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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

Dopo la palla a due tra Nebo e Tex ci sarà ancora partita?

13 Giugno 2026

Se devo proprio fare un favore agli assatanati del fòlber di Gianni Brera e agli sfegatati dell’Ambrosiana fascista che tornò a essere Internazionale solo dopo la caduta di Benito Mussolini fucilato davanti al cancello di Villa Belmonte, a Giulino Mezzegra, sul lago di Como, insieme a Claretta Petacci, in tarda mattinata o nel primo pomeriggio, non si è ancora ben capito, ma poco cambia, del 28 aprile 1945: questo è pacifico e questo conta. Dunque dicevo, ah già, se devo proprio accontentare i fanatici del pallone che non si perderanno un solo calcio d’inizio delle cento e passa partite del Mondiale delle tre Americhe che non tutte saranno trasmesse in diretta nel cuore della notte da TeleMeloni sulla prima, ma neanche sulla seconda o terza rete ammiraglia, né da Raisport, come invece vi promette ogni volta durante la cena Paola Ferrari, truccata sin troppo e male, cambi estetista!, con Simona Rolandi, sempre meglio, Marco Tardelli e Roberto Falcao, per la verità uno più bravo dell’altro specie quando si divertono a fingere di baruffare tra loro: l’intelligenza premia sempre o mi sbaglio? Non penso proprio.

Dopo la prima e la seconda partenza falsa ecco allora la terza, spero finalmente buona, altrimenti faccio domani notte. Ho messo persino la sveglia alle 3.58 di stamattina, 12 giugno 2016, per seguire su Dazn, che ha davvero l’esclusiva della Fiba Word Cup 2026 di Donald Trump, un altro criminale di guerra ancora però purtroppo impunito come Putin e Netanyau, per seguire alle 4.00, minuto più minuto meno, il secondo match del giorno inaugurale della rassegna iridata ed essere comunque sul pezzo. E poi dite che non vi penso e che non ho un cuore tenero. Quasi d’oro. Mi credete? No. E fate bene. Perché per sapere quale sfida si è giocata nella notte ho dovuto guardare alla tredici e zero cinque Mediaset Sport su Italia 1, che credevo d’aver disintonizzato come Rete 4, condotto da Eva Gini. Alla quale ho domandato tanto per provocarla: ma quando ci racconti qualcosa anche della finale di basket dopo mezzora di calcio e un quarto d’ora di pubblicità? “Scusa, ma non so di cosa parli”. Brava: voto 6. Almeno è sincera. E piuttosto, satiricamente colloquiando, le faccio un’altra domanda: come mai Finivest non ha celebrato oggi l’anniversario della morte di Silvio Berlusconi con almeno un breve intervento di Pier Silvio o di Alessandra Pascale, di Toni Capuozzo, Gianluigi Nuzzi e Gerry Scotti?

Dunque la partita della notte è stata Corea del SudRepubblica Ceca finita in rimonta 2-1 per gli asiatici. Dopo MessicoSudafrica 2-0. Due emozionanti spettacoli? E chi li ha visti? Però mi hanno detto che sono stati di una noia mortale. Non ne dubito. Piuttosto mi ero dimenticato che avevo promesso che sarei andato a metà pomeriggio alla presentazione del libro “Stai zitta e va’ in cucina” di Filippo Maria Battaglia presso la libreria della Coop al numero 66 di piazza Ferretto che ovviamente ho acquistato assieme ad altri cinque liberi che non escludo di non leggerli mai. Come altre centinaia che ho negli scaffali di tre immense librerie. Però intanto son lì. E chissà? Un giorno potrei anche sfogliare “Per vincere domani: come il calcio italiano può uscire dalla sua crisi più nera” di Ivan Zazzaroni. Oppure “Toto Schillaci: non era previsto” dello psichiatra Corrado De Rosa. O “Il calcio è potere: una storia critica dei Mondiali da Mussolini a Trump”. Piuttosto sarà allora molto più facile che consulti “I signori del basket: la storia dei più grandi giocatori di tutti i tempi” di due ottimi amici come Phil Hackson, vincitore di undici anelli Nba da allenatore e due da giocatore, e Sam Smith, giornalista sportivo per il Chicago Tribune e autore di The Jordan Rules.

Mentre mi ha già incuriosito “Cucina ambientale: il cibo come atto di cura” di Chiara Pavan. Che pensavo fosse una delle poche giornaliste, per non dire l’unica, che ancora apprezzo di quel quotidiano che Azzurra Caltagirone con Fausto, pardon, Roberto Papetti hanno devastato in poco tempo. E invece, leggendo l’incipit della prefazione, mi sono subito accorto che non poteva essere lei la cronista del Gazzettino di Treviso, ma l’omonima veronese per la prima volta in laguna nel febbraio del 2017. “Sto per iniziare il mio nuovo lavoro a Venissa, sull’isola di Mazzorbo… Non sono mai stata a Jesolo, dove tanti miei amici vanno al mare… La barchetta corre veloce nei canali e si allontana rapidamente dalla terraferma di Altino, dall’acqua dolciastra dei fiumi Dese e Sile, dirigendosi verso l’acqua salmastra, dove la brezza diventa marina e la vegetazione cambia… Farò una nuova esperienza come capo cucina e poi me andrò… Sono nove anni che vivo e lavoro in laguna e mi chiedo spesso cosa mi abbia trattenuto qui”. Lo posso intuire, ma lo andrò comunque scoprendo.

Intanto per farla breve, il che mi riesce sempre più difficile, ho speso oltre 100 euro. Che se lo sa la Tigre m’ammazza e pure Alessandro, il titolare di Ubik, la libreria dove settimanalmente mi rifornisco di libri e al quale, per farmi perdonare, uscendo di chiesa, domani, anche se è domenica ed aperto pure di pomeriggio, prenderò “Paura non abbiamo” di Serena Dandini. Sempre che non sia andato esaurito, ma lo potrà comunque ordinare”. E così, se non vi siete distratti o annoiati nella lettura, il che è pure probabile, ma non mi offendo (poco solo!), avrete scoperto che sono già passato a oggi, sabato 13, e non ho ancora speso una riga sulla palla a due tra Nebo e Tessitori nella foto e nella prima finale tricolore del Forum alla quale ha assistito stavolta l’altro mio nipote Rocco che è andato a Milano con il pullman dei tifosi oro-granata. Anzi oro-granatis. Che è rientrato all’una di notte. Quando io avrei dovuto già dovuto aver preso sonno. E invece mi sono addormentato che erano le quattro, giusto il tempo per accendere la tv in camera da letto se anche qui avessi Dazn. Insomma, per dirla come dalle mie parti, che Tele Meloni vada a remengo o, indifferentemente in mona.

Quella di Tex giovedì sera nel salto a due è stato l’unico colpo a vuoto della sua mostruosa performance e per questo non gli do (mi raccomando, caro Cazzullo, senza accento come in se stesso) 10 in pagella ma solo 9 e mezzo. Ma i voti ora li lascio molto più volentieri dare al mio grande amico, Max Chef Menetti, con due parole o un aggettivo di commento, che ne sa di pallacanestro cento volte, cosa dico?, mille volte più di me. Dal momento che io giudico solo d’istinto e sono il più manicheo di tutti gli intransigenti di questo triste Bel Paese. Permettendomi solo d’aggiungere che Tex Tessitori ha chiuso la sua partita di 21 fantastici minuti con 26 punti, record score personale, 35 di valutazione contro i 28 di Ousmane Diop e i 12 di Josh Nebo. Senza errori nelle triple (2 su 2) e nei liberi (6 su 6) che una volta erano il suo tallone d’Anchille. Più 7/9 da due, 5 rimbalzi e una stoppata oltre ad una sola persa ma subito recuperata.

E ancora: quando è uscito lui per tirare un po’ il fiato nel trascinare la carretta veneziana dopo 7 magici minuti (11 punti dei 15 segnati da tutti gli altri compagni di squadra a bocca aperta, estasiati) sul 16-15 la partita è finita. Perché la Reyer è andata a rotoli subendo due terrificanti parziali di 8-0 e 8-1 e lasciandosi doppiare (32-16) senza opporre la minima resistenza, ma coprendosi di vergogna e ridicolo. Come il nuovo opinionista del Gazzettino, tale Francesco Maria Cernetti, che non so da dove sia saltato fuori e che persino peggio dell’Anonimo veneziano. Il quale per la miglior partita della vita di Tessitori si è sprecato con un modesto 7,5. Mentre a Chris Horton ha avuto il coraggio di dare 5 come al pupillo di Carletto Recalcati e l’Orso Eleni, e Leonardo Candi, zero punti e zero di valutazione in un quarto d’ora straziante, quando Stefano Babato sarebbe stato largo di manica se avesse sparato un 3 secco per dare ad entrambi un po’ di coraggio in vista della rivincita di stasera ancora alle 20 e sempre ad Assago.

Le pagelle di Max Chef Menetti che stasera, glielo ho promesso, seguirò in gara 2 su LBAtv, nel prepartita e nel postpartita con Alma Pellegrini, Alessandro Mammoletta Mamoli e Tommaso SottoMarino. E anche dopo nella telecronaca forse anche con GasGas Andrea Trinchieri se non è rimasto a Salonicco.

ARMANI OLIMPIA MILANO: Ellis 6 competitivo, Brooks 6 ½ altrettanto competitivo, Shields pure 6 ½ stesso copione, Leeday 7 molto presente, Nebo 7 una forza della natura, Bolmaro il solito super, Guduric 6 può far meglio, Ricci 6+ sempre positivo, Mannion 8 sembrava Pace (il grande padre), Diop 9 magic moment.

UMANA REYER VENEZIA: Cole 5 ½ sommerso dalla fisicità di Mannion, Bowman 6 per l’impegno, Parks 6 ½ almeno ci prova sempre, Wiltjer 4 e chi l’ha visto?, Tessitori 9 fuori scala e –  aggiungo io – fuoriclasse, Lever s.v. pochi minuti (5), Valentine 4 ma era sul parquet?, Candi 6 per l’impegno (e simpatia come suo ex allenatore a Reggio E.? ndr), Horton 5 molto diverso da Tessitori, Wheatle 6+ qualcosa di buono: ha giocato più di tutti, Nikolic s.v. come Lever.

N.B.: 1. era mia intenzione stasera seguire Milano-Venezia in diretta assieme agli aficionados di questo blog, che sono in continuo aumento, specie quelli di basket, ma dopo i playoff darò largo spazio pure a quelli di tennis (Wimbledon) e agli juventini che hanno finalmente un amministratore delegato e direttore generale, Giovanni Carnevali, che si rispetti, un numero 1 alla pari con un altro Giovanni re delle plus valenze, Giovanni Sartori che dopo il Chievo e l’Atalanta ha fatto grande anche il Bologna e non per merito di Thiago Motta ancora stipendiato da El Cann o di Vincenzo Italiano finito per disperazione al Besiktas. Però chissà per quali ragioni, vallo a scoprire, è proprio il caso che non scriva più dopo cena o che lasci impiantato là un pezzo come è successo ieri sera. Perché poi non prendo anche più sonno sin quasi all’alba. Non sarà nemmeno per questi motivi, ma mi succede così da due notti e temo che non ci sia due senza tre. Intanto ho abolito la pennichella quotidiana. E stiamo a vedere. Tutto tranne il Mondiale. A parte stanotte il Brasile ma soltanto perché scenderà in campo alle 24 contro il Marocco su Rai 1 alle 24 e potrò così registrarmi il match d’Ancelotti sperando che non lo vinca come fece con gli scudetti di Zidan regalati a Roma e Lazio all’inizio del secolo.  Domani sera vedrò invece20.45 su Raisport la quarta finale di A2 per la serie A tra Rimini e Verona. Stando sempre – mi spiace per Ramagli – dalla parte del mio Tigre, Sandro Dell’Agnello.

  2.  il 25 giugno al Campidoglio sarà presentata la nuova squadra di Roma che, come anticipato, disputerà anche la prossima Eurocup assieme ad altre squadre italiane, addirittura quattro: Venezia, Trento, Tortona e Napoli. Non so con quale titolo e con quali meriti. Tranquilli, qualcuno di sicuro se li prenderà. Perché come dice un grande comunicatore del Bel Paese: “Sono tutti bravi gay con il culo degli altri”. Ci sarà anche Luka Doncic che dovrebbe anche ufficializzare il nome del prossimo allenatore che non dovrebbe essere Sasha Djordjevic come avevano dato per scontato tutti. Ma quel matto, me lo ha confermato ieri anche Valter Fuochi, potrebbe accettare l’offerta di Massimo Zanetti che ormai fa e disfa tutto da solo senza comunicare nulla al diesse Paolo Ronci. Che da me non si fa più trovare. Evidentemente ha qualcosa da nascondere. Peccato perché l’avevo da tempo invitato ad una cena di pesciolino al Leone di San Marco, il primo nel Veneto e dintorni, assieme alla sua bella Ivana Dojkic dell’Umana Reyer. Ci andrò allora con Carlo Nicolin, fratello del grande Gpn, che mi ha invogliato a vedere ieri sera almeno l’ultima puntata di Propaganda Live condotto da Diego Bianchi su La7. Erano anni che non mi divertivo così tanto in televisione. Ma ora vi lascio. Olimpia-Reyer sta per cominciare. E io ho scritto anche troppo: sono sfinito, stravolto, cotto più della Virtus…

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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