
Parte la serie A ma mai forte come la divina Sara Curtis
Tutti in carrozza. Ma senza fretta e senza ressa. La serie A comincerà sabato all’ora dell’aperitivo con Inter-Monza e Udinese-Como. E, a seguire, dopo cena, con Genoa-Napoli e Parma-Cagliari. Delle quattro partite quella che m’attizza di più si giocherà al Friuli, dove anche a Ferragosto in Coppa Italia gli ultras hanno fatto a botte. Quindi non andrai a vederla? Neanche se mi pagano: cosa avevate capito? Udine non sta sulla luna. E’ vero: un’ora o poco più anche in Cinquecento rispettando i limiti di velocità. Ma sto così bene in casa, seduto sul divano davanti alla tivù 4K, che non ho proprio la minima intenzione di muovermi. Già mi pesa andare domenica Sant’Elena per l’esordio del Venezia con il Lecce. E già mi sono pentito d’aver fatto l’abbonamento in tribuna laterale su un posto infelice: in ultima fila, lassù, da dove la porta di sinistra, diritta davanti agli occhi, m’appare piccina piccina. Ossia non più larga sì e no di mezzo metro, una goduria solo per i portieri. E poi la difesa di Giovannino Stroppa senza capitan Svoboda, perso malamente a luglio, è un muro del pianto. O, meglio, magari fosse un muro: è soltanto un pianto.
Pronti via, si parte, ma mai con la spaventosa rapidità di Sara Curtis, la nuova Divina del nostro nuoto che ha già fatto meglio di Federica Pellegrini alla stessa età, nemmeno vent’anni, e non soltanto nello stile libero, ma anche nel dorso. Di cui s’intuisce nella foto l’esplosiva partenza allo sparo della finale dei 4×100 misti. Nella quale per un solo decimo di secondo il quartetto britannico ha soffiato domenica l’oro europeo di Parigi alle nostre fantastiche azzurre. Ovvero alla neo-primatista del mondo dei 50 dorso, migliorato due volte, la simpatica piemontese di Savigliano (Cuneo), nettamente il miglior tempo in frazione, oltre che a Benedetta Pilato nella rana, a Anita Gastaldi nella farfalla e a Emma Virginia Menicucci in testa nel crawl sino ad un metro dall’ultimo tocco. Peccato.
Invidiosa forse del record di medaglie conquistato in una stessa rassegna europea da una nuotatrice azzurra, addirittura sei, una d’oro, due d’argento e tre di bronzo, Federica si è infatti lasciata andare ad una dichiarazione che francamente si poteva anche risparmiare: “Come mentalità la vedo più americana che italiana”. Alludendo al fatto che Sara da un anno si allena nell’università della Virginia, dove si è trasferita, con il tecnico Todd DeSorbo assieme a due statunitensi di valore in piscina come Kate Douglas e Gretchen Walsh. Ecco, mancava solo che l’ex Divina di Spinea, a non più di cinque chilometri da Mestre, che non è Milano o Roma capitale, facesse anche notare che la Curtis non ha la pelle bianca come la sua, ma nera come la madre Helen Osayiuwu d’origini nigeriane, e poi la sua frittata sarebbe stata completa.
D’accordo, forse ho esagerato. Però è da un po’, o meglio da quando la Pellegrini si è ritirata dalle gare dopo i Giochi di Tokyo, nei quali è stata per la quinta volta finalista nella sua specialità, i 200 s.l., senza però salire sul podio, che è precipitevolissimevolmente scesa dal mio che è quello delle simpatie sportive più esclusive e roventi. Come se, lasciando la vasca e immergendosi nelle sempre più frequenti comparsate televisive molto ben retribuite, come Italia’s Got Talent, Pechino Express e Ballando con le stelle, lei ormai miri al consenso della gente esclusivamente pensando ad irrobustire il proprio portafoglio anche con un taglio di nastro per il quale non mi ricordo più quanti euro chieda, ma sicuramente uno sproposito. In più il vanto d’avere un padre, Roberto, che ha sempre votato per la fiamma tricolore, simbolo del regime fascista e oggi di Giorgia Meloni, me l’ha fatta finire ancor più sotto ai tacchi.
La velocità non è invece mai stata il mio forte. Difatti, prima che diventassi azionista della Marlboro, non me la cavavo male semmai nei mille metri e, meglio ancora, nella corsa campestre. Nella quale sono diventato anche vice-campione provinciale allievi. Però oggi mi dovete capire e, se volete, anche scusare. Perché, prima di sedermi al personal computer, sono stato in mille faccende affaccendato dall’alba – esagerando – sin quasi al tramonto: la barba di tre giorni da Manuel per esempio e la spesa di frutta e verdura da Ivano, il necessario prelievo al bancomat sperando di non ricevere uno schiaffo, le brioches vuote o alla marmellata d’albicocche o alla Nutella per accontentare un po’ tutti quanti. E, soprattutto, nel primo pomeriggio la Mestre–Jesolo, andata e ritorno sotto la pioggia, per riportare Rocco da mamma e papà in vacanza dopo il primo allenamento ai Giants di Marghera che lo volevano – racconta lui – a qualsiasi costo per l’under 18 gold se non ho inteso male.
Ci siamo? Neanche per idea. C’è in tivù l’esordio dell’Italia a Goeteborg nell’Europeo femminile di pallavolo contro la Croazia che avrei per la verità voluto più ascoltare che vedere girando le spalle alla televisione accesa su Raidue. Ripeto Raidue perché Giannino Petrucci, che Marzorati ora chiama Sgabellucci retrocedendolo da Poltronucci, intenda e lasci perdere una volta per tutte Sky-basket che non fa audience. Ma non ho resistito alla tentazione di seguire dal sofà un time out di Julio Velasco, per me il massimo dei massimi tra tutti i cittì della terra, con le azzurre inaspettatamente sotto di sei punti (8-14) nel secondo venticinque. “Se pensate che la prassi sia sempre quella del primo set, vi sbagliate di grosso. Il primo set l’abbiamo vinto (addirittura 25-9, ndr) perché abbiamo giocato bene noi e non male loro. Ma se noi cominciamo a sbagliare, perdendo concentrazione, la Croazia la conosciamo: ci viene addosso e ci aggredisce subito. Il primo set è passato e finito: mettiamoci una pietra sopra e ora pensiamo a questo”.
Parole sacrosante: 8-0 di break, 25-22 nel secondo set e 25-23 nel terzo. E domani o, meglio, oggi alle 15 contro Montenegro. Dal momento che ieri dopo cena ho deciso che stamattina, senza punirmi con una levataccia, avrei ripreso a scrivere questo pezzo della rubrica che non per niente ho chiamato “Ieri, oggi e domani”. Magari leggendo assieme a voi i giornali dell’ultimo giorno del Leone che Stefano mi ha infilato sotto la porta alle 7.30 in punto. I quali parleranno senz’altro del campionato di calcio che inizierà nel pomeriggio e di cui comunque già tutti presuntuosamente pensate di sapere tutto e più di tutti. Difatti, evitando almeno io le brutte figure, butto là un paio di cosette abbastanza scontate prima di spendere due parole di numero su un’altra nazionale, quella di basket femminile che sta preparando i Mondiali di Berlino (4-20 settembre) e che ieri sera nel torneo di Trento ha messo in ginocchio la forte Cina per 88-76 (51-37).
Punto primo: lo scudetto può soltanto perderlo Chivu se vorrà inutilmente inseguire il sogno Champions a cui aspira Aurelio De Laurentiis. Che sta invecchiando parecchio male sparando cazzate a nastro senza rendersene conto.
Secondo: come minimo solamente dopo Juventus-Milan del mese prossimo saprò dirvi di più. Nel frattempo rubo il Rompi pallone di Gene Gnocchi per lavarmi le mani e riderci sopra. Ieri: “Juve, durante l’invasione di campo un tifoso ha provocato l’infortunio di Gatti. L’ira di Spalletti: “Perché lui e David no?”. E oggi: “Il Milan è un cantiere aperto. Ecco perché nonno Modric si ferma sempre a guardarlo”.
Terzo punto: al massimo il 22 d’agosto, San Fabrizio, l’onomastico di Bicio che la Tigre non fa mai voluto festeggiare, posso mettervi in fila indiana gli allenatori di serie A che senz’altro conosco meglio di voi sapientini e sapientoni. Sul podio sempre Acciuga Allegri, Gian Piero Gasperini e Beppe Marotta. Poi uno bianconero a Firenze, Fabio Grosso, ci vuole un bel coraggio, Giovannino Stroppa se modificherà il modulo difensivo, Daniele De Rossi, Fabregas, e Rino Gattuso. Mentre Amorim, Pisacane (Cagliari) e Cuesta (Parma) non so nemmeno chi siano. Ultimo, staccatissimo, Maurizio Sarri, il Benzinaio, che è stato bravo a trovare lavoro all’Atalanta. Che ha dato come sempre spettacolo – raccontano – in Conference contro l’Hapoel, ma non è andato oltre un imbarazzante 0-0 casalingo.
E ora per chiudere e non tirarla troppo per le lunghe, avrei anche sfogliato volentieri assieme a voi i quotidiani come promesso, ma ho subito stracciato in cento pezzi la Gazzetta di Urbano Cairo che alla pallacanestro non ha dedicato oggi mezza riga nemmeno per dare il risultato della vittoria delle azzurre sulle vice campionesse mondiali della Cina di Zhang Ziyn, diciannovenne gigantesco centro di due metri e 26. Senza Cecilia Zandalasini, ma grazie a una strepitosa prestazione di Jasmine Keys (19 punti). Mentre Sgabellucci tace neanche la cosa non lo riguardasse. Ci si rivede martedì. Magari con qualche indicazione in più sulla massima serie. Mentre il Vicenza è stato subito show ieri in B: 3-2 al Catanzaro, rimontato due volte e battuto al 44′ s.t da un gol di Claudio Morra. Evviva!