
Acciughino Pittis presidente di Treviso Basket: da me solo applausi!
Non mi sono svegliato presto come avevo promesso e, dopo la barba e la doccia, saranno state le dieci e qualcosa quando ho aperto il primo giornale che non poteva essere né la Repubblica né il Gazzettino, dei quali si era già impossessata la Tigre. E quindi? Poco male per il giornalino che sostiene sempre Luka Zaja. Di cui il Veneto, all’80 per cento proprio mona, si è innammorato nonostante le tossicità in serie che gli ha procurato, dai Giochi di Cortina alla Pedemontana. Mentre almeno il quotidiano di Stefano Cappellini, da quando John El Cann a marzo, dopo cent’anni, ha ceduto l’editoria di famiglia ad un gruppo greco, e il comitato di redazione di Repubblica ha accolto l’annuncio con un lodevole “non sentiremo la sua mancanza”. Che anche i fans della Signora degli Agnelli vorrebbero presto ritmare in coro. Repubblica è un giornale – dicevo – che si può ancora volentieri leggere cominciando dalla pagina delle R-idee, con Invece Concita della De Gregorio, numero 1 assoluta, la posta e risposta di Francesco Merlo, L’Amaca di Michele Serra e Pietre di Paolo Berizzi.
Bene. La Tigre mi ha intanto restituito la Repubblica dopo aver brillantemente risolto il difficile cruciverba quotidiano di Stefano Bartezzaghi, contro il quale combatte ogni mattina pure il grande DinDonDan Peterson. E così, potendo benissimo rinunciare per una volta a buttare l’occhio sulla pagina dei morti del Gazzettino o sull’artcicolo oro-granata dell’Anonimo veneziano che ha ancora il coraggio d’esaltare la Reyer di Napoleone Brugnaro e del Pesciolino rosso, meglio conosciuto come Federico Casarin, presidente di tutto e di niente, dopo tre orribili sconfitte di fila con il budget più alto nel Bel Paese dopo quello dell’Armani, passo subito a leggere insieme a voi le tredici righe a due colonne di Paolo Berizzi. Certo che le apprezzerete. A meno che non siate fascisti o leghisti e allora vi consiglio di lasciar perdere e di passare in fretta a Libero o all’Ossimoro (La Verità), se non al Giornale o al Secolo d’Italia. E possibilmente di restarci continuando a gradire le belle favole di Giorgia Meloni.
“Canti fascisti, fumogeni e fascio littorio a siglare lo striscione “noi marciamo ancora”. Così l’altra sera, mercoledì 28 ottobre, il piazzale Gramsci a Viterbo, di fronte alla sede locale di Casa Pound (la Fortezza), un gruppo di neofascisti ha rievocato la marcia su Roma, ovvero il debutto del fascismo di Benito Mussolini. Lo striscione appeso dai camerati ha sostituito quello affisso nei giorni scorsi con la scritta “remigrazione”, da mesi cavallo di battaglia di CasaPound che è alla testa del Comitato remigrazione e riconquista. I cittadini che sono passati in piazzale Gramsci sono rimasti sbalorditi di fronte ai canti fascisti intonati dal gruppo di nostalgici e dalle torce accese in mezzo al traffico e di fronte allo striscione che richiamava la marcia su Roma”.
Vogliamo riparlarne? Anche no. Devo volare a pranzo coi miei amici di Bologna, virtussini e fortitudini, al Do ciacole di Olmo di Mira, e non voglio farmi il sangue amaro con la Marcia su Roma da Viterbo. Della quale le tivù di regime, compresa la terza rete ammiraglia della Rai, si sono ben guardate di parlarne nei loro tiggì. Santa pazienza. Un cavolo. Ma lo stesso tirrem innanz! Del resto, se le ciacole non saranno due ma almeno quattro, non so se nel pomeriggio troverò il tempo per sfogliare anche il Corriere della sera nel quale, per altro, non c’è traccia di un solo pensiero dell’amico Max Nerozzi sul nerissimo momento della Juve di Luciano Spalletti da Certaldo. Che non so cosa aspettino ancora a cacciarlo. Questione di soldi? Andrea Agnelli saprebbe trovarli anche per prendere il Conte Antonio che non costa poco o, in seconda battuta, Didier Deschamps che nel 2006 raccolse comunque gli stracci bianconeri, sbattuti in B con un mare di punti di penalità soltanto per l’odio che il popolo degli intertristi, e non solo, De Lamentis in primis, nutriva per loro, e li riportò trionfalmente subito nella massima serie.
Lo sapevo che non avrei fatto a tempo, lumaca come sono, a completare il pezzo prima di gustarmi il pesciolino che mi aspetta in Rivera del Brenta. D’altra parte speravo che almeno la Gazzetta dedicasse una mezza pagina della sue quarantotto, asino cotto!, al mio Acciughino, alias Riccardo Pittis, e al suo ritorno alla pallacanestro come presidente illustre dell’Universo Treviso Basket sponsorizzata Nutribullet. E invece ho trovato solo un trafiletto di dieci righe ad una colonna. Robe da non credere. Chiedendomi: cosa la compro ancora a fare? Misterioso gaudioso. Mentre da parte mia sono solo applausi per Acciughino. Contento per lui, per la De’Longhi e tutta la nostra palla nel cestino.