
Mi è caduto stamane a fagiolo tra le mani il dizionario dei proverbi o, meglio, dei modi di dire della tradizione popolare. Ce ne sono di gustosissimi. Anche in latino. “Dum felis dormit, mus gaudet”. Quando il gatto non c’è, i topi ballano. E ancora: “Causa aliqua subest”. Qui gatta ci cova. Ovvero le cose non stanno sempre come appaiono o vorrebbero fartele sembrare. Vedi la Virtus Bologna di Massimo Zanetti che Paolo Ronci, l’ottimo direttore generale (in uscita?), ha tenuto a galla finché ha potuto vincendo tre regular season di fila e persino lo scudetto nella passata stagione con un budget sempre più scarno e comunque la metà di quello dell’Armani e simile a quello della Reyer. Cercavo infatti la conferma che se non i xe mati non li volemo si scriva proprio così nella mia nobile lingua che è il veneziano, molto diverso dal dialetto veneto che è invece spesso e volentieri parecchio insopportabilmente volgare.
Ad esempio, se due gondolieri per caso quasi si scontrano in Canal Grande, al massimo si mandano in mona o a remengo, ma non offenderanno mai le rispettive madri altrimenti verrebbero sul serio alle mani. “La mia mamma non la tocchi: capio?” e giù botte da orbi in calle. Tra ponti e campielli. La mia mamma dicono sempre a Venezia con il dovuto rispetto. E mai invece “to mare” (tua madre) come nelle campagne di Padova e Vicensa, ma anche a Mestre e Spinea. Dove son nati Napoleone Brugnaro, di cui domani e lunedì si voterà il successore alla sua poltrona di sindaco, e la Divina. Alias Federica Pellegrini. Che fuori dall’acqua mi piace sempre meno. Probabilmente perché difende le idee politiche di so pare (suo padre) che stravede per Giorgina vostra. Ma pensa un po’! Non l’avrei mai detto.
Ho messo sul fuoco un bel minestrone. Ne convengo. Sono però talmente tante le cose che avrei da raccontarvi che, conoscendomi, non potevo che cadere in un casino più grande ancora di quello nel quale sono scivolato e dal quale voglio, e devo, assolutamente subito risollevarmi. Come? Intanto domani, se non sbaglio, finisce il campionato di serie A e quindi con il calcio ho chiuso sino a Ferragosto e dintorni. Non avendo proprio alcuna intenzione di seguire in tivù i campionati del mondo delle tre Americhe. Al massimo vedrò la finale. Questo non significa che non scriverò della Juventus di Luciano Spalletti, l’allenatore della vergogna che la Gazzetta dell’odioso Cairo ancora oggi supporta sperando magari che nella prossima stagione la Signora–suicidi non trovi un posto nemmeno in Conference dopo quello in Europa League che andrà meritatamente a conquistare domani per la gioia penosa del suo insopportabile e modesto allenatore.
“Spalletti resta” ha invocato oggi la Gazzetta con un titolone d’apertura a tutta prima pagina. Sbattendo sul tavolo anche le condizioni del trombone toscano di Certaldo che pretende pure il rinnovo di quell’autentico bidone della Fiorentina che la buonanima di Rocco Comisso ha rifilato quattro anni fa al più grande perdente di successo della storia della Juve degli Agnelli e della Rossa di Maranello. Neanche Dusan Vlahovic non sia già costato a El Cann tra le spese d’acquisto e lo stipendio di un milione d’euro al mese qualcosa come 110 milioni puliti. Che al lordo vanno raddoppiati o quasi. Senza tener conto dei bonus e degli extra vari. Roba da non credere. Ebbene al bomber serbo, che in questo campionato ha giocato da titolare meno partite di quante ne ha viste dalla tribuna e dalla panchina segnando ben cinque reti di cui una persino dagli undici metri, non darei la riconferma neanche se accettasse di giocare gratis in giardino e mi potasse anche le rose.
Ebbene, o male, tornando a noi, devo togliermi dalla zucca di poter andar dietro a tutte le mie passioni sportive stando incollato al televisore dalla mattina alla sera per seguire in diretta o, molto più spesso, in registrata tutte le partite di tennis, basket e calcio. Quando non ho da vedere le 64 buche di uno dei quattro Major di golf o Marco Bezzecchi e Francesco Bagnaia nelle sprint e le gare del MotoGp. Oppure Kimi Antonelli che mi è incredibilmente simpatico e mi va a genio quasi come Jannik Sinner. Senza ovviamente conoscere i risultati finali e quindi rinunciando a leggere i quotidiani. Che ho infatti accatastati tutti lì da domenica scorsa tra una montagna di riviste sportive e di ritagli. Tanto che adesso mi devo chiudere a chiave nello stanza dove sto scrivendo questo pezzo al computer. Altrimenti, se ci mette dentro il naso la Tigre, come minimo chiama l’ufficio-igiene, ma prima mi strozza e mi butta giù dalla finestra. Assieme ai giornali, le agende, i libri, le penne e tutte le mie cianfrusaglie.
Però ora basta. Da lunedì cambio vita e non ci sarà calcio, né men che meno pallavolo che tenga, anche se ho un debole per Julio Velasco e la sua nazionale da mille e una notte. Rinuncerò insomma a registrarmi tutto l’impossibile e l’inimmaginabile come il commissario Montalbano o Hamnet, un film che ho peraltro già assai apprezzato al cinema. In diretta non mi perderò solo nemmeno un minuto di Jannik o di Bolelli–Vavassori o di Darderi e Cobolli, Sonego e Berrettini, di Jasmine Paolini pure in doppio con Sara Errani al Roland Garros. Ma non m’intrigherò più (come con Rovigo) né per il G(h)iro d’Italia, che comunque vincerà Vingegaard senza alzarsi sui pedali e morso dopo divorando lo stesso Eulalio sulle prime rampe delle Alpi, né per l’Americas Cup che pure sarà molto spettacolare da seguire sul mare di Cagliari. E così al massimo butterò di notte un occhio sulle finali Nba, però a patto che il commento sia di Ciccioblack Tranquillo che è troppo spassoso nei suoi deliri cestistici che non dicono niente di niente, ma che non si possono proprio per questo assolutamente perdere.
Da domani scriverò la prima cosa che mi viene in mente. Come ieri. Con il dizionario dei proverbi sulla mia sinistra che alla voce chiodo spiega il significato d’appendere il cappello al chiodo o d’avere un chiodo fisso o di chiodo scaccia chiodo, in latino clavum clavo pellere. Divertente oltre che curioso. E così da cosa nasce cosa. Se non i xè matti non i voemo, se non son matti non li vogliamo. Come il titolo di un film con Paolo Stoppa del 1941. Girato durante la seconda guerra mondiale. Robe da matti. Proprio come la Littizzetto ospite d’Antonella Clerici a “E’ sempre mezzogiorno” che per caso mi è capitato di vedere sull’Uno l’altro giorno sedendomi a pranzare chiedendomi subito cosa ci fosse andata a fare Lucianina a quella trasmissione? Forse a insegnarle come si cucina la bagna cauda? Con acciughe, olio e aglio. Che io sappia. Ma no! Piuttosto ogni occasione è buona per presentare il proprio libro e anche la Littizzetto non si è sottratta a questa regola che aborro come avrebbe esclamato il buon Mughini. “Il tempo del la la la” è lo strano titolo del romanzo che fa seguito alLa Jolanda furiosa di cui non è difficile invece immaginare i contenuti spinti. Piuttosto mi ha incuriosito che l’attrice comica abbia confessato alla Clerici d’andare spesso e volentieri pericolosamente fuori di testa. Sì, insomma di melona. Dimenticandosi persino i nomi delle persone con le quali magari sta parlando.
Io sono riuscito a far molto di peggio. Ho titolato l’articolo precedente del mio blog, il numero 4 dei playoff, “Le pagelle di Max Chef Menetti e la stoppata di Tiramolla Wembly”. Ma se per la stoppata del fantastico numero 1 dei San Antonio Spurs, il 22enne Victor Wembanyama, il due metri e 24, francese di Le Chesnay, il padre di origini congolesi, il 57 di numero di piede, già vicecampione olimpico a Parigi, me la sono cavata con la magnifica foto nella quale sotterra il malcapitato pivot degli Oklahoma City, campioni Nba in carica, ipotecando la vittoria in gara 1 della finali di Conference a Ovest. Non ho invece dato nemmeno un voto della pagella che Max Chef mi aveva gentilmente dettato al termine della sconfitta per 84-87 della Virtus in casa con Trento che nessuno avrebbe mai immaginato potesse accadere dopo il 102-71 di gara 1. Sono proprio un matto da legare. Ma alle mani e ai piedi con le catene. Buttando via le chiavi. E chiedendo scusa in ginocchio all’amico che sono sicuro mi ha già perdonato. Conoscendomi molto bene.
Meglio tardi che mai, ora rimedio. Olidata Bologna: Hackett 5, Vildoza 14, Edwards dal 3 al 4, S.Niang 6 ½ , Diouf 5+; Jallow 5, Morgan 7, Dos Santos 5, Diarra 8, Ferrari 6. Dolomiti Trento: Steward 7 ½, Hassan 6, Jogela 7, Aldridge 5, Mawugbe 6½; Battle 9 mvp, Bayehe 7, Jakimovski 7 ½, C.Niang 6 ½ + altri 2 punti per la giovane età: ovvero 8 ½. E il voto a Cancellieri? “Non lo do mai agli allenatori, ma stavolta faccio un’eccezione con un bell’8”. E agli arbitri Attard, Gonella e Cassina? “Complessivamente 6 ½. Con una nota positiva per la personalità dimostrata dal debuttante nei playoff”. In effetti pure a me Cassina è piaciuto. Così come ho condiviso a posteriori tutti i giudizi espressi dal piacevole commentatore di LBA-tv nonché dal braccio destro di Gas Gas Trinchieri, il miglior allenatore italiano ancora in attività, per i prossimi tre stagioni al ricchissimo Paok di Salonicco che vorrebbe partecipare alla Nba Europe che però difficilmente, da quel che so io, vedrà mai la luce. Men che meno in Roma capitale.
Ci siamo. Anche stasera sono andato un cinin lungo e ho fatto tardi. Onde per cui vi spedirò il pezzo domattina prima d’andare a votare per il primo cittadino della mia città. Anche se sono convinto che tra due settimane s’andrà al ballottaggio ancora molto incerto tra Simone Venturini (centrodestra) sostenuto dal ministro Giovanni Crosetto di Fratelli d’Italia e Andrea Martella (centrosinistra) appoggiato da Elly Schlein con lui venerdì in piazza Ferretto a Mestre sotto la Torre dell’orologio e di nuovo ieri pesantemente oltraggiata da una consigliera lombarda della Lega. Non se ne può proprio più. Anche di Google che mi ha sbattuto là non richiesta questa notizia: “Trento batte la Virtus e va sul 2-1 nei playoff. Tortona accorcia con Venezia (82-71)”. E ancora: “Fortitudo senza fiato, altra gara tiratissima al Paladozza: vince la Tezenis Verona al supplementare di A2”. Mille grazie. Però, se anche mi informavate che nella notte i Thunder sono andati 2-1 nella serie con i Spurs vincendo a San Antonio e che New York è 2-0 a Est con Cleveland, mi avreste almeno completato il quadro del basket nel mondo.
Non tutti i mali comunque vengono per nuocere così oggi, che è ormai domenica, mi godrò in poltrona le ultime partite registrate che sono le semifinali delle final four d’Eurolega e Trieste-Brescia che mi è sfuggita dai radar. E poi, in diretta su Sky, il Gran Premio del Canada da Montreal alle 22. Ma prima, alle 17, gara 4 tra Trento e la Virtus con la squadra del povero Jakovljevic con le spalle al muro dopo aver ereditato da Dusko Ivanovic, inspiegabilmente esonerato da Zanetti, un compito più grande di lui. E ancora alle 20 la finalissima d’Eurolega che credo non sia difficile immaginare sarà tra l’Olympiacos di Georgios Bartzokas e il Real Madrid di Sergio Scariolo: una bella sfida tra fenomeni. In verità ci sarebbe anche il derby dell’Olimpico di Torino, ma quello lo lascio volentieri vedere a voi: io ho già dato.
Pure stavolta stavo per dimenticarmi il titolo “Se non i xe matti non li volemo” dedicato a dei pazzi scatenati come John Yeboah e Issa Doumbia, Gianluca Busio e Kike Perez, Richie Sagrado e capitan Michael Svoboda che, ubriachi di felicità, e non solo, hanno festeggiato in piazza San Marco sold out il travolgente ritorno in serie A da primi della classe. Rimedio in fretta: nessuno di loro dovrà essere ceduto dal bravo diesse Pippo Antonelli se non a cifre da capogiro: questo è l’impegno che deve prendersi la nuova presidentessa Francesca Bodie, oltre tutto una gran bella bionda, il che non guasta, se è vero che a Venezia da Como e dagli States ha portato finalmente i soldi, si parla di un centinaio di milioni, per il nuovo stadio a due passi dall’aeroporto di Tessera e per una comoda salvezza. Senza i patemi d’animo e le retrocessioni inevitabili del recente passato. Un altro tipo pazzesco è pure Armoni Brooks che con sette triple e 27 punti segnati da tutti i cantoni – non so se mi spiego – ha spinto giovedì Milano in semifinale con un devastante 24-11 nel terzo periodo firmato quasi interamente da lui insieme a Leandro Bolmaro (19). L’ho già scritto al termine della irregular season: non si vede quale squadra possa questa volta portar via il titolo alle scarpette rosse dell’Olimpia. Nessuna. E quindi il problema è semmai un altro: trattenere il mitragliere di Houston dall’assalto del Partizan Belgrado che le ha già portato via Zach Leday. Ma si può? O Giorgio Armani dovrà rigirarsi nella tomba? Sperem de no.