Skip to main content
CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

Venerdì magro: Diego e Kane, il pallone d’oro e il titolo di sir

30 Ottobre 2026

Ho fatto tardi, molto tardi, come non era difficile prevedere. Le ciacole al Do Ciacole sono raddoppiate se non triplicate perché la compagnia era davvero stupenda: Stefano Michelini e Pietro Generali , legatissimi ancora a Mestre. Visto che Venezia è ormai morta e non lo sa. E non solo loro. Anche Fabiana,  la simpaticissima moglie di Pietro, che ci ha raccontato del loro meraviglioso colpo di fulmine ai tempi in cui lui giocava nella Vidal  e lei, mestrina doc, era fidanzata con un altro. Si parla di quasi mezzo secolo fa. E poi il Gil arrivato espressamente da Bologna e i Panciera, Roberto e Fabiana, che della terraferma lagunare sanno simpaticamente anche più cose di me. Ma non vi anticipo niente. Anche perché per cena adesso vi servirò un altro piatto napoletano da non perdere: il Venerdì magro di Luca Cirillo. Col suo Pallone d’oro. Buona lettura e, se vi avanza ancora un po’ di tempo, rileggetevi il mio pezzo, riveduto e corretto, che vi ho spedito per pranzo. Sempre su questo blog. 

Un giorno di ben oltre vent’anni fa – ero un giovane ruspante, giammai rampante – travolto da una crisi mistica nel bel mezzo di una mostra dell’artista Davide Jervolino di cui, in quel periodo, ero addetto stampa, chiesi all’illustre professor Angelo Calabrese perché la Chiesa, che predica povertà evangelica, è ricca di ogni ben di Dio e soprattutto di oro. La sua risposta fu illuminante, come sempre. Tra poco vi dico quale fu, ma prima voglio aggiungere che all’epoca risuonavano ancora le parole rivoluzionarie di Diego Maradona il quale, dopo un incontro con Karol Józef Wojtyła, passato alla storia come Giovanni Paolo II, candidamente ammise: “Sì, ho litigato col Papa. Ci ho litigato perché sono stato in Vaticano e ho visto i tetti d’oro, e poi ho sentito proprio il Papa dire che la Chiesa si preoccupava dei bambini poveri. Allora venditi il tetto, amico, fai qualcosa“.

Ma torniamo al compianto Angelo Calabrese, giornalista, critico artistico-letterario, Cavaliere della Repubblica al merito culturale, Medaglia d’argento del presidente della Repubblica, autore di centinaia di volumi. E, ancora non bastasse, conferenziere internazionale, direttore scientifico dell’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche e direttore della Biennale d’Arte Contemporanea di Salerno. Ebbene il professore mi disse: “Vanno tenuti ben distinti l’ambito morale con quello puramente simbolico. L’oro, a differenza di altri metalli che si ossidano o si deteriorano, resta inalterato nel tempo, dunque richiama la natura eterna e incorruttibile di Dio il quale lascia l’uomo libero di sentire valore e valori“.
Oggi 30 ottobre è il compleanno di Diego Armando Maradona e si celebra anche San Germano di Capua, vescovo vissuto tra il V e il VI secolo, noto per aver donato i propri beni ai poveri e per aver contribuito a porre fine allo scisma acaciano, e mi è venuta voglia di parlare del Pallone d’Oro. Che quest’anno è andato nelle mani – o nei piedi – di Harry Kane. Nulla togliendo al bomber del Bayern Monaco, già Member of the Order of the British Empire che ora ambisce legittimamente al titolo di Sir (al pari dei Beatles), dunque di baronetto di Waltowhams, i dubbi sul reale valore di questo premio mi travolgono come quella crisi mistica in cui entrai nei primi anni del 2000, quando l’euro iniziava a tormentarci. Per la prima volta la cerimonia si è tenuta al London Palladium Theatre, nella capitale del Regno della intramontabile Regina Elisabetta, che è andata a vivere su quella famosa isola di Wight con Michael Jackson, Moana Pozzi, Massimo Troisi, John Lennon, Rino Gaetano, lo stesso Maradona e tutti quelli che fastidio diedero ai vecchi potenti a cui mai fu concessa la gioventù. Strano che a vincere, dunque, sia stato proprio un inglese: o no?

A Kane fu proprio Maradona, tra l’altro, a migliorare il killer instinct sotto porta spiegandogli di variare l’angolo, tra palo corto e lungo, per non dare riferimenti ai portieri. Tralasciando le proporzioni in matematica, possiamo allora affermare che “L‘oro sta alla Chiesa come il Pallone d’Oro al calcio”?. Questo premio è davvero l’emblema dell’incorruttibilità dei vertici di questo sport che chissà perché sta perdendo appassionati? A chi poi si chiede come mai Maradona non abbia mai vinto il Pallone d’Oro, ricordo che fino al 1994 questo premio, istituito dalla rivista France Football, era riservato esclusivamente ai giocatori di nazionalità europea. Per tale motivo, grandi campioni non europei (tra cui lo stesso Pelè) non l’hanno mai potuto vincere.  Istituito nel 1956, il Ballon d’Or fu infatti vinto per la prima volta dall’inglese Stanley Matthews del Blackpool, noto come il mago del dribbling. A Maradona fu però  consegnato il Pallone d’Oro alla carriera nel 1995.

Non sono mancate contestazioni nel corso degli anni, soprattutto perché i criteri di questo premio assegnato annualmente al calciatore che più si è distinto nella stagione sportiva militando in una squadra di un qualsiasi campionato del mondo, hanno confini piuttosto indefiniti. Kane per esempio ha segnato nella scorsa stagione 73 gol, un’enormità, ma non ha mai vinto quel che ha vinto Fabian Ruiz con il Paris Saint Germain oltre al titolo mondiale con la Spagna. O vogliamo ricordare il  1996? Quando il premio fu assegnato chissà mai per quale motivo a Matthias Sammer? E che colpa ha l’eroe caucasico Kvaratskhelia, due Champions consecutive da protagonista, funambolico gioiello lanciato nel calcio che conta dal Napoli, dove ha vinto uno scudetto 33 anni dopo Maradona, se la sua Georgia non gioca il Mondiale?

Un Mondiale che la nostra nazionale ha giocato l’ultima volta nel 2014 dopo averlo vinto nel 2006. Quando, grazie  soprattutto a quel trionfo, Fabio Cannavaro conquistò a sorpresa anche il Pallone d’Oro. Come Paolo Rossi strameritatamente nel 1982. E Roberto Baggio nel 1993. Paolo Maldini, Franco Baresi e Gigi Buffon, invece, non l’hanno mai vinto. Così come Iniesta, che vide trionfare Messi al suo posto. Assurdo? Sì e no. Col Pallone d’Oro sono stati premiati solitamente calciatori di talento o che hanno vinto tanto nell’ultima stagione. Kane è un goleador di razza, nessuno lo discute, ma la sua conquista comunque brucia. Perché mi torna in mente lo scippo che subì  Harry di Leytonstone per premiare cinque anni fa ancora Lionel Messi, primatista con otto trionfi, di cui almeno tre o quattro contestati. Non discuto l’immenso talento della Pulce, questo è ovvio, ma le scelte che risentono inevitabilmente di logiche politiche, sponsor e chi più ne ha, più ne metta. Il calcio nasce come sport popolare alla portata di tutti. Poi come tutte le cose si è evoluto.  Come la moneta: da lira ad euro. Mentre nella mia mente risuonano comunque le parole di Angelo Calabrese. Buonanima. “Il valore e i valori“. Così è, anche se non vi pare…

                                                                                                                                    di Luca Cirillo

Condividi questo articolo:

SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

www.claudiopea.it
tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

© 2026 CLAUDIO PEA. Tutti i diritti riservati.