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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

Se la Reyer d’Olivetta vince lo scudetto, io mi faccio frate

15 Giugno 2026

Cosa è mai successo? Ditemelo voi. La Gazzetta d’Urbano Cairo, che non fa mai niente per niente, s’è improvvisamente appassionata di palla nel cestino arrivando ieri, cioè domenica 14 giugno, se non ho sbagliato i conti, al punto di regalarle addirittura un amore di rettangolo di ben 4 centimetri per 3, li ho misurati apposta col righello, in prima pagina: un autentico richiamo con tanto d’occhiello:  VA 2-0 SU VENEZIA   E tre righe di titolo ad una sola colonna:   MILANO/VEDE LO SCUDETTO/DEL BASKET     Ci sarebbe stata bene pure una foto, anche mignon, di Leadro Bolmaro, ad esempio, senz’altro l’mvp di queste finali dei playoff, e non soltanto in difesa, ma forse sarebbe stato pretendere troppo. Accontentiamoci orsù dunque di quel che passa il convento. Dove dovrò andare a nascondermi, e a pentirmi di tutti i miei peccati cestistici, nel caso in cui la Reyer dovesse vincere le prossime tre partite contro l’Olimpia, domani e giovedì al Taliercio di Mestre e quindi ancora domenica al Forum d’Assago. Sono infatti passati almeno un paio di mesi da quando ho pronosticato lo scudetto per l’Armani di Peppe Poeta e anche d’Ettore Messi(n)a, non dimentichiamocelo, che è pur sempre ancora il presidente della società di Brancaleone da Bisceglie, Panta-Panta-Panta Leon-Leon-Leon Dell’Orco, l’uomo che, se dà la sua parola, non la mantiene. Come farà anche con Giorgio Armani. Però questo è un discorso che andrò a sviluppare un’altra volta. Magari dalla cella dei carmelitani coi calzini che si separarono definitivamente da quelli scalzi nel 1593. Del resto ho sempre i piedi freddi. Anzi, gelidi. Anche adesso che sono almeno trenta gradi all’ombra. Tutta colpa o, meglio, grazie ai farmaci che prendo ogni giorno da sei-sette anni ormai.

Per la verità, devo essere sincero, altrimenti farei come Frank Vitucci che mi giurò di non saperne niente d’andare ad allenare Cantù due giorni prima che Scimmiottando e l’universale Giuseppone Sciascia, che scrive sul Corrierino di Cairo e pure su quello dei Piccoli, e si collega con le tivù di mezzo mondo dalla sua cucina tra le bietole e i cavoli, i cetrioli e i piselli, le nespole e i cocomeri, a seconda delle stagioni, sparassero la chicca che avevo in tasca da una settimana. Stavo dicendo? Ah già, che da Frank questa proprio non me la sarei mai aspettata dal momento che era già d’accordo da tempo col suo amico Simone Giofrè di lavorare insieme nella società del mitico Roberto Allievi come in passato a Brindisi e a Treviso. Sapendo anche quanto io sia permaloso. Persino più d’Ettore che seguirà Paul Matiasic a Roma se l’avvocato di San Francisco, dopo aver affittato il Palaeur, troverà anche un club che gli cederà il diritto di giocare in serie A nella capitale come gli hanno invece negato Trieste, Brescia e addirittura Scafati a furor di popolo.

In verità volevo fare tutto un altro discorso prima di perdermi dietro a Vitucci da Cannaregio e a Messina da Catania. Ora ricordo: stavo dicendo che la prova che fossi talmente sicuro che Milano avrebbe vinto lo scudetto, in tre o, al massimo, in quattro partite,  è stata di fissare prima dei playoff già la data d’inizio dei miei primi dieci giorni di vacanza con Rocco alla buca 5 del golf club di Jesolo Lido e sulla spiaggia del Cavallino all’ombra del faro. Ovvero dal pomeriggio di venerdì prossimo che per fortuna non cade il 16+1, ma il 19 del mese. Anche se, per dirla proprio tutta con estrema sincerità, credevo che la finale tricolore sarebbe stata tra la Virtus e l’Armani. E invece la Sbrodolada o come cavolo si chiama, forse Olidata?, ha perso strada facendo nei quarti con Trento prima Derrick Alston e poi Brandon Taylor, oltre ad Alessandro Pajola out da settimane, ovvero metà buona dello starting five bolognese. Altrimenti col cavolo, rubato sulla tavola di cucina a Sciascia, che la Reyer di Olivetta Spahija avrebbe affrontato l’Armani per il titolo. E difatti, nonostante le importanti assenze, è stata la Virtus a regalare la vittoria ai lagunari nella bella di semifinale in cui Nenad Jakovljevic ha fatto di tutto, e di più, per perderla tenendo l’obbrobrioso Carsen Edwards sul parquet sino all’ultimo devastante minuto. Invece di chiuderlo a chiave nello spogliatoio all’intervallo tra i due tempi come avrebbe senz’altro fatto quel grande coach che è Dusko Ivanovic. Mandandolo magari anche a quel paese. Dove non sai nemmeno “quanta ggente che ce stà ”.

Ricordate il titolo dell’ultimo pezzo che ho scritto sul blog Mors tua vita Pea prima di questo? No. Poco male: ve lo rammento io. “Dopo la palla a due tra Nebo e Tex ci sarà ancora match?”. E la risposta è stata “no: tutto è finito sul 15-2”. Peggio che in gara 1 nella quale Venezia è stata doppiata 32-16 solo al termine del primo periodo. E quindi del secondo duello del Forum non ho altro da raccontarvi se non che, per una volta in cui Amedeo Tessitori non ha fatto i bambini coi baffi, come avrebbe detto il Barone Sales, che tanto sempre mi manca, la Reyer è sembrata davvero poca roba. Per dirla tutta: una squadra che non meritava assolutamente di giocare per il titolo e che piace solo alla grande famiglia allargata ai Casarin dell’ex sindaco di Venezia. Contento Napoleone Brugnaro,  insomma contenti tutti. In particolare Neven Spahija che, pur lontano dai suoi amati uliveti in Croazia che danno un olio meraviglioso, fidatevi, allenerà ancora per un altro anno o forse anche due o tre una squadra che, con Tex e il secondo budget ora in Italia, senz’altro Federico Casarin potrebbe e avrebbe già potuto confezionare parecchio meglio. Senza i costosissimi quanto inutili Horton e Valentine. Ma purtroppo il mio caro Pesciolino rosso ha altro d’assai più importante a cui pensare. E cioè al figlio Davide. Che giocherà con la Virtus nientepopodimenoche in EuroLega. Non ci posso credere. Eppure così è. Se vi pare. Facendovela comunque piacere.

Non scrivendo più dopo cena, ho ritrovato il mio equilibrio notturno. Il che non è detto che prenda sonno come un sasso non appena appoggio la testa sul cuscino come mi accadeva sino all’inverno passato. Ma al massimo un quarto d’ora dopo e questo mi rallegra. Al punto che quasi quasi anticipo anche le mie ferie a domani. E gara 3 di finale al Taliercio me la guardo in televisione a Jesolo seduto sul sofà. Gustando una granatina al limone. Non è una cattiva idea, anzi. In fondo posso sempre anche andare venerdì mattina a Padova per la Tac. Che, se non sapete quale esame sia, molto meglio per voi. Però, ora che ci penso, avrei anche delle fresche e entusiasmanti news ancora da dirvi. Va bene, lo farò domattina. Se fate i bravi e non credete più alle palle che vi raccontavano i siti di varietà sul Matiasic che avrebbe acquistato Brescia. In quale film? Piuttosto se vuole compri la Virtus e la porti, se glielo permettono, al PalaEur. In fondo a Bologna c’è sempre la Fortitudo in A2, anche senza il becco di un quattrino, e Massimo Zanetti chiede solo una trentina di milioni d’euro in tutto per vendere.  Mentre Claudio Coldebella è sempre più vicino a Roma: diciamo a Ostia mare. Insomma da quelle parti: per esempio a San Felice Circeo. Dove Giannino Petrucci è stato un buon sindaco. Magari facendo anche insieme un bel bagno in mare. Buonanotte!

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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