
Se Jean Montero incanta Valencia, in Italia siamo alle comiche
Non voglio nemmeno pensare al bagno di caldo che si sono fatti oggi pomeriggio i partecipanti all’evento per 150 anni del Corriere della Sera alle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco. Penso che anche all’ombra del campanile fossero 34-35 gradi come minimo quando il quadrante dell’Orologio della Torre ha segnato le XVII e trenta. Figuratevi sotto il sole. Un caldo da morire come ha sparato stamattina il Gazzettino, un cinin sempre esagerando, nel suo titolo d’apertura di prima pagina. Eppure a Venezia io ci sarei andato lo stesso: la celebrazione lo meritava e solo la lettura annunciata da Alessandro Russello, il direttore del Corriere del Veneto ma anche del Corriere del Trentino e dell’Alto Adige, dell’incipit del celebre articolo di Dino Buzzati, datato 10 ottobre del 1963, so che mi avrebbe regalato fortissime emozioni. Tanto più che almeno ho la fortuna di non soffrire la calura come i comuni veneziani che grondano di sudore e pure un po’ puzzano non solo sotto al naso, come dicono di loro i fratelli mestrini. Avendo sempre i piedi freddi. Che dico? Gelati. Grazie alle medicine che da qualche anno prendo in abbondanza per tenermi in vita. A Dio piacendo. Ma allora perché non ci sei andato alle Procuratie? Facile e pertinente la domanda. Però semplice è pure la risposta. Perché è stata strombazzata da giorni la presenza d’Urbano Cairo in Piazza San Marco. E lo sapete: dove c’è Lui, preferisco non esserci io. Per una questione di pelle e non di tifo. Del Toro infatti non parlo mai: è come se per me non esistesse. Ma è proprio Cairo che non posso vedere. Come Salvini e Zaia, Moratti e Dell’Orco, Belpietro e Sechi. Nemmeno dipinti dal Canaletto.
Il buon giornalismo nel mondo che cambia è invece il titolo dell’ottimo pezzo di Russello nel raccontare il Veneto nell’inserto dell’inserto del Corriere al prezzo d’un euro e mezzo oggi molto ben speso. “Lo abbiamo imparato (quasi) tutti a memoria. “Un sasso è caduto in un bicchiere colmo d’acqua e l’acqua è caduta sulla tovaglia. Solo che il bicchiere era alto centinaia di metri, il sasso era grande come una montagna e sotto, sulla tovaglia, stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi”. La penna è quella di Dino Buzzati che scrisse uno dei pezzi più iconici del giornalismo italiano su una delle più grandi ferite al mondo: la macchia nera del Vajont, quel monumento alla tragedia che è la diga rimasta in piedi a guardar morire millenovecentodiciassette persone. Si scoprirà solo dopo che non fu la natura a provocarla, la tragedia, ma l’uomo… Di informazione, naturalmente, si parlerà oggi a Venezia, la città che ha ospitato, 24 anni fa, la nascita del Corriere del Veneto, il dorso nato nella regione che rappresenta il secondo mercato (per copie vendute) del Corriere della Sera”. Però!
Continuo? Massì. L’articolo scorre via veloce, piacevole e intrigante. Molto più delle mie litanie sulla palla nel cestino o sulla Reyer di Napoleone Brugnaro che evidentemente piace solo all’ex primo cittadino di Venezia-Mestre senza dimenticarsi di Marghera, dove è nata la mia Tigre, non scordatevelo mai. Se ha blindato oggi Olivetta Spahija per altre due stagioni. Come vi avevo anticipato dopo la prima vittoria oro-granata nei quarti di finale dei playoff contro Tortona, l’eterna incompiuta. Anche se pare che finalmente quest’estate Beniamino Gavio, che ne sa di basket come il vostro scriba di hockey a rotelle o sul prato, lascerà costruire la squadra del buon Mario Fioretti a uno che ci sa fare. Ossia Gianmaria Vacirca che mi sta pure simpatico e non tanto e solo perché è un bianconero doc come del resto il presidente Marco Picchi che non mi risponde più al telefono. Mi spiace, sul serio, e forse credo di conoscerne il motivo, ma non è per questo, stia sereno, che mi punterò la rivoltella alla tempia.
Tornando in laguna, e remando di fretta, il sito che io chiamo Scimmiottando aveva invece annunciato che la guida delle Reyer sarebbe stata data a Ettore Messi(n)a o a Luca Banchi. Tutte balle. Dal momento che l’ex dell’EA7 andrà invece a Roma, e fa non bene, ma benissimo, oltre tutto non potendo vedere Brugnaro come io del resto Cairo. Neanche con il binocolo. E questo credo che l’abbiate almeno capito. Mentre il cittì della nazionale che domani affronterà in amichevole la Croazia a Gorizia (diretta su Sky dalle 19.30), ma mi raccomando non ditelo a nessuno: non si deve sapere in giro. Stavo dicendo che Banchi – è vero – è stato avvicinato da Federico Casarin, ma con chi il Pesciolino rosso non l’ha fatto? Peccato che a tutti offrisse una pipa di tabacco perché assolutamente non voleva che sulla tavola gli mancasse l’olio che Spahija gli fa arrivare dalla Croazia e gli regala ogni fine del mese.
“Il parto avvenne a bordo di una nave tra mare e terra, forse per non offendere né l’una né l’altra. Perché di mare e di terra è fatto il Veneto, disteso dalla laguna alle montagne che nei giorni di cielo terso si vedono come fossero ad un palmo di mano. In mezzo – da Venezia a Cortina e da Verona a Treviso passando per Padova e Vicenza – le città di pianura, le valli, i paesi dell’antropologia del lavoro e del fare, uno dopo l’altro segnati dalle distese di capannoni tra le case e le chiese. Un’immagine che un giorno farà dire al presidente della Repubblica, Azeglio Ciampi, in visita istituzionali, volando in elicottero da Belluno a Rovigo con lo sguardo rivolto in basso sugli sterminati parallelepipedi di cemento, la seguente frase: Madonna santa, quanti capannoni avete in Veneto?”. Troppi.
Alessandro Russello, che credo viva a Caltanisetta, ma di più non so dirvi, dimostra di conoscere assai bene il Veneto. Che è una regione meravigliosa che può eccellere su tutte nel panorama del Bel Paese: su questo non ci piove e devo dargli ragione. Ma sono i veneti che a me non piacciono perché sono per un buon cinquanta per cento, e vado per difetto, parecchio ignoranti. E su questo sicuramente Russello non è d’accordo con me. Del resto io sono veneziano ed i veneziani con il resto del Veneto hanno poco da spartire. Neanche la passione per il Venezia che pure in questa stagione sarà l’unica a rappresentarla nella regione dopo la scontata retrocessione dell’Hellas fascistona senza un bomber e senza un’anima.
Avrei dovuto oggi parlarvi proprio della squadra di Giovannino Stroppa che non so sia contento di come sta operando sul mercato il suo diesse Pippo Antonelli che non doveva toccare due giocatori essenziali per il suo bel gioco. Ovvero Issa Doumbia, 10 gol e 6 assist in ben 38 partite, luce e fantasia del Venezia, più estroso e utile di Busio, e capitan Michael Svoboda, centro fondamentale della difesa a tre e pure coraggiosamente a uomo per avere superiorità a centrocampo. Ebbene sono stati ceduti entrambi. Doumbia allo Sporting Lisbona dove ha firmato un contratto sino al 30 giugno 2031 con una clausola compromissoria da 80 milioni che indica il reale valore del giocatore nato a Treviglio da genitori immigrati dalla Costa d’Avorio e venduto solo per 20 milioni o poco più. Mentre il forte nazionale austriaco si è accordato con il Brighton che lo ha riscattato per appena 6 milioni d’euro proprio esercitando il diritto di cessione già prefissato e mai almeno triplicato. E’ vero che il club nero-verde (con un paio di striscette arancioni tanto per far contenta la curva) è stato colto di sorpresa dalla scelta di Svoboda di giocare nella Premier League, ma su queste cose non ci si può dormire troppo sopra. Tanto più che all’orizzonte non si vedono giocatori che possano sostituire i due insostituibili senza spendere un mare di quattrini. Anche se Francesca Bodie, la bella neo-presidentessa italo-statunitense, ha buttato sul mercato un centinaio di milioni. Questo dicunt i ben informati, ma io sono come San Tommaso: finché non vedo i danari, non ci credo. E spero che le credano almeno Stroppa e Antonelli.
Il calcio mi ha preso la mano quando avrei dovuto invece svuotare il sacco del basket che ho strapieno di belle come di brutte notizie. Ma dopo cena non scrivo più altrimenti poi faccio una fatica boia a prender sonno. E quindi? Della Mens Sana Siena promossa in serie B tornerò a parlare domani con lo stesso entusiasmo di ieri. E così dei pasticci bresciani che sono anche peggio di quelli capitolini. Con Giannino Petrucci che deve dare un taglio secco a questa ridicola storia di club che saltano da Trieste a Brescia come niente fosse e da Brescia a Roma lasciando in braghe di tela i tifosi giuliani soltanto perché Paul Matiasic ha preso in affitto ad una cifra spropositata il Palaeur e Mauro Ferrari vuole mandarci a giocare la Champions League alla quale ha iscritto Brescia prendendosi la serie A da Trieste. Vi capisco: è un gran bel casino. Che faccio fatica a capire anch’io e solamente perché Petrucci vuole riportare il basket nella capitale e non gli basta il club di Luka Doncic che giovedì ci spiegherà dal Campidoglio cosa intende fare nella Nba League, che già maledico, e almeno quale coach si porterà dietro dagli Stati Uniti d’America. Ne voleva due, ma anche tre. L’ingordo.
Intanto la Virtus Roma ha perso anche lo spareggio di Rimini con Vigevano dopo la quinta partita della finale dei playoff con Montecatini. E così il prossimo anno vedrò giocare al Taliercio in A2 la Montecatini d’Andreazza e la Vigevano di Salieri, che non ha niente a che vedere con Amadeus Mozart, sperando che non la facciano franca con la Gemini Mestre. Mentre la Virtus resta in B e affronterà proprio Siena: il che francamente non è che mi dispiaccia. Nel senso che due squadre romane in A e una in A2 mi sembravano troppe assai. O forse mi sbaglio? Non mi può dar torto qui, spero, nemmeno Giannino.
Dulcis in fundo, Jean Claudio Montero Berroa, più noto come Jean Montero, il playmaker di Santo Domingo che tra dieci giorni compirà 23 anni e che ho apprezzato già altre volte in EuroLega sino alle final four di Atene, ma che ieri è stato “un’autentica gioia” come l’ha definito Simone Pianigiani commentando splendidamente, al fianco dell’esuberante Matteo Gandini, la gara 3 di finale della Liga di Spagna tra il Barcellona e il Valencia che mi sono gustato nel pomeriggio in registrata su Dazn. “Ti giuro che Pianigiani è anche più bravo d’Andrea Meneghin” mi ha confessato il Ciccio che a Bologna è conosciuto per la sua storica sfida uno contro uno con Sugar Ray Richardson descritta da Lorenzo Sani nel suo libro “Vale ancora tutto“. Un autentico numero unico. Il Ciccio. Come il libro di Larri. E come Simone che non stento a credere che sia un fuoriclasse in ogni campo nel quale si cimenta nella vita. E io felice d’essere un suo buon amico. Come del Ciccio e come di Larri. Evviva!
Ma stavo dicendo di Montero con il numero 8 nella foto. Il quale, segnando la bellezza di 29 punti, uno più prezioso dell’altro, ha spinto al successo (80-88) il Valencia sul parquet del Palau Blaugrana e al 2-1 in suo favore nella serie al meglio delle cinque partite. Vale a dire che ora gli andalusi, simpatizzanti del Che, come appare nell’altra foto, hanno adesso due possibilità di vincere il titolo: o domani alle 20.00 (ancora su Dazn con Gandini-Pianigiani) a Barcellona o sabato in casa. E pazienza se Montero non ha rinnovato con il Valencia, ma andrà all’Olympiacos già campione d’Europa. Comunque non perdetevelo e gustatevelo tutto: sarà uno spettacolo. Garantito al limone.
P.S.: sempre oggi, nel pomeriggio, per restare sulla notizia che non so se giudicare buona o cattiva, Massimo Zanetti ha confermato in conferenza-stampa che la sua Virtus disputerà anche la prossima Eurolega che costerà cinque milioni all’anno per dieci stagioni a 28 squadre e tre gironi, tipo Nba. Qui son diventati proprio tutti matti. E che il prossimo anno il budget del suo club (per adesso ancora senza sponsor) sarà di una ventina di milioni lordi che non si è ben capito se li scucirà lui, e fortemente ne dubito, o uno dei due gruppi, ovviamente anonimi, che ha detto, e me lo auspico, sono interessati all’acquisto. Costruirà comunque una squadra giovane. Senza Ale Pajola che andrà all’estero e con Davide Casarin polifunzionale. Auguri!