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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

Mamma… li turchi: l’arbitro Sahin strappa l’mvp a Tessitori

5 Giugno 2026

Pagherei pure oggi qualcuno perché vergasse al posto mio un articolo sulla rapina a mano armata di ieri sera a Venezia, ma non posso ogni volta chiedere aiuto a Valter(ino) Fuochi. Il quale, oltre ad essere il migliore giornalista di basket in circolazione, l’unico – mi vien da aggiungere – che si può leggere ancora con molto piacere sull’inserto bolognese di Repubblica che ovviamente non arriva in laguna, e nemmeno a Roma e Milano, si muove disinvolto anche nel mondo della cronaca nera e non si monta la testa al punto che non mi ha tirato le orecchie se il suo nome non si scrive con la doppia vu come vu nere. Gli chiedo venia e piuttosto tiremm innanz, così tanto per abituarci al dialetto, che è poi più correttamente una lingua, di chi vincerà lo scudetto della palla nel cestino alla fine di questa stramba primavera. Il dialetto delle campagne venete semmai lo parlano ancora i galantuomini che siedono intorno a Luigi Brugnaro non chiamandolo come me con rispetto Napoleone, ma confidenzialmente Gigi.

In prima fila del parterre del Taliercio. Dimostrando tutta la loro educazione razzista al momento dell’espulsione di Daniel Hackett che ha per la verità lo stesso colore della pelle di Ky Bowman e di Carl Wheatle, l’ala londinese di due metri tondi tondi che non so per quale mistero gaudioso ha giocato quattro anni fa gli Europei a Milano con la maglia della Gran Bretagna e adesso è considerato a tutti gli effetti un giocatore italiano. Tanto che Brescia ha fatto un bel colpaccio soffiandolo per i prossimi campionati alla Reyer in barba a Federico Casarin che aveva, come sempre nell’ultimo lustro a questa parte, ben altro per la testa: trovare ad esempio una buona sistemazione per il figlio Davide. Al quale, senza paterne raccomandazioni, non sarebbe rimasto che andare a giocare in qualche squadra della Ncaa pur con un’esagerata borsa di studio. Ma poi come avrebbe fatto il padre a raggiungerlo almeno una volta la settimana con il biberon e i pannolini, la mamma e i nonni, la fidanzata e lo psicologo, in uno dei 3.982 college degli States? Come i due ventenni della Nutribullet che, trovando scarse motivazioni e soddisfazioni a Treviso, sono volati oltre oceano: Davide Torresani a San Diego e Tommaso Spinazzè in North Dakota, che è un po’ in culo al mondo. Ma per dei profumatissimi dollari si fa questo e ben altro. Che poi soprattutto Torresani sia meglio di Casarin questo è poco ma sicuro. Piaccia o non piaccia al suo illustre genitore. L’importante è che lo capisca Luca Banchi. Che se lo fa ancora giocare in azzurro, poi mi sente. E’ una minaccia? No, molto peggio.

Ve lo dico subito: anche stasera per gentil concessione di Giovanni, il mio caro blogger, vi posterò questo pezzo di satira – rammentatevelo sempre –  dopo la fine di gara 4 tra Milano e Brescia. La quale non si è presa in ritardo e, anzi, sta già costruendo una buona squadra per la prossima stagione con l’arrivo di Wheatle più quello di Giovanni Veronesi, un 2-3 d’1.96 del ’98 che è stato protagonista, molto più di Davide Casarin, nella Cremona di Vanoli che ha ceduto ad un buon prezzo la serie A alla Roma di Doncic, Nelson, Bianchini e Kaukenas che sta cercando un buon allenatore col quale poi costruire la squadra che potrebbe anche partecipare all’EuroCup insieme a Venezia, Trento e Tortona. Suvvia, non esageriamo. Così domani troverò comunque senz’altro il tempo per vedere le registrazioni del primo e del secondo match della finale Nba tra i San Antonio Spurs e i New York Knicks. Un tempo, per l’appunto, avrei senz’altro parteggiato per la squadra della Grande Mela che non conquista il titolo da oltre mezzo secolo, cioè dal secondo della sua storia nel 1973. Ma da quando Ciccioblack Tranquillo ha dichiarato convinto al termine di gara 1 vinta dagli Spurs a Oklahoma City: “San Antonio si è preso la prima dopo due overtime, ma potrei giurarci che la serie dell’ovest andrà ai campioni in carica”. Come no? La prima è dei bambini e la settima ancora di un bambino, però d’oro, Victor Wembanyama, The Alien, l’Alieno ventiduenne, 226 centimetri, il più giovane di sempre a vincere il premio di miglior difensore della Nba con votazione unanime. E guai quindi a chi me lo tocca. Dopo Daniel Hackett ovviamente e Amadeus Della Valle.

Vi stavo raccontando che la Germani di Mauro Ferrari ha già messo insieme un bel gruppo d’italiani sotto la cappella di Della Valle e adesso, trovato un buon supporto straniero a Miro Bilan, 37 anni a luglio, che non può finire tutte le partite che devi raccoglierlo con il cucchiaino, potrebbe partecipare alla Champions League della Fiba per vincerla. Perché no? Intanto al Forum è finito il primo tempo con l’Armani avanti di otto lunghezze (46-38) senza avere un vero protagonista nelle due squadre che Peppe Poeta ha a disposizione. Tre schiacciate di Josh Nebo a due mani hanno in pratica fatto la differenza. Ma Milano è stata avanti anche di dodici (37-25). Però ora non chiedetemi di più perché  come al solito sto scrivendo sul computer questo pezzo voltando le spalle alla televisione. Quindi, più che vedere la partita, la sento e, ascoltando Geri De Rosa e Andrea Meneghin, posso al massimo confermarvi che Bilan (11 punti) ha un immenso cuore e che Burnell, mezzo scavigliato, ci ha anche provato ma, poveretto, è riuscito a fare quel che poteva fare. Cioè poco.

Dove eravamo rimasti. Ah sì, al capolavoro di Tolga Sahin che ha indirizzato la partita dalla parte dove voleva il suo vice presidente federale, Federico Casarin, vicario di Giannino Petrucci, cioè da quella della Reyer che affannosamente nel primo quarto aveva cercato di tamponare invano un Carsen Edwards che s’alzava sospeso in aria, sparava una tripla e segnava. Mentre Hackett non faceva vedere la luce a R.J. Cole e gli oro-granata senza il loro playmaker stavano a galla solo per merito di un colossale, strepitoso, immenso Amedeo Tessitori, che poteva però solo limitare i danni. Venezia sott’acqua o, se preferite, alla deriva. Quando nella ripresa Olivetta Spahija aveva finalmente una grande idea: gettare nella mischia Leonardo Candi che con le cattive maniere, più che con le buone, ha spento Hackett e con lui Edwards. Ma bravo. Peccato che Grazie Candi abbia difeso mettendo sistematicamente e squallidamente sempre le mani addosso a Daniel senza che l’arbitro turco, sposato a Cristina Correnti, presidente del comitato regionale Figc della Sicilia, facesse mai una piega. Finché, provocato dall’infido Candi, Hackett non si è girato per effettuare una rimessa e, trovandoselo ancora ad un centimetro dal naso, si è infastidito e, sbagliando, si è creato un po’ di spazio con una brutta testata ma assolutamente non violenta.

Valter Fuochi ha scritto che “la Virtus è stata inutilmente bella nella prima parte, iniziando a buttarsi via sull’uscio del riposo, ed è stata slegata e confusa nella ripresa, affondando a -11 quando Hackett s’è fatto pescare dal Var in una leggera ma visibile testata a Candi ed è stato espulso”. Parole sante. Ma sarebbe bastato aggiungere che Tolga Sahin non aspettava altro che di poter cacciare Hackett dal parquet e il suo pezzo sarebbe stato perfetto. Perché è pure verissimo che Yago Mateus Dos Santos, il sostituto di Luca Vildoza ko, si è mangiato la tripla dell’81 pari che probabilmente Hackett non avrebbe sbagliato. Certo: con i se e con i ma non si fa la storia. Però è pure sicuro che, se conosco Lamonica e Begnis, quella di Sahin è stata ieri l’ultima partita che ha arbitrato in questi playoff. Inoltre per lui è già pronta una bella e meritata pensione.

Detto questo, non so se domani mi tufferò ancora in quel bordello che è il Taliercio quando è strapieno di brutta gente. Forse anche no. Mentre vi dico la verità: ho spento il televisore e non ho più seguito il secondo tempo di Milano-Brescia. So però che la ripresa ha avuto poca storia e che l’Armani si è qualificata per la sua 23esima finale scudetto battendo i rognosi e dignitosi avversari d’appena 5 lunghezze: 91-86 con 18 punti di Brooks e 14 di Nebo. Con l’ultima tripla indovinate un po’ di chi? Del mio ex Ricciolino Della Valle ovviamente.

N.B.: la foto è mia e l’ho scattato dal posticino che mi ero trovato tra gli energumeni del Taliercio il più lontano possibile da Federico Casarin che sta andando incontro agli arbitri, Tolga Sahin (voto dal 3 al 4) e Valerio Grigioni (5) davanti al video che costringerà il turco di Bursa ad espellere a malincuore Hackett. Mentre il terzo arbitro, Andrea Valzani, con il pallone sotto braccio, non ne ne vuol sapere di partecipare al fattaccio che i due colleghi stanno organizzando al Var e per questo merita la sufficienza con tre meno: 6—.  Non di più.  Un’ultima cosa: nel pomeriggio Daniel, ancora non bastasse, è stato squalificato non per uno ma per ben due turni avendo l’aggravante d’essere il capitano della Virtus. Ma sarà ugualmente sul parquet domani alle 20 perché la corte d’appello ha accolto prima di cena il reclamo della società bolognese dimezzando la squalifica e poi commutandola in un’ammenda che ha definito pecuniaria. Perché altrimenti avrebbero dovuto frustarlo? Siamo alle comiche. Come la barzelletta del blind trust di Luigi Brugnaro. E, ancora non bastasse, l’Umana  è stata multata di 666, tre volte 6, euro per offese ai direttori di gara. Come? I tifosi lagunari hanno insultato persino Sahin? Non posso crederci.

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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