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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

Dopo il Venezia ora la bella Francesca Bodie vuole la Reyer

26 Maggio 2026

Ho sempre il dizionario dei modi di dire della tradizione popolare fedelmente incollato alla mia sinistra che non sarà mai la destra razzista che ha vinto ieri l’elezione a sindaco di Mestre e non Venezia come ha scritto oggi, sbagliandosi di grosso, anche Repubblica. Accanto al personal computer dal quale più tardi sparerò una notizia che farà tremare i polsi a un sacco di gente della nostra pallacanestro che si era appisolata sui banchi di questi indecenti playoff come a me succedeva spesso durante l’ora di religione, ma pure di filosofia quando il povero professore pure di storia cercava invano d’infilarmi nella zucca la critica della ragion pura d’Immanuel Kant come il dentifricio nel (suo) tubetto. L’immagine vi fa sorridere? Ne sono contento. Anche se non è mia, ma l’ho sentita buttar là con nonchalant dallo stesso eccellentissimo politico, Pier Luigi Bersani, che non era mica venuto giorni fa in laguna “a pettinare le bambole”, ma a sostenere Andrea Martella, alias Falce e Martella, che sarebbe senz’altro succeduto a Napoleone Brugnaro, ormai in disgrazia, sulla poltrona di primo cittadino di Venezia-Mestre-e-Marghera se “un grigio onorevole veltroniano – come è stato dipinto il candidato del centro sinistra sul Fatto Quotidiano da Filippomaria Pontanipiù aduso ai milieux romani che alle battaglie locali -” non avesse appoggiato la candidatura di due onesti emigrati dallo Sri Lanka come consiglieri comunali assieme alla stessa Elly Schlein che venerdì è stata in terraferma. Mentre io sono rimasto a scrivere per voi nella mia magnifica stanza tra le orchidee e le ortensie d’ogni colore. Altrimenti sarei io stesso saltato sul pulpito e le avrei tappato la bocca con il cemento armato.

Apriti cielo! I leghisti mestrini, che purtroppo spopolano da un decennio almeno nelle nostre campagne, non si sono lasciati sfuggire la palla al balzo e hanno cominciato a denigrare assieme ai neofascisti di Raffaele Speranzon i due cingalesi dipingendoli come gli esseri più spregevoli della terra. Risultato: il candidato della destra, per la verità un brav’uomo delle mie parti, fedele sottopancia di Brugnaro nei secoli, giovane bacia-banchi (basabanchi) democristiano, determinato e convinto, il sempre sorridente Simone Venturini, anche durante le cerimonie funebri, da me soprannominato Capitan Sventura, ha in un paio di giorni ribaltato l’esito delle votazioni “smentendo i sondaggi del Corriere della Sera – come ha esultato smodatamente il Gazzettino del direttore Roberto, o forse Fausto?, Papetti – e diventando sindaco al primo turno” con un risicatissimo  51 per cento.

Bene. Anzi, male. O forse no? Dipende dai punti di vista e nemmeno il mio, di rosso acceso con il cachemire alla Bertinotti e il Rolex al polso, è poi così scontato come probabilmente vi ho fatto pensare. Semmai sono molto più stizzito dal fatto che ero partito parlando del dizionario dei proverbi e, al tempo stesso, anticipando la bomba delle bombe, non da tre, ma da almeno cento punti, che per la verità avrete già letto nel titolo del mio nuovo blog che sta avendo – ve lo premetto – un gran successo tra gli aficionados ai quali come il grande DinDonDan Peterson spedisco a casa gli articoli attraverso WhatsApp non appena ho ultimato a scriverlo. Dunque stavo dicendo. Ah, sì, adesso ricordo: sono molto più furioso del fatto che volevo raccontarvi, a proposito del detto “il mattino ha l’oro in bocca”,  di quanto fossi sul serio felice d’essermi svegliato ieri che era da poco spuntata l’alba, più o meno intorno alle sei, e d’aver aperto il cuore alle luci del nuovo giorno dopo aver alzato le tapparelle e aver spalancato le finestre. Accecato da un sole già caldo.

Peccato che non stia ultimamente attraversando un buon periodo: la settimana scorsa mi hanno rubato il portafoglio con 500 euro dentro e tutti i documenti possibili ed inimmaginabili ovviamente più restituiti e probabilmente finiti nel fondo di un canale melmoso. Domenica, come avevo facilmente sabato pronosticato, la Juve di El Cann ha chiuso il suo orrendo campionato al sesto posto conquistando nientepopodimenoche l’Europa League o Cup, non mi ricordo mai come si chiama, ma di sicuro so che il prossimo anno non la guarderò mai avendo disdetto il mio sconsiderato abbonamento di quasi 100 euro mensili a Sky. Infine ieri ho avuto la cattiva idea di ributtarmi a letto e d’accendere la tivù sul primo canale che mi è arrivato a tiro. L’uno della Rai. Con UnoMattina News. Neanche male. Con Maria Soave e Tiberio Timperi. Avrebbe potuto andarmi molto peggio. In fondo Timperi è gradevole e lei è abbastanza, sottolineo abbastanza, carina. Solo che per i primi tre, quattro minuti non hanno fatto altro che parlare di guerre e di tragedie in tutto il mondo. Con tanto d’immagini spaventose. Come quella del treno che è deragliato non so dove causando una quarantina di “vittime per ora accertate”. E così, prima che passassero alle brutte notizie di casa nostra, cominciando da Garlasco o delle botte da orbi che si sono dati quei delinquenti di Torino prima del derby, mi sono buttato sotto la doccia ancora gelata prima di spararmi un colpo a caldo in mezzo alla fronte.

E adesso? Mi sarebbe piaciuto leggervi il fondino in ultima pagina di Filippomaria Pontani, che non è poi nemmeno male, intitolato “La scelta di Venezia: lasciarsi affondare”. Un titolo eccellente. Come del resto l’incipit: “La continuità. Ai veneziani va bene così: il contributo d’accesso come ai luna-park, l’allargamento dei canali e la nuova isola di fanghi tossici, l’industria delle armi a Marghera e i milioni per il Bosco dello Sport, il degrado e l’insecurezza crescenti e l’eredità di un sindaco-padrone dagli opachi interessi privati; va bene l’assessore al Turismo della città che di turismo (alberghi, b-b, locazioni) muore più di ogni altra…”. Personalmente sarei andato giù magari più pesante. Mentre dovreste aiutarmi a capire cosa voleva dire Papetti parlando del “voto a Venezia che è stata la discontinuità nella continuità”.

Vallo a capire. Io ci rinuncio. Anche perché ho fatto, tanto per cambiare, parecchio tardi. Dodo, il mio primo nipote, mi ha chiesto d’accompagnarlo al Taliercio per vedere gara 5 dei playoff tra la Reyer e Tortona che inizia alle 20, e sono quasi le sette di sera. Allora mi vesto e scappo. Lasciandovi di stucco. Lo so. Ma dovete capire anche me. La news è comunque questa: Francesca Bodie, cinquant’anni compiuti il 7 di questo mese, cioè una settimana dopo la promozione del Venezia in serie A, nuovo presidente degli arancioneroverdi da neanche un mese, bella e ricca, vedi foto, nata a Como ma vissuta negli States, che ha già stanziato cento milioni d’euro per la società che era di Duncan Leigh Niederauer di New York, imprenditrice brillante e famosa a livello internazionale, dopo aver rinunciato a comprare il Benfica di Mourinho, ha offerto una cifra a dir poco importante, e dicono soprattutto irrinunciabile, per acquistare da Luigi Brugnaro la Reyer maschile e l’Umana femminile. Volendo lei gestire sia il nuovo palasport che lo stadio di Tessera (aeroporto) che sarà ultimato alla fine dell’anno prossimo. A domani per i dettagli e le reazioni. Promesso.

 

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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