Skip to main content
CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

Venezia, una vittoria in Coppa che fa più male di una sconfitta

16 Agosto 2026

Tra calli e campielli, ponti e fondamenta si dice spesso e volentieri: “Qua non se imbarca cuchi!”. E quindi, se la bella americana di non so quale ramo del lago di Como ha pensato d’incantare i veneziani con il suo innegabile fascino e i cento milioni di dollari (o euro? è più o meno lo stesso) buttati là sul mercato del pallone quasi le bruciassero in tasca, si sbaglia. E molto di grosso. Intanto sarà il caso di ricordare che Francesca Bodie è sbarcata in laguna a giochi già fatti. Ovvero prendendosi tutti gli applausi di Piazza San Marco e pure gli immotivati meriti del Penzo per il ritorno del Venezia in serie A che porta invece una sola firma: piaccia o non piaccia, quella del presidente Duncan Niederauer, ex ad della Borsa di Wall Strett, che nel 2020 aveva acquistato la società nero-verde (con una striscetta d’arancione) da un altro imprenditore newyorkese più o meno facoltoso, Joe Tacopina. Ottenendo già nella stagione successiva il primo ritorno nella massima serie dopo ben 19 anni.

Che poi la 41enne figlia di Tim Leiweke, sposata a Troy Bodie, ex giocatore di hockey su ghiaccio, due figli maschi di sei e undici anni, laureata non alla Bocconi ma a Stanford University in California, contea di Santa Clara, ad una sessantina di chilometri da San Francisco, non in soccer ma in economia e relazioni internazionali, ne sappia di calcio più di me, questo mi pare scontatissimo. Però siccome “qua non se imbarca cuchi”, due cose vanno subito precisate tanto per non passar anche per mona (stupido). 1. Ci posso magari anche credere che la Bodie possa aver ammaliato tre o quattro giornalisti dei quotidiani o delle radio-tivù locali con qualche lusinga a cui non darà mai seguito o un centinaio di bauchi (ignoranti) mestrini che affollano la curva dell’Unione con qualche biglietto o pullman in omaggio per le trasferte in Calabria, Sicilia o Puglia dove non mi risulta che esistano squadre della massima serie. 2. I veneziani pensano che la loro lingua, che non è un dialetto, sia capita oltre il Po in tutte le regioni d’Italia e invece non è intesa nemmeno al nord, cioè in Liguria e Lombardia, ed è arabo in Piemonte e Val d’Aosta. Dunque “imbarcar cuchi” significa che “qui non ci si fa imbrogliare da nessuno” dal momento che nessuno si sogna in laguna di far salire a bordo della barca i cuchi. I quali altro non sono che i cuculi. Ovvero gli uccelli che depongono le uova in altri nidi uccidendo gli uccellini non ancora nati.

La seconda promozione del Venezia di Niederauer in serie A ha in verità altri due benemeriti: il diesse Filippo Antonelli, che ha costruito un’ottima squadra con pochi schei (soldi) appianando tutto i debiti o quasi. E Giovannino Stroppa che della serie cadetta conosce tutte le pieghe se con il Crotone è arrivato secondo in B nel 2020 alle spalle del Benevento, con il Monza ha vinto i playoff due anni dopo, eliminando Brescia e Pisa, e con la Cremonese nel giugno del 2025 è saltato in A per la terza volta ancora attraverso i playoff e le finali con lo Spezia battuto 3-2 in trasferta dopo lo 0-0 del Brianteo. E’ noto che tra Antonelli e Stroppa ci sia un ottimo rapporto nato a Monza con Berlusconi e Galliani e cementato nella scorsa stagione con una percorso incredibile del Venezia a suon di record: primo con 82 punti, 17 vittorie a Sant’Elena su 19 partite, solo quattro sconfitte in tutto il campionato e due appena lontano da casa, nessuna nel girone di ritorno, 77 gol fatti e 31 subiti in 38 incontri, miglior attacco e miglior difesa del campionato. Adorante vice capocannoniere con 15 reti, due in meno dell’ex Pohjanpalo nel Palermo. Dunque immagino che la bella coppia, Pippo più Giovannino, culo  e camicia. dopo le grandi e meritate feste per il poker di promozioni raggiunto da Stroppa in sette campionati di B, abbiano tuttavia alla fine pure convenuto che “Però la serie A è tutta un’altra cosa”. Giusto. Anzi proprio un altro sport. Come ha sospirato nei giorni scorsi l’allenatore lodigiano che in A è durato sempre poco. Esonerato sia a Crotone che a Monza e neanche confermato a Cremona.

Dati a Cesare quel che è di Cesare, ora non voglio però fare l’uccello del malaugurio. Anzi. Ma io, che pur di calcio ne capisco ancora meno della prima donna presidente del Venezia, non avrei al posto di Antonelli fatto un contratto di tre anni più uno a Stroppa che l’aveva richiesto ma che non si poteva concedere ad un tecnico coi suoi precedenti in serie A. Sbaglio? Mi auguro di sì. E comunque solo un pazzo come me poteva andare ieri, a Ferragosto, da Mestre a Sant’Elena, prima in filovia e poi in vaporetto, stipati come acciughe in scatola, con quel caldo cane, per una partita di Coppa Italia (secondo turno) contro il Modena. “Un pazzo da legare”, così sono stato battezzato dalla Tigre. Tanto più che Canale 10 di Mediaset ha anche trasmesso la diretta. Se no i xe mati no li volemo:  pure questo si dice tra calli e campielli, però spero che stavolta non serva la traduzione. Mentre ha un senso – credo – se oggi, domenica d’agosto, sono tornato a scrivere sul mio blog. Il 13 d’agosto per i miei 77 anni, le gambe della donne, ho ricevuto infatti talmente tanti auguri, almeno cinquecento, sul telefono o su Facebook, che non ho potuto rispondere e ringraziare tutti. E così, dal momento che oggi i quotidiani non erano in edicola, ho pensato di fare una cosa buona e giusta a raccontare Venezia-Modena a modo mio. Senza peli sulla lingua. Con una critica feroce prima che domani i giornali della laguna svolgano la loro normale funzione. Ovvero quella dei ruffiani nei confronti soprattutto della cara Francesca Bodie.

Ti stai sbagliando chi hai visto non è: non è Francesca. Che difatti non c’era ieri in tribuna al Penzo. Temeva forse una contestazione? Neanche per idea. Dal momento che il Gazzettino parla euforicamente di possibile conquista arancioneroverde almeno della Conference League in Europa. E gli ultras del Venezia, ma pure i tifosi dei distinti e delle tribune,  se la sono bevuta. Come no? Con quella difesa che oscena: a tre e a uomo, senza Svoboda al quale Antonelli non ha nemmeno triplicato la clausola compromissoria e lui se ne è andato al Brighton per appena 6 milioni. Questo è appena il secondo errore quest’estate di Pippo.

Il primo infatti è stato di non confermare in toto la squadra dell’anno passato costasse quel che costasse. Più un paio di ritocchi comunque in difesa e in attacco. Ma evidentemente la bella presidentessa, interessata più al nuovo stadio di Tessera che a tutto il resto, si è tenuta in scarsea (tasca) i cento milioni di euro (o dollari: fa più o meno lo stesso) promessi. E Antonelli ha dovuto allora cedere anche Doumbia allo Sporting di Lisbona, che non credo abbia in cassa più quattrini del Venezia della Bodie, per comprare dal Siviglia il bomber nigeriano Akor Adams (nella mia foto dal Penzo) che non è per la verità affatto male, ieri due gol e un assist per il 2-2 di Yeboah. Oltre al difensore centrale Bella-Kopchap, che, se è quello sciagurato visto ieri contro Ambrosino, autore di una facile doppietta, poteva invece tranquillamente starsene a far danni a Verona.

Non vi ho ancora detto come è andata a finire Venezia-Modena. Mi scuso, ma non mi ricordavo che in fondo i giornali comunque non li leggete e che le edicole intanto chiudono per colpa di quei maledetti telefonini sui quali passate le giornate completamente rincoglionendo. Ha vinto in rimonta la bruttissima copia della squadra di Stroppa che l’anno scorso ha vinto in carrozza la serie B a suon di primati. Incantando a centrocampo. E arrangiandosi in attacco. Le reti: 17′ Ambrosino (M), 26’Adams, 39′ Ambrosino; 38’st Yeboah, 40’st Adams. Non esagero a dire che avrebbero meritato i canarini più dei leoncini di passare il turno per le occasioni in contropiede buttate al vento, il palo colpito da Olzer e le parate di Stankovic, specie quella al 35′ della ripresa sul fendente all’incrocio sempre del numero 72 modenese. Le pagelle del VENEZIA (3-5-2) così vi renderete conto della partitaccia di molti neroverdi: Stankovic 7; Schingtienne 4.5, Bella-Kotchap 4-, Halhal 4.5; Hainaut 4.5 (dal 29’st Sagrado 6), Perez 5.5, Busio 6-, Sohm 4.5 (dal 13’st Panada 5), Haps 5 (13’st Correia 6); Yeboah 5.5 (45’st Fanne), Adams 7+. All.: Stroppa 4 1/2.

Agosto, mese mio non ti conosco. E’ vero. Anzi, verissimo, come direbbe la moglie di Pier Silvio Berlusconi, Silvia Toffanin, che io chiamo la signora GneGneGne che dice a tutte le sue ospiti “ma quanto sei bella?“. Però è pure vero che il gol del successo lagunare è stato un tiraccio di Adams deviato senza scampo per il portiere Chichizola dalla coscia di Nador. E che Stroppa non ha potuto schierare a centrocampo Simon Sohm, preso in prestito dalla Fiorentina, che dovrebbe essere l’alter ego improbabile di Doumbia. Urge insomma che Antonelli corra subito ai ripari bussando alla porta della Bodie perché apra la cassaforte di famiglia e poi affrettandosi a comprare un paio di difensori di categoria come minimo. Per questo ho titolato: “Venezia una brutta vittoria che fa più male di una sconfitta“. Dal momento che un’eliminazione sacrosanta dalla Coppa Italia avrebbe – almeno lo spero – messo in allarme la bellissima presidentessa. E non solo: se infatti il trio di difesa, Schingtienne, Bella-ma dove?-Kotchapm, Halhal,  dovesse ripetere la pessima prestazione di ieri anche domenica nella prima di campionato con il Lecce del rimpianto (non da me) Eusebio Di Francesco, non ci sarebbe Adams che tenga. E sarà piuttosto una pacchia per Malè, Geubbels e compagnia bella. A presto. Magari con le ultime di basket. E un lungo applauso al nostro nuoto e alla nostra atletica, l’una meglio dell’altro.

Condividi questo articolo:

SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

www.claudiopea.it
tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

Ultimi articoli

© 2026 CLAUDIO PEA. Tutti i diritti riservati.