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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

Juve out senza Yildiz per 100 giorni: sarà felice Dante Alighieri

25 Agosto 2026

Le notizie sono sempre due come i carabinieri: una bella e una brutta. Prima quella brutta. Che leggete sulla foto del Corriere: “Guai per Yildiz: botta al piede, fuori due mesi” se andrà ancora bene. Altro che botta. Piuttosto una brutta frattura del metatarso. Ovvero di una – si spera – delle cinque ossa lunghe che collegano il tarso alle dita del piede sinistro. Che il ragazzo di molte buone speranze si è procurato domenica all’inizio del secondo tempo in uno scontro di gioco con Calvani, maldestro difensore del Frosinone. Come racconta il collega Simone Golia, al quale per fortuna mamma e papà non hanno messo nome Davide: Davide e Golia sarebbe stato troppo kitsch, “Kenan da terra riesce comunque a toccare la palla per Kolo Muani. Il quale gira di prima a Celik, il cui cross viene sprecato malamente da Conceicao”. Spalletti è nervoso e furente: se la prende con tutti e non con chi dovrebbe, ovvero con John El Kann e con Gianluca Ferrero, il presidente della Juve che s’appisola ad ogni partita dei bianconeri e qualche volta pura ronfa. E non s’accorge che Yildiz si è rialzato zoppicando vistosamente. Difatti lo sostituirà solo venti minuti dopo con Boga, un altro che vi raccomando.

Devo essere sincero: mi sono sempre chiesto se il ventunenne turco nato in Germania, a Rengschburg (Baviera), lo sapevate?, meritasse d’indossare la maglia numero 10 che è stata di Omar Sivori, Miche Platini, Roberto Baggio, Alex Del Piero e Paulo Dybala. E la riposta è stata molto spesso “no”. Come l’altro giorno. Quando il mio voto, largo di manica, è stato 5. Come la Gazzetta, il Corrierone e Repubblica. Che di lui hanno scritto: “macchinoso, prevedibile, lento” e aggiungo io: “confusionario e sovente ignorato dai compagni che non l’hanno ancora eletto loro leader massimo”. E questo è molto grave, ma non quanto la sua assenza per infortunio. Che, conoscendo i medici della Juventus, che hanno tutti i piedi di piombo, potrebbe durare sino a dicembre. Al 6 o al 13 in casa con l’Udinese e il Monza. Se non addirittura dopo Natale e Capodanno, 3 gennaio 2027 a Bologna, diciassettesima giornata. Prima del derby e l’ultima d’andata a San Siro contro l’Inter. Quando lo scudetto per la Vecchia Signora, ormai sulla sedia a dondolo di una lussuosa Rsa, sarà già un miraggio.

Senza Yildiz per cento giorni cosa volete del resto che possa fare questa Juve? Magari lottare per un posto in Conference? No grazie: quella è una Coppa che può entusiasmare forse i tifosi viola o non certo bergamaschi. Perché va bene tutto, il turco di origini tedesche non sarà Platini e nemmeno Del Piero, ma quali altri fuoriclasse ha in squadra Spalletti? Forse Douglas Luiz e Kolo Muani che pur sono costati più di 50 milioni l’uno? O Kalulu e McKennie ai quali per altro non fa difetto la buona volontà. E dunque, se la Juve ha chiuso la passata stagione al sesto posto, quest’anno finirà – mi auguro – almeno ottava. Sempre col vignaiolo di Certaldo in sella al somaro. Avendo come alibi di ferro l’infortunio capitato ad Yildiz. E tenendo El Kann sempre al guinzaglio grazie all’insulso contratto triennale strappatogli a giugno.

Sarà felice Paolo Ziliani, che non ho mai capito perché odi la Juve più dell’Inter che pure gli ha fatto passare un gran brutto quarto d’ora. Quando Evaristo Beccalossi, pace all’anima sua, e altri nerazzurri dell’epoca se lo passarono di braccia in braccia, come un sacco di patate, nel corridoio dello stadio di Piacenza o di Cesena, non mi ricordo bene. Mentre Spillo Altobelli se la rideva di gusto e non mi dica che non è vero. Perché lo querelo. E non scherzo. Così come saranno contenti Urbano Cairo e in particolare Luigi Garlando che è rientrato dalle vacanze all’inferno, andata e ritorno (purtroppo), credendosi Dante Alighieri e cantando un’ode a Ronaldinho che è follia pura: “Tu come me, altissimo poeta, con il pallon salisti in paradiso grazie a dei piedi fatti con la seta”. Pazzesco.

Ma ora, finalmente, la bella notizia della prima di campionato di serie A che si è sviluppata in tre giorni. Mentre la prossima sarà in quattro. Da Milan-Venezia del venerdì a Lecce-Roma e Atalanta-Bologna di lunedì 31 agosto. E non credo proprio che riuscirò a digerirla. Già ho visto Inter-Monza 4-1, Udinese-Como 1-1, Frosinone-Juventus 0-1, Venezia-Lecce 0-2, Bologna-Lazio 1-2 e Roma-Fiorentina 4-0 in diretta. E gli highlights delle altre quattro penose partite. Difatti ora sono distrutto. Tanto che non lo rifarò mai più: lo giuro. Però solamente il fatto d’aver rivisto Dybala tornare ad essere la Joya di Laguna Larga  e di un poker di scudetti consecutivi a Torino, mi ha entusiasmato come un tempo. Tre assist, di cui due fantastici per Donyell Malen, stop dolcissimi e calcio sempre in verticale: se non gli dai 9 ieri, quando? No, Pugliese e Della Valle, in due come i caramba, hanno premiato la mia Joya con un 8. Al pari di Gasperini. Mentre il migliore in campo per la coppia della Gazzetta è stato il bomber olandese che si è beccato un bel 8 e mezzo per i tre gol di cui due li avrei segnati anch’io e persino Kolo Muani o Conceicao. Forse.

La Fiorentina, che proprio Fabiana Della Valle in settimana aveva definito “scatenata”, ha già buttato via cento milioni in acquisti e le è andata ancora bene se ha preso appena quattro pere. Ma non meravigliatevi, vi prego. E piuttosto considerate che il suo operatore di mercato è quel Fabio Paratici che, da quando ha fatto le scarpe a  Beppe Marotta, che pure lo aveva portato alla Juve dalla Sampdoria, ha fatto dovunque disastri. Pure al Tottenham. Che con lui come direttore sportivo ha fatto solo disastri ed è precipitato in una crisi profonda. Rischiando addirittura la retrocessione e perdendo pure domenica 3-0 col Brentford nella prima di Premier League.

                

                    

 

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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