
Il volley va in tv su Rai, Sky e Dazn. E il basket sta a guardarlo
E’ al di là di ogni ragionevole dubbio che i miei aficionados si perdano più dietro alla palla nel cestino che a quella che gonfia la rete. E quindi, siccome sono di natura molto dispettoso, persino più di una scimmietta dell’Amazzonia, che a Venezia chiamano macaco, ovvero stupido, e io un po’ anche lo sono, mi diletto ormai da un pezzo ad occuparmi più di football che di basket. Ma tanto sapete tutto di tutto, e di tutti, ed or dunque cosa perdo tempo a fare se magari vi parlo di Giannino Petrucci e del suo impero decadente, più di quello romano d’Occidente dopo Romolo Augusto e le invasioni barbariche, quando l’Urbe finì in mano a Odoacre, che si lavava poco e si chiamava pure Flavio, come Tranquillo, e sbuffate sostenendo che sono storie vecchie più del cucco? D’accordo. Però per prima cosa dobbiamo insieme stabilire cos’è il cucco. Un cappuccio? Un uccello? Un cornuto? Non ha certezze di questo nemmeno l’Accademia della Crusca. E poi, già che ci siete, e siete tanto bravi, spiegatemi anche perché la pallacanestro era nettamente il secondo sport con più seguito televisivo nel Belpaese sino alla fine del secolo scorso e adesso la pallavolo, ma anche l’atletica e il nuoto dopo i trionfi agli Europei di Birmigham e di Parigi l’hanno agevolmente sorpassata senza nemmeno accelerare di brutto e voltarsi indietro o suonare il clacson?
Pierluigi Marzorati, che non sto più qui ora a erudirvi elencando di nuovo i successi che ha ottenuto come playmaker di Cantù e della nazionale di Sandro Gamba, l’ho già fatto e sono come Paganini: non mi ripeto una seconda volta. Anche se non ho mai preso in mano un violino in tutta la vita. Marzorati – dicevo – sostiene che la colpa di tutto questo disastro sia il mio Giannino che lui chiamava pure affettuosamente Poltronucci e adesso Sgabellucci passando per Cadregucci come ha tenuto a precisarmi nei giorni scorsi sottolineando a modo suo l’evidente declino del presidente federale in carica dal 1992 al 1999 e dal 2013 sino ad oggi per un altro paio d’anni. Quando ne compirà 83 e forse, sottolineo forse, sceglierà d’andare in pensione. Difatti non ce lo vedo seduto sulla panchina del parco a girare e rigirare i pollici assicurandosi che il giardiniere di Villa Borghese faccia bene il suo lavoro di potatura delle rose.
Quando poi però chiedo a Pierlo di proporsi lui come alternativa o come successore di Petrucci per risollevare le sorti di un basket sempre più depresso, mi risponde che ha già dato e che il suo lavoro d’ingegnere non gli concede il tempo di far altro. O kappa. Invito allora lui a spararmi almeno dei nomi alternativi a Giannino rammentandogli che a questa povera Italia, così piccola e fragile, non è andato bene nemmeno un gigante come Dino Meneghin. Che magari non era e non è un politico, ma deve la politica mischiarsi allo sport? A me hanno insegnato di no, ma non è purtroppo più da tempo così.
Lo intuisco io per primo: non sono fatto per questi discorsi troppo seri. Difatti quando Marzorati mi butta là un paio d’alter ego a Giannino scoppio a ridere e non mi fermo più. Chi? “Ma mi faccia il piacere, onorevole Trombetta”. E non vi confesso i nomi che mi ha fatto per evitargli un mare di “ma va là!” citando ancora l’inimitabile Totò. Per fortuna non quello del mio conterraneo Federico Casarin che pur è il vicepresidente vicario della Federbasket. Altrimenti non so come avrei potuto reagire. E perché non Maurizio Gherardini? Semplicemente perché in un anno in Lega è stato senz’altro un ottimo ed educato presenzialista, ma nient’altro ha fatto se non riaprire le porte ad alcuni Banda Osiris ormai sul viale del tramonto e a rilanciare il suo Andrea Bargnani che è stato grande solo a Treviso, grazie soprattutto a Gilberto Benetton e Giorgio Buzzavo, ma poi in Nba, dove è entrato come prima scelta dei Toronto Raptors, cosa ha vinto per quel che costava e quanti fischi ha invece rimediato dal pubblico canadese? E in nazionale cosa ha fatto di così eccezionale? Molto bene senz’altro lo scansafatiche o questo almeno è quel che hanno raccontato di lui i cittì che l’hanno avuto in azzurro.
Con Petrucci ma anche con Gherardini. Con questa Lega senza spina dorsale e una Lba Tv che vediamo in tre, io assieme a mio nipote e tu. Con i giornali che dedicano pagine alla ginnastica ritmica piuttosto che alla palla nel cestino “che gioca le sue brutte partite sempre più a tarda ora solo per farci saltare la cena in famiglia”. Con un sacco e una sporta di buoni a niente come dirigenti, a parte un paio, non più, come Luigi Longhi a Trento e l’eterno, meraviglioso Roberto Allievi a Cantù. Con Valerio Antonini e con Mauro Ferrari che non possono nemmeno più uscire di casa. Con le due nuove società romane alle quali non interessa nulla ma proprio nulla del nostro campionato ma solo la Nba Europe che muoverà i primi passi tra tredici mesi. Con l’Armani che ogni anno promette e poi non mantiene. E intanto sgancia qualche mancetta alla Gazzetta perché scriva comunque bene di lei. Con Derthona che d’estate è cicala e formichina d’inverno. Con Luigi Brugnaro che ha ottenuto in affitto per i prossimi quarant’anni il Bosco dello sport dalla sua ex giunta comunale e nessuno ha eccepito. Nemmeno i perdenti nati del Pd cittadino. Con la Virtus che gioca un’Eurolega nella quale vincerà più sì che no una partita ogni sei. Con Gerry Cardinale, proprietario del Milan, che vuol trasferire Varese da Masnago a San Donato Milanese solo per poter costruire un palasport completamente nuovo di zecca.
Devo continuare? Meglio di no. Anche se potrei andare avanti di questo passo, allegro e pesante, per delle ore. Quindi la colpa non può essere tutta e solo del mio Giannino. Al quale sono affezionato. Posso? O devo anche per questo chiedere il permesso a Urbano Cairo? Intanto stasera la nazionale di Banchi e Fontecchio affronta la Bosnia di Nurkic, Garza e Alibegovic a Tuzla tra mezzoretta e, se non ve lo ricordo io, non lo sa nessuno. In un match molto difficile che dobbiamo a tutti i costi vincere se non vogliamo fare come i formidabili azzurri del calcio e non partecipare ai prossimi Mondiali. Che si giocheranno in Qatar dal 27 agosto al 12 settembre 2027.
Sperando che alla Rai, ma non credo, interessi ancora il basket. E già ringraziando il cielo che Bosnia-Italia andrà in diretta alle 20 su Sky anche se, purtroppo, commentata da Ciccioblack Tranquillo. Onde per cui saremo al massimo in sette o otto a vederla, ma almeno io, e non sarò il solo, senza il sonoro. Come sino a cent’anni fa nella sale cinematografiche. Mentre le azzurre di Julio Velasco (nella foto-tivù, ndr )l’indiscusso cittì numero uno al mondo, e non parlo solo di volley, che hanno chiuso il girone di Goteborg imbattute, perdendo un solo set in cinque match, affronteranno non prima di lunedì la Bulgaria a Brno negli ottavi di finale ad eliminazione diretta. Eppure la Gazzetta, trepidando nell’attesa, ha dedicato un’intera pagina (41) a Paola Egonu e tre televisioni contemporaneamente, Raidue, Sky e Dazn, trasmetteranno in diretta l’evento che dovremmo far nostro a mani basse. Questa è la vita, caro Pierlo. Per me bella lo stesso. Continuando tutti e due, bene o male, ad amare comunque la pallacanestro più del calcio. E pure della pallavolo. O mi sbaglio?