
E ora la Reyer provi a vincere lo scudetto con le magie di Gilly
Anche Willy diceva che Larri era un grande. Anzi, un grandissimo. Come mi disse lui quella volta senza che glielo chiedessi. Ma adesso basta con le lusinghe che a Lorenzo, da quel che lo conosco, e lo conosco parecchio bene, proprio non piacciono. E piuttosto vi propongo subito un suo schizzo biografico di Willy the King che mi ha spedito e scritto in un lampo. O, meglio, nel tempo che io normalmente impiego per inventare un titolo ai miei tormentatissimi pezzi. Senza dover nemmeno pensare a quello che spenderò per disboscare la mia stanza dai ritagli di giornale. Come ho promesso di fare alla Tigre tutti i giorni ormai da San Silvestro. Se non anche prima. E poi ho anche il coraggio spudorato di lamentarmi di lei.
“Willy Boselli ha lavorato insieme alla sorella Graziana nel negozio Tempest di Armando Caselli, che tu ricorderai ex giocatore e vice presidente della Fortitudo quando il presidente era un altro ex giocatore (della Virtus), Germano Gambini. Negli anni di Tempest nacquero le famose magliette di Nino Pellacani: “Odio il brodo” quando lo sponsor delle vu nere era la Knorr. Per dirti il carattere di Willy, ad una festa di Carnevale, quando ancora riusciva a muovere sensibilmente la mano destra e a spostarsi con una carrozzina elettrica, si vestì da carro armato… Willy giocava a pallacanestro e, fra gli altri, era molto amico di Max Iacopini. Il peggioramento delle sue condizioni di salute, causate da un angioma al midollo spinale poco dopo la maggiore età, sono state costanti. Andò in piedi in Francia per farsi operare, ma tornò per sempre seduto. Poi un po’ alla volta perse anche l’uso delle braccia e delle mani. Tante volte l’ho accompagnato ad incontrare gli studenti di Bologna e dintorni per raccontare la sua esperienza di vita e il valore dell’amicizia. Proiettavamo anche le immagini di Happy Hand con un sacco di sport. In provincia di Ferrara, durante una visita alle scuole elementari, una bambina gli chiese vedendolo capace ormai di muovere soltanto la testa: “Scusa ma tu che sport fai?”. E lui, senza pensarci più di un secondo, le rispose: “Sono campione del mondo di sputo alla mosca”. Questo era Willy. Willy The King”.
Willy forever. Difatti l’Happy Hand, giunto alla sua quattordicesima edizione dal 2012, saltando solo l’anno del Covid, non è finito in soffitta dopo il decesso di Willy nella scorsa primavera, ma sabato e domenica è stato celebrato con un programma ancora più speciale: l’entusiasmante derby dell’Appennino tra il Bologna Fc senza barriere e il IV tempo Firenze sotto una calura pazzesca, il corner Museo Fortitudo e l’incontro con lo scrittore Filippo Venturi, l’inaugurazione dell’opera murale di Co110 e della palestra dedicate a Willy di cui vi ho già parlato ieri, lo Show di Magica Gilly, maga e illusionista con la sindrome di Down (nella foto, ndr), il torneo di mega calciobalilla per carrozzine (cinque contro cinque!), basket torneo 3vs3, slitting volley al palasport, l’Happy Art di Nino Pellacani davvero super, il primo soldatino da collezione che racconta Giuseppe Garibaldi disabile in carrozzina e sofferente per una forma molto aggressiva d’artrite psoriasica. E infine la rampa per carrozzine costruita col Lego assieme ai ragazzi padovani della coop sociale Talentslab che è davvero uno spettacolo di fantasia e passione. Le stesse che animano Larri e il suo meraviglioso Willy The King Group.
Sono proprio contento d’essere tornato oggi a parlare di Willy perché ieri non vi avevo raccontato tutto il bello di questa iniziativa che Lorenz(acci)o Sani continuerà a portare avanti ancora negli anni e, se vorrà, gli darò molto volentieri anche una mano. Con le mani, in verità, so far poco o nulla, se non battere le dita lentamente sulla tastiera del personal computer e soffiarmi il naso con il fazzoletto tirolese. Oppure chiudere a pugno la sinistra quando saluto qualche inoffensivo fascistello che incontro per strada o alzare verso il cielo solo il medio della destra quando passo davanti alla bandiera dell’Ambrosiana che un intertriste ha esposto sul terrazzino sopra l’Italia, uno dei più vecchi bar del mio paese che è rimasto di campagna.
Dove la domenica vado a bere il caffellatte con due effe e due elle. Freddo. E con un paio di cucchiaini di zucchero. Anche tre, se non fate le spie con la Tigre. E una brioche senza niente. Meglio se tiepidamente scaldata. E qui chiudo l’articolo con un punto senza accapo prima dell’immancabile post scriptum di basket e per il momento non più di calcio che mi ha stomacato. Avendo la libertà sempre più speciale di scrivere quello che mi pare e piace. Come le parole che usò il Willy sorridente del murale che ho sempre davanti agli occhi: “La vita è bella e va vissuta con gioia, giorno dopo giorno. Non ha senso piangere per ciò che mi manca: preferisco godermi fino il fondo quello che ho. La mia famiglia, prima di tutto. E poi i miei amici, tanti, tantissimi. Se mi mettessi a contarli, finirei domani mattina. Il loro affetto e presenza riempiono le mie giornate. Non mi hanno mai fatto sentire solo, neppure per un istante”.
P.S.: 1. mi hanno chiesto per provocarmi chi butterei giù dalla torre tra la Meloni e Salvini. Ho risposto che, se salissi sulla torre di Mestre assieme a loro due, appena in cima mi butterei io. E tra la Reyer e l’Olimpia? Sicuramente il presidente oro-granata che pure domani sera siederà sul monoblocco accanto al tavolo degli arbitri che saranno Giovannetti, Grigioni e Gonella. E perché mai Lamonica e Begnis non hanno designato i loro migliori due, ovvero Saverio Lanzarini e Manuel Attard? Perché il siciliano di Priolo Gargallo dirigerà sabato gara 2 del Forum assieme a Sahin (incredibile ma vero) e Valzani. E quindi c’è da scommettere che al numero 1 bolognese toccherà martedì la partita più delicata della finale tricolore al meglio dei cinque match. Ovvero quella del Taliercio soprattutto se la serie dovesse essere già sul 2-0 per la Milano di Brancaleone Dell’Orco, l’uomo di Bisceglie che, quando ti dà la sua parola, non la mantiene mai. Difatti si vocifera che nella prossima stagione ridurrà il budget delle scarpette rosse del 15-20 per cento contravvenendo così alle disposizioni di Giorgio Armani che pure gli ha lasciato in eredità una fortuna di svariati miliardi.
P.S.: 2. se invece volete sapere chi conquisterà lo scudetto, vi ho già risposto a Pasqua quando non ancora si conosceva la griglia di partenza di questi playoff. Ve lo ripeto: la squadra di Peppe Poeta. Come del resto è successo a tutti gli allenatori ai quali è stata concessa la possibilità di guidare per la prima volta l’Armani. Ad eccezione – guarda caso – di Sergio Scariolo. Il prossimo sarà infatti il settimo della serie dopo quelli vinti da Luca Banchi, Jasmin Repesa , Simone Pianigiani e i tre di Ettore Messi(n)a. Insomma sarà 3-0 per Milano? Anche 3-1. Forse. Però adesso lasciatemi fare una domanda a voi: perché Silvia Marziali, che pure è stata votata arbitro dell’anno sia nel 2024 che nel 2025 prima di Manuel Attard in questa stagione, non è mai stata ancora prescelta a dirigere un solo incontro dei playoff in vita sua nemmeno per sbaglio? La risposta ce l’ho sulla punta della lingua, ma la lascio volentieri dare a voi. A dopodomani. Domani infatti mi guarderò in santa pace su Sky Milano-Venezia, alias Olimpia-Reyer, alias Armani-Umana alle 20 in punto. Posso? Anche sì. Credo di meritarmelo un giorno di riposo assoluto. O no? Dopo ovviamente aver bruciato il bosco dei miei ormai famosi milioni di ritagli…