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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

Le vacche magre non solo veneziane e Ettore Messina a Sky…

5 Settembre 2026

Se mi lasciate gustare stamattina il caffellatte con due effe, due elle e due ti, in tazza grande e in santa pace, meglio se tiepidino, e magari non mi sgridate perché in questo stupido e caldo mese di settembre non ho ancora scritto manco una riga sul mio blog nonostante gli argomenti non mi mancassero, è assai probabile che vi delizi comunque con qualche gustosa chicca. Prima che il Venezia della bella Francesca sul lago di Como rischi nel pomeriggio di perdere la faccia a Frosinone oltre che la terza partita di fila di questo suo mortificante ritorno nella massima serie.  Ecco allora subito una dritta (in esclusiva) di Ettore Messina che è moltissimo tentato d’affiancare Ciccioblack Tranquillo nelle telecronache di basket su Sky rinunciando ad allenare per il momento in EuroLega e magari puntando alla Nba Europe che muoverà però i suoi primi passi sul parquet non prima di un anno.

Il mio Messi(n)a, in effetti più mestrino che catanese, già ai Giochi di Londra del 2012 ha commentato con la prima donna della Banda Osiris le partite del Dream Team dei Durant e di James, dei Bryant e di Davis, degli Harden e di Anthony, dei Chandler e di Westbrook. Ovvero sia, senza ombra di dubbio, una delle più forti squadre di palla nel cestino d’ogni tempo. Inserita del resto nella Halle of Fame. Allenata da Mike Krzyzewski, che non era proprio nulla invece d’eccezionale e mi stava comunque sulla palle almeno quanto faceva delirare Ciccioblack. Che, poveretto, quando perde la bussola, finisce col dire solamente uno sproposito dopo l’altro. Nei quali cade, rotola, grida e si fa un sacco male.

Il team del grande sogno non mi crederete, ma faticò assai per imporsi nella finale con la Spagna di Sergio Scariolo, i due fratelli Gasol, Marc e Pau, Juan Carlos Navarro, Josè Calderon, Rudy Fernandez. Oltre al Chaco Rodriguez. Non so se mi spiego. Soffrendo e vincendo con appena sette punti di vantaggio (107-100) dopo che il primo tempo e il terzo quarto si erano chiusi con gli Stati Uniti avanti di una sola lunghezza (59-58 e 83-82). Insomma avrei dato la vita, o quasi, se la Spagna avesse conquistato quella fantastica medaglia d’oro. Ma purtroppo il non citato Kevin Durant non volle sentir ragion e con 30 punti tolse le castagne dal fuoco di quell’odioso coach di Chicago. Che pure nel ’90, ai Goodwill Games di Seattle, dove io c’ero, e quindi non parlo a vanvera, fu messo in croce dalla nazionale del mio unico e amato cittì, Sandro Gamba. Al quale mando un calorosissimo abbraccio nella villetta del villaggio di Arese dove non so quante volte sono stato ospite a pranzo e a cena della cara Stella.

Ha senz’altro ragione mia figlia. Di queste fantastiche storie dovrei parlare in un libro. Che però, se insistete ancora, non scriverò mai e poi mai. Nemmeno sotto tortura. Specie quando, come oggi, Alessandro di Ubik, dal quale sono corso a comprare “Amo le triglie di scoglio: Andrea Camilleri si racconta” che avevo ordinato da non so quanto tempo, mi ha proposto “Luci a San Siro”. Di chi è? ho domandato al mio libraio preferito. Sotto ai portici e in fondo alla piazza. “Di Luigi Garlando”, mi ha ingenuamente risposto. “Come no? Ne prendo tre copie. E, già che ci sei, dammi anche “Sandro libera tutti” e “Nel mezzo del pallon di nostra vita”, uno più gustoso dell’altro che – chissà perché? – mi sono sempre dimenticato d’acquistare. E pure, se non ti dispiace, “Per questo mi chiamo Giovanni. Da un padre a un figlio il racconto della vita di Giovanni Falcone”. Sempre firmato dal giornalista della Gazzetta nonché scrittore enciclopedico di libri per ragazzi. Mentre Alessandro mi guardava stupito non capendo se stessi per caso prendendolo per il cesto. Poco male: lo capirà molto presto. Quando, per qualche mese, non mi vedrà nel suo negozio neanche con il binocolo. Del resto a Mestre non mancano le librerie: in pieno centro, ovviamente sotto i portici, ce ne sono almeno cinque. Anzi sei. Contando anche la Feltrinelli alle Barche. Mentre chiudono le edicole una dopo l’altra e di questo assai me ne rammarico.

Un rimedio per salvarle anche ci sarebbe. E l’ho già illustrato la settimana scorsa. Ovvero girare agli edicolanti i soldi pubblici destinati agli editori. Che scoppiano invece di salute. Come non ha nascosto Urbano Cairo. Il quale ha dichiarato che nel primo trimestre 2026 i ricavi della sua Rcs MediaGroup (Corriere della sera più Gazzetta) sono saliti oltre i 170 milioni di euro e il fatturato della pubblicità è cresciuto dell’otto per cento. Per non parlare del digitale con il suo milione e mezzo d’abbonamenti alle due testate che io non farei nemmeno se mi puntassero la pistola alla tempia. Ma io sono un vecchio scemo che sta bene solo se i giornali li legge, almeno quattro al giorno, sfogliando le pagine di carta, che pure t’insozzano le mani, una dopo l’altra. E vorrebbe anche morire se Stefano non glieli potesse portare ogni giorno alle sette e mezza. Minuto più minuto meno. Come stamane. Leggendoli assieme al caffellatte. Che ha un altro gusto se fatto in casa con la moka dalla Tigre.

Vi stavo raccontando di Ettore Messina che già a Londra quattordici anni fa, nelle uniche Olimpiadi alle quali ha partecipato, quand’era consulente dei Los Angeles Lakers, prima di tornare di nuovo al Cska di Mosca, aveva conteso sino all’ultimo giorno il titolo di miglior opinionista televisivo a Luca Sacchi, medaglia di bronzo a Barcellona ’92 nei 400 misti, che s’accompagnava a Tommaso Mecarozzi nelle telecronache del nuoto per la Rai. Ebbene alla fin fine l’esito del match fu di parità. La qual cosa non mi trovò assolutamente d’accordo con la commissione esaminatrice che non tenne corso dell’handicap Tranquillo che aveva limitato gli interventi di Messi(n)a rispetto a quelli di Sacchi abilmente sostenuto dall’ottimo Mecarozzi. Santa pazienza.

Dopo il caffellatte non ho potuto dedicarmi alla lettura dei quotidiani assieme a voi perché mi ero dimenticato che al sabato mattina, quando posso, mi prendo il lusso d’andarmi a fare la barba da Daniel ed essere l’uomo più ben rasato di questo mondo. Ne ho potuto a mezzogiorno rinunciare all’invito a pranzo di Fabrizio con Dodo al Krudo (di pesce) in galleria: carpaccio di ricciola, grancevola e rombo al forno con patate. Più le creme fritte con il gelato e un goccio di rum. Con conseguente immancabile pennichella. E quindi le chicche di calcio che vi avevo promesso le tengo oggi per me. Tanto più che nessuno me le potrà mai rubare. Però ve le racconterò la prossima volta: promesso. Magari l’indomani di Juve-Milan che non so proprio dirvi come andrà a finire. Spero non come gli ultimi quattro orribili 0-0 tra due squadre molto modeste d’insopportabili fifoni. Ammettendo che mi sono anche davvero clamorosamente sbagliato. E’ domani alle 15 che si gioca Frosinone-Venezia. E non oggi. Pardon. Come mi era sembrato d’aver letto ieri sul Gazzettino. Che ha cambiato direttore. Come vi avevo preannunciato prima di Ferragosto.

In fondo le soddisfazioni arrivano a fuoco letto bivaccando sulla sponda del fiume e aspettandole senza ansia. Anche se magari anticipate dagli insulti dei tifosi ciechi, beceri e ignoranti. O dalle critiche dei cronisti prezzolati da due soldi. Avevo scritto, guardando dalla tribuna di Sant’Elena la partita di Coppa Italia con il Modena, che col cavolo il Venezia si sarebbe salvato dall’ennesima retrocessione in serie B, altro che coppe europee, se non avesse comprato come minimo un paio di difensori per sostituire l’insostituibile Svoboda, che il diesse Pippo Antonelli non avrebbe dovuto lasciar andare al Brighton (e non al Manchester). Lo spaesato Bella-Kotchap non poteva bastare. Ed infatti nell’ultimo giorno di mercato finalmente la bella e ricca Francesca ha allargato di un cinin i cordoni della sua borsa e sono arrivati Juan Jesus e Mazzocchi dal Napoli. Oltre al talentuoso diciottenne Toni Fernandez, canterano del Barcellona, che potrà tornare utile a Giovannino Stroppa in più di un’occasione in attacco. Al mercato delle vacche magre. D’accordo, ma uguale per tutti. Anche per la Juve che si è appagata con Lucumi e Woltemade o del Milan con Diego Moreira e Hutchinson. Perché in fondo, piaccia o non piaccia, basta accontentarsi di quel che passa il convento. Di questi tempi soprattutto così magri per il nostro malandato calcio.

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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