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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

Wictor Wembanyama, il mio nuovo commovente idolo Nba

4 Giugno 2026

Mi hanno rubato la idea. Lo disse il Petisso Pesaola quando allenava il Bologna nei primi anni 70 al termine di una partita di campionato contro l’Atalanta al Dall’Ara finita senza reti. Quella domenica i rossoblù non superarono quasi mai il centrocampo e, se tirarono in porta, lo fecero al massimo una volta. Uno zero a zero che non piacque soprattutto ai giornalisti di casa che si erano sentiti presi in giro dal Petisso che per tutta la settimana aveva promesso invece una partita “tutta in attacco, spregiudicata e vincente”. Mister, ci ha ingannato, lo rimproverarono nel fine gara. E lui più placido di Domingo: “Mi spiace, ma mi hanno rubato la idea. Loro hanno attaccato per 90 minuti e noi abbiamo dovuto difenderci anche in dieci attorno a Busio”. Il Petiso, ’o Petisso, il picoletto, era un uomo simpaticissimo che di sé diceva: “Sono un napoletano nato per caso all’estero”. Era infatti di Avellaneda, la città portuale Buenos Aires, però figlio di emigrati italiani in Argentina: il padre faceva il calzolaio ed era di Montelupone, provincia di Montelupone, dove però non riusciva a sbarcare il lunario. Col Napoli ha giocato ed ha allenato Sivori e Altafini, ma dove Pesaola ha vinto è stato a Bologna, la Coppa Italia del 1974, e con la Fiorentina di Picchio De Sisti, Amarildo e Cavallo Pazzo Chiarugi addirittura lo scudetto sei anni prima.

Non so del Petisso qualcuno ha scritto un libro: se sì, come credo e spero, fatemelo sapere. Lo comprò di sicuro. Le sue storie erano tutte affascinanti. Fumava mille sigarette, beveva wisky a tutte le ore, a poker era un asso. Amico di Rascel, Dapporto, Walter Chiari e Loretta Masiero, fu anche un opinionista televisivo fantastico accanto soprattutto a Felice Caccamo, alias Teo Teocoli. Paolo Sorrentino ha scritto “L’uomo in più” ispirato alla sua vita di Molosso. La giunta comunale partenopea nel 2009 gli ha conferito la cittadinanza onoraria di Napoli, sei anni prima che quasi novantenne si spegnesse al Fatebenefratelli. Sempre in cappotto cammello. Anche a primavera. Dicevano fosse il suo portafortuna. Sposò una donna bellissima, Ornella Olivieri, miss Novara: un grande amore che gli cambiò la vita, ma che non durò purtroppo a lungo perché lei prematuramente scomparve nel 1985. Fu sepolta a Sanremo. Dove oggi ancora giace accanto al suo Petisso.

Mi hanno rubato la idea doveva essere lo spunto per riproporre un pezzo che volevo scrivere io ieri, ma Walter Fuocherello Fuochi mi ha anticipato di ventiquattr’ore essendo molto più bravo, sveglio e svelto di me. Insomma mi ha rubato l’idea. Poco male. Anzi. Perché adesso vi ripropongo il suo articolo sulla Repubblica di Bologna e poi ditemi se non è carino. Copia e incolla e voilà: ecco l’articolo perfettamente in sintonia con Reyer-Virtus, gara 3 di semifinale dei playoff che prenderà il via tra una mezzoretta partendo da 1-1. Nella non solo mia convinzione che chi la farà sua si giocherà dalla settimana prossima lo scudetto con l’Armani di Peppe Poeta.

Sulla divisa nera i calzettoni bianchi non stanno bene. Lo dice il regolamento, non Meryl Streep quando veste Prada. Ed è così che la norma cambia colore al destino, tracciando su gara 2 della serie Virtus-Reyer una svolta tanto casuale quanto secca. Sbuca dalla curva la partita più centrata di Carsen Edwards, delle 70 fra Italia ed Europa della sua alterna vita bolognese. Scelto per il quintetto d’avvio, non entrato per “abbigliamento di gioco non consono” (le calze bianche anzichè nere, appunto), salito invece dopo 6’, su un +9 già gonfiato da Morgan e soci, i 25 punti Boogie li aveva sparati spesso, un 9 su 12 mai. Di rado oltre il 50%, questo 75 guarda dall’alto la media, e pure il precedente picco (un 61% rifilato a Trento: 8 su 13). Tutto fa gioco, e anche fuoco, come i 17 nel primo tempo del Comodino tornato Divino. Il match era instradato, l’1-1 già asfaltato al riposo sul +20, con un altro record stagionale: i 62 punti segnati a metà. La ripresa s’è disputata per regolamento, la partita ormai sonnecchiava.

Domani (stasera, ndr) si riparte, sempre alle 20, stavolta a Mestre, casa Reyer. Appaiata sull’1-1, la Virtus viaggia a prenderci un punto, fra giovedì e sabato, per riportare lunedì la bella in Fiera. Nutre fiducia, cova speranze e osa un pensiero stupendo, ossia la replica di quanto capitò, sempre in semi, un anno fa. Saliti a Milano con la stessa parità e lo stesso mandato di morderne una, l’albero del Forum scosso con energia lasciò cadere due mele. Fu subito la finale scudetto. Venezia era stata lucida e brillante in gara 1, s’è smarrita, come spesso in stagione, al giro successivo. Male i draghi Cole, Bowman e Parks (12 punti in tre), il più bravo è stato di nuovo Wiltjer (14), però non letale come alla prima tappa, stavolta meglio marcato (e attaccato) da compagni più svegli di Smailagic. Di qua, tutti bene o quasi. Di Vildoza, abbottato all’anca dopo 13’ alterni (35-23 sul cubo), e di lì ai box, si saprà solo all’ultimo se domani ci sarà o meno. Sennò, già appiedati Pajola e Alston, il nuovo appello convoca Yago, che è stato pure raffreddato. Immaginare al Taliercio una rivincita calda è un pronostico da due euro, viste lunedì le nuvole d’ira che sovrastavano un match senza più storia. Ricordare alla squadra che in campo non si fanno faccine, nè dolenti nè irridenti, sarà un doveroso appunto per lo staff. Sulle calze da mettere saprà Boogie. Non è detto che la partita aspetti sempre.”

Quasi quasi vado anch’io al Taliercio. Un biglietto in qualche modo lo trovo. Sì, a prova contraria sarei ancora un giornalista professionista ma piuttosto che chiedere un accredito a un qualsiasi dirigente orogranta piuttosto mi taglio un braccio o, meglio, resto a casa a vedermi la partita su Sky. Allora giustifico subito la foto che avevo già spedito al mio blogger di Victor Wembanyama, il francese mvp 2026 della Western Conference, che in gara 7 della finale con i Thunder, campioni Nba in carica, si è emozionato a tal punto che ha fatto lacrimare anche me quando a fine partita ha dichiarato al microfono di una tivù degli States, voltandosi verso i suoi compagni di squadra degli Spurts: “Voi nemmeno sapete quanto vi amo: tantissimo!”. Meraviglioso. E quindi tiferò per lui e per San Antonio nella serie contro News York che è cominciata stanotte alle 2. Lo so benissimo. Ma me la guarderò di ritorno da Reyer-Virtus.E se qualcuno s’azzarderò a dirmi il risultato che peste lo colga!

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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