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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

ECCEZIONALE RJ COLE MA PIU’ BRAVO ANCORA LANZARINI

28 Maggio 2026

Stavolta parto in quarta, col gas a martello, da dove in verità non si dovrebbe secondo le regole del buon giornalismo. Che però non  esiste più nel Bel Paese di Libero, del Messaggero, del Gazzettino e dell’Ossimoro (La Verità) di Maurizio Belpietro che persino Geppetto si è rifiutato di riconoscerlo come figlio e quindi come fratello di Pinocchio. Ovvero comincio l’articolo dal titolo e dalla foto del mio blog. Senza tanto menar El Cann per l’aia e andando, anzi, subito al sodo. “Eccezionale (veramente) Robert Jalen Cole, il playmaker della Reyer, classe 1999, arrivato dal Connecticut, ma ancora più bravo è stato (a mio modesto avviso) Saverio Lanzarini da Bologna, uno dei tre arbitri del duello del Taliercio”. Tra i lagunari di Olivetta Spahija e i tortonesi di Mario Fioretti, che dopo 21 campionati d’assistente a Milano nell’Olimpia, vedendone di tutti i colori, ha avuto il coraggio quest’anno d’allenare in prima persona una squadra dalla quale il ricco padrone del vapore, Beniamino Gavio, s’attende risultati ancora sproporzionati all’effettivo valore dei suoi componenti. Ma come parlo bene? Forbito e sciolto. E soprattutto svelto. Non lo avrei mai pensato.

Poche storie. Derthona è da quinto posto, non più su. Ovvero quello che ha ottenuto ieri lottando come un demonio sino all’ultimo secondo della quinta e dunque decisiva ultima sfida dei quarti di finale dei playoff che effettivamente, e non sto scherzando, meritava d’essere vista e vissuta da vicino. Cioè dalla tribuna a bordo parquet e non in tivù come Ciccioblack Tranquillo che esce di casa solo per andare al Forum e se Sky, ebreo com’è, gli paga il taxi o il rimborso spese di tre litri di benzina. Ed è per questo che ringrazio mio nipote Edoardo, che qualcuno chiama Dodo e qualcun altro Edo, e io affettuosamente solo Tesoro. Il quale ha insistito perché gettassi al vento la mia storica e stupida promessa: “Non vado più a vedere la Reyer finché ha Federico Casarin come presidente”. In effetti, pur avendo le mie buone ragioni per avercela con lui, che un secolo fa soprannominai Pesciolino rosso dal momento che, quando muoveva la bocca, non diceva mai niente d’interessante, ho anche pensato che Napoleone Brugnaro purtroppo, e per suoi interessi in comune, non lo caccerà mai dalla società oro-granata almeno finché sarà lui il proprietario dell’azienda cestistica dalla quale forse ha più avuto che dato. Checché lui dica sbattendoti in faccia i tre scudetti conquistati, due con Walter Ray-Ban De Raffaele e uno con le donne.

C’è poco da fare. Non cambierò mai. Parto con un discorso, e anche in quinta marcia, deciso ad andare sino in fondo tutto d’un fiato. Ma non appena lascio il rettifilo, preso a tutto gas, e svolto a sinistra, e mai a destra, mi perdo in mille altri ragionamenti che nulla hanno a che fare con quello che era il mio vero obiettivo di giornata. In più pensare non è mai stato il mio forte: lo dico io prima che lo diciate o lo pensiate voi. E difatti pure stavolta sono finito fuori tema e lontano dal seminato, ma ugualmente riprendo con nuovi particolari la notizia forte che vi ho sparato ieri. Ovvero della bella Francesca da Como, già presidentessa del Venezia Football Club s.r.l. 1907, come scrive l’almanacco 2026 di calcio della Panini sconfessato dagli ultras dell’Unione, che vorrebbe far sua anche la Reyer e per questo sta tentando di convincere Luigi Brugnaro a cedergliela con offerte addirittura esagerate per il reale valore della società che non ha un palasport di sua proprietà come Beniamino Gavio e tanto meno giocatori di valore con contratti a lunga scadenza.

Ma non è questo il nodo da sciogliere in favore della Bodie: il mio Napoleone infatti, ora che non è più il primo cittadino di Venezia, è un uomo morto senza il giocattolo pallacanestro, al quale si è innamorata e legata anche la sua compagna, Stefania Moretti da Siena. In più Brugnaro, prima di cedere la poltrona di sindaco al suo braccio destro Venturini, ha ottenuto dalla sua Giunta l’affitto del palasport di Tessera (da diecimila posti), ancora in fieri, per i prossimi quarant’anni. Nel quale potrà organizzare tutte le feste e le fiere, i concerti e i congressi che vorrà sino al 2067. Sì, avete letto bene: duemilasessantasette. Insomma, a meno che qualcuno non gli contesti il conflitto d’interessi, e non sarà certo a farlo la timida opposizione di sinistra che c’è oggi in laguna, o non finisca nelle peste con l’inchiesta Palude che dovrebbe anche essere archiviata, Luigi può continuare a dormire sonni tranquilli per un altro mezzo secolo. O quasi. Tenendosi ben stretta la Reyer con il suo Bosco dello Sport e rinunciando alla mega offerta della bella Francesca. Mentre Federico Casarin non ringalluzzisca adesso raccontando a Giannino Petrucci che la mia era solo una balla bella e buona. Perché martedì sera l’hanno visto tutti al Taliercio che se la faceva addosso in panchina.

Quel che è successo anche a me proprio l’altra notte dopo Venezia-Tortona 89-83 in gara 5 e ancora tutto ieri. Tanto che ho dovuto piantare in asso questo pezzo sino ad oggi pomeriggio. Quando pure l’immenso Jannik Sinner è stato male al Roland Garros e in vantaggio 6-3, 6-2, 5-2 e il servizio a disposizione è stato sconfitto in cinque set dall’incredulo argentino Cerundolo conquistando solo altri due games in tutto. Mercoledì ho dovuto anche rinunciare a malincuore ad andare al Paladozza di Bologna dove ero stato invitato dalla stessa Federbasket per la presentazione delle nuove maglie del centenario azzurro. Dove avrei rivisto volentieri tanti campioni del passato. Come Dino Meneghin con Andrea, Pierluigi Marzorati, Charlie Recalcati, Meo Sacchetti, Renato Villalta, Renzo Bariviera, Roberto Brunamonti, Gregor Fucka, Gianluca Basile “stanato da Capo d’Orlando” come ha scherzato Pozzecco in video. Ma anche Giacomo Galanda, Carlton Myers, Marco Belinelli, Stefano Mancinelli, Simone Fontecchio e chi più ne ha, più ne metta.

Capita a tutti d’avere la dissenteria: lo confessi e non se ne vergogni. Anche se non è bello ed elegante chiamarla con un altro nome. Lo capisco. Dal momento che ho cercato un sinonimo nel grande dizionario (anche dei contrari) della Garzanti e non l’ho trovato. Saranno state le ciliegie, ha subito buttato là la Tigre. Non è possibile: ne ho sempre mangiate in quantità industriali anche a Natale, quando arrivano dal Cile e sono pure buonissime, e non mi è mai successo niente. Piuttosto è stata la 48esima – le ho contate – iniezione di sostanze chemioterapiche che una volta al mese mi fanno in pancia le infermiere del Giustinianeo di Padova che prima di martedì non mi hanno dato disturbi di questo  l’e altro genere. Ve l’ho detto l’altro giorno: non è per me questo un periodo troppo fortunato. Ma ne ho passati di molto peggiori e dunque guai se me ne lamento: sarei uno scemo. Però, sarà la suggestione o altro, fatto sta che proprio all’ora di cena sono dovuto di nuovo correre in toilette e sedermi prolungatamente sulla tazza. Santa pazienza, però non vi lascio prima di non avervi come minimo spiegato il significato della foto e il titolo sopra a questo pezzo per i quali ero partito invano a razzo.

Dunque, premesso che quella tra la Reyer e Derthona è stata una godibilissima partita specie in attacco, chiudo un occhio su entrambe le difese e mi dispiace di non poter assegnare l’mvp del match del Taliercio a due italiani: da una parte Tommaso Baldasso perché la Bertram ha perso il duello finale e a Amedeo Tessitori perché, anche se solo di mezzo voto, non è stato più bravo di quel fenomeno di Robert Jalen Cole che ha segnato 18 dei 23 punti messi insieme da tutta Venezia nel primo quarto tenendola a galla. E non solo: soprattutto ha realizzato il canestro della staffa sull’85-83 a mezzo minuto dalla fine della tiratissima contesa. In un primo momento l’arbitro Edoardo Gonella aveva tolto i due punti a Cole per fallo di sfondamento ai danni di Justin Gorham e probabilmente la sfida avrebbe preso tutta un’altra piega se non fosse intervenuto Saverio Lanzarini e non avesse accompagnato al tavolo il collega per convincerlo davanti al video che il play americano della Reyer aveva sì travolto il lungo di Tortona, ma dopo aver tirato lasciando la palla. E quindi come da regolamento: 87-83, la semifinale dei playoff in tasca alla squadra di Olivetta Spahija, che sarà probabilmente riconfermato a furor di uliveti croati, e quarto ininfluente fallo in attacco per R.J. che andrà poi a schiacciare in contropiede i due punti del 89-83 finale. Bravo Saverio!

Un’ultima considerazione prima di rinchiudermi, scusate, di nuovo in bagno. Ecco la ragione per la quale ho sempre pensato che Saverio Lanzarini da Bologna sia il miglior direttore di gara che ha a disposizione Luigi Lamonica nel Bel Paese. Soprattutto dopo che Manuel Mazzoni è andato a far cassa nella Fiba come Europe Deputy Head of Officiating. Però! Così come adesso finalmente capisco perché Mazzoni se la rideva sempre sotto i baffi che non aveva e per questo non mi piaceva: sapeva già dove sarebbe andato a finire. Per carità di Dio, anche Lanzarini ha un ottimo lavoro alla Zoppas di Treviso dove è stimatissimo dirigente d’azienda internazionale, ma se l’è costruito con la laurea a pieni voti a Bologna mangiando pane e basket nella polisportiva San Mamolo del padre. Mentre se Lamonica pensa che non lo chiamerò più Citofonare la Monica si sbaglia. E di grosso. Anche se quest’anno di designazioni arbitrali ne ha sbagliate davvero poche. Buttando nella mischia più di qualche bravo giovane non raccomandato. Era tempo e ora.

E, di ritorno da una nuova lunga seduta, finalmente le pagelle. REYER: Cole 8.5, Bowman 6½, Parks 7.5, Wiltjer 5, Tessitori 8;  Horton 5+, Valentine 7-, Weatle 5.5, Lever 5, Candi 6-. All.: Spahija 6.5. DERTHONA: Manjon 6.5, Vital 5, Strautins 7, Gorham 7½, Olejniczak 6.5; Hubb 7-, Pecchia 5, Chapman 5, Baldasso 8, Biligha 4. All.: Fioretti 7. ARBITRI: Lanzarini 9, Gonella 5½ e Valzani 6+.

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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