roma capitale dopo ave affittato ad una cifra assurda il PalaEur che dovrà anche riadattare al basket logicamente a sue spese.

E la chiama marachella? Mah. Non voglio fare delle minacce, per carità, e nemmeno del terrorismo, ma con la mia consumata satira di questo blog posso forse prevedere che la leonessa (nella foto) di Brescia non la prenderà benissimo e che inseguirà Pinocchio per monti e per valli. C’è da giurarlo. Anche perché è di oggi la notizia che Matiasic ha dato le sue irrevocabili dimissioni da Trieste non potendo tenere, almeno questo, il piede in due scarpe. E ancora, non bastasse, proprio pochi minuti fa ho saputo che Ferrari ha presentato e chiesto ufficialmente l’ammissione al prossimo campionato del suo club in serie A con destinazione Roma e campo di gioco proprio l’Eur. Auguri! E figli maschi. No, son meglio le femmine.

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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