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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

E se la Reyer del Pesciolino rosso non vincesse lo scudetto?

3 Giugno 2026

Aveva già vinto sabato lo scudetto. O almeno questo avevano lasciato credere al mondo degli ignoranti l’Anonimo veneziano e gli altri giornali del Veneto supportati da Luca Zaia. E invece clamorosamente il primo del mese di giugno, nel palazzetto dello sport della Fiera di Bologna, dove tutt’Italia dovrebbe andare a scuola per imparare come si fa un bel tifo corretto per la propria squadra del cuore, la Reyer di Olivetta Spahija ha inspiegabilmente perso contro la malandata Virtus di un allenatore di cui non mi ricordo mai il nome, ma non è poi così importante. Per carità, non è successo nulla d’irrimediabile. Napoleone Brugnaro del resto ha abbracciato a fine partita Massimo Zanetti come un fratello che non vedeva da un sacco di tempo ed poi è entrato, allegro come una Pasqua, nello spogliatoio oro-granata, dove peraltro non potrebbe mettere neanche la punta del naso. Ma chi glielo poteva e può impedire? Forse il vicepresidente vicario della Federbasket, il Pesciolino rosso che è pappa e ciccia istituzionalmente con gli arbitri di Citofonare LaMonica e del Roberto Begnis dolce come la città dove è nato: Crema?

O forse le società della Lega che, una volta sostituito il buon Umberto Gandini con il presenzialista Maurizio Gherardini più per partito preso che per un solo valido motivo, non hanno più voce in capitolo su niente di niente e ognuna pensa ai cavoli propri? Che crescono tra le erbacce dell’orto e non sono neanche da raccogliere. Tanto che, come dice sempre la mia Tigre, che a proverbi e detti popolari non è seconda neanche al dizionario di Rusconi, si stava molto meglio quando si stava peggio. Cioè con il mio Ettore Messi(n)a che, rendendosi conto che il nostro basket stava andando a schifio, almeno agitava spesso e volentieri le acque, magari in qualche occasione anche esagerando, ma facendo comunque drizzare le antenne a tutti. Adesso invece la nostra pallacanestro – continuerò a ripeterlo sino alla noia, piaccia o non piaccia a Giannino Petrucci – è finita nella cacca e puzza dalla testa ai piedi come la mucca dimenticata nella stalla dal tifoso mestrino che sabato sera è andato – diciamo – a dissetarsi alla Locanda da Rinaldo, (mal) frequentata dai giocatori della Reyer. Il quale sono due giorni ormai che, ubriaco fradicio, ripete disperatamente tra ponti e calli, barcollando sui ponti: “Ma come abbiamo fatto a perdere con la Virtus?”.

Se smette di bere un goccio e ha voglia di starmi ad ascoltare, io anche glielo spiego. Intanto le vu nere portano ancora lo scudetto sulle maglie, hanno vinto la terza irregular season di fila e non sono proprio carne da macello. E quindi meritano il rispetto soprattutto da Jordan Parks che è oro-granata da quattro stagioni e mi risulta che al massimo ha vinto una Coppa Smeralda giocando a carte con Casarin. Ovviamente in pullman con Davide.  Dal momento che suo padre, il Pesciolino rosso, non perde – dice Federico – neanche alla morra. Che però della squadra campione d’Italia in carica non sia rimasto neanche l’allenatore, l’ottimo Dusko Ivanovic che non avrebbe mai sbagliato le marcature di Cole e Wiltjer in gara 1, e le mancano persino i fazzoletti per piangere le partenze di Shengelia e Cordinier, oltre agli addii di Belinelli e Polonara, questo è un altro paio di maniche che tutti ben sanno persino nella Locanda da Rinaldo. Dove un’ombra tira l’altra.

Ora Olivetta Spahija dovrebbe però cambiare disco nelle sue conferenze-stampa pre-partita smettendo di raccontare che la Virtus è un cacciatorpediniere difficile da affondare. Anche senza gli infortunati Alessandro Pajola e Derrick Alston? Entrambi ko sino ai fuochi d’artificio della Festa del Redentore che quest’anno cadrà il 18 del prossimo mese, cioè nel terzo sabato di luglio. Ma mi faccia un piacere. Senza contare che domani sera dovrebbe essere assente pure l’argentino Luca Vildoza appiedato fortuitamente da Parks e probabilmente sostituito da Pollicino Dos Santos che è davvero poca cosa. E quindi non vedo come gli oro-granata possano perdere le prossime due sfide del Taliercio e così approdare alla finalissima con l’Armani. Però da qui a dire che la Reyer conquisterà il suo quinto scudetto della storia pur avendo l’eventuale quinta partita al Forum, mi sbaglierò anche, ma mi sembra un azzardo grande come un condominio a otto piani col terrazzo e gli ulivi croati di Olivetta tutti intorno.

La convinzione popolare in laguna è che l’Umana sia una fortissima squadra. Una tesi in effetti avvallata non tanto dai quotidiani locali che sono quel che sono, ma soprattutto dall’ex sindaco di VeneziaMestre, che a Venezia vorrebbero buttare in acqua, ma questo è un altro discorso (politico) che più non m’interessa dopo che Mestre non ha voluto cambiare niente e continuerà a lamentarsi dei suoi drogati d’ogni razza e colore chiudendosi in casa come ai tempi del Covid. Del resto in EuroCup è uscita al primo turno dopo un disastroso girone di qualificazione perdendo in casa con Trento che avrà un quarto del suo ricco budget, in Coppa Italia a Torino è stata subito eliminata agevolmente da Tortona e in irregular season ha perso la metà della partite giocate al Taliercio. E, ancora non bastasse, ieri era sotto di trenta punti (84-54) contro una Virtus che non aveva nemmeno uno sponsor in EuroLega e che ora è sommersa da un mare di debiti. Quando Nenad Jakovljevic – credo si scriva così – ha buttato sul parquet le seconde linee facendo giocare Francesco Ferrari per quasi 18 minuti. In cui ha segnato due tiri liberi e sbagliato quattro triple su quattro. Una delle quali senza neanche ammaccare il ferro dei canestri. Ma si può? Se ne torni pure a Cividale se gli fa tanta paura giocare a Bologna. Oppure vada negli States come tanti giovanotti del Bel Paese a prendersi una ricca borsa di studio dai college.

Però è anche vero che non succederà mai più come ieri che R.J Cole e Ky Bowman in tutta la partita, finita 98-79 come indica il tabellone  della mia foto,  non infilino nemmeno per sbaglio una palla nel cestino se non nei tiri liberi (2+4). O che Giovanni De Nicolao, che in questa stagione ha fatto più sonnellini in panchina di un clochard, sia stato il miglior marcatore degli oro-granata (10 punti) dopo Wiltjer (14) e il solito Tessitori (12). O che Carsen Edwards, più capriccioso di Valeria Marini e più lunatico del Conte Antonio, dopo aver fatto i bambini con i baffi non riesca neanche a disegnare un cerchio con il compasso. Di sicuro chi vincerà la sfida di domani sera al Taliercio portando la serie sul 2-1 avrà il 99 di probabilità su cento di giocare la finale con Milano che non so però come possa perdere – e lo vado dicendo da mesi – lo scudetto numero 32 della sua luminosissima storia. Così come è certo che capitan Daniel Hackett, anche lunedì immenso, una grande difesa su Cole e un poker d’assist al bacio, venderà comunque cara la pelle in quelle che potrebbero essere a 38 anni e mezzo le ultime partite della sua carriera almeno con l’amatissima  maglia delle vu nere.

Ho dato per scontato il doppio successo dell’Olimpia oggi e venerdì al Forum. E almeno  stasera non mi sono sbagliato: 93-68 per le scarpette rosse con 20 punti di Shields, 14 di Bolmaro, 12 di Brooks e 10 imprevisti di Nico Mannion. Ho visto l’impari sfida tra un team che si dimentica tranquillamente in panchina Flaccadori e Tonut e un altro che ha solo sei buoni giocatori. Girando le spalle alla televisione non per scortesia ma per finire questo pezzo in tempo perché, andando a letto, lo possiate ancora leggere. Sogni d’oro dunque. Però non vi posso nemmeno lasciare senza dirvi che la valorosa Brescia di Amadeus Della Valle, 19 punti, uno solo in meno del sempre troppo osannato Shavon, ha fatto corsa alla pari con l’Armani sino alla fine del primo tempo. Quando Jason Burnell, schiacciando il canestro del momentaneo sorpasso (42-43) si è storto una caviglia ricadendo a terra e buonanotte sognatori!

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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