
Che bella faccia ha Kimi Antonelli: mi piace quasi come Yannik
Quando si dice avere i nervi a fior di pelle. Fate conto: ero furente, bilioso, inviperito, collerico, intrattabile. E non so se per colpa mia, come è assai probabile, o di quell’odioso telefonino che avrei preso a martellate e, se non l’ho fatto, è perché l’iPhone della Apple del cavolo si fa pagare più di Carsen Edwards, il giocatore errante della Olidata come lo definisce ironicamente Piero Generali che molto ma molto volentieri ho sentito a mezzogiorno. Ma del simpaticissimo pivot bolognese che a diciott’anni, ed esattamente mezzo secolo fa, arrivò a Mestre e nella Vidal in A2 giocò due indimenticabili (almeno per me) stagioni, mentre io muovevo i primi passi in quello che poi sarebbe diventato il mio mondo, vi parlerò dopo o quando avrò più tempo e i minuti, tanto per cambiare, meno contati. Aggiungo solo (per adesso) che nel Duomo di San Lorenzo sposò a neanche vent’anni, come io ho fatto del resto con la Tigre, una bella mestrina che era, ed è, la metà di lui. Quel loro matrimonio, altro che il mio, fu uno dei più divertenti a cui ho partecipato da ragazzo che già allora non sapeva cosa preferire tra il basket e il calcio. Come del resto ancora oggi riesce difficile la scelta anche a Piero. Tifosissimo del Bologna più ancora che della Virtus con la quale pure ha vinto uno dei suoi tre scudetti.
Avevo dei nervi, ma dei nervi che non riuscite nemmeno ad immaginare. O meglio lo avranno senz’altro – spero – intuito i 258 aficionados ai quali invio su WhatsApp gli articoli del mio nuovo blog. I quali si saranno accorti che solo in tarda mattinata ho potuto spedire a loro il pezzo che avevo finito di scrivere sabato sera poco prima di cena rinunciando a seguire poi in diretta Virtus-Reyer per risistemarlo eliminando gli eventuali errori. Abbiate pazienza: il 13 agosto compirò 77 anni, le gambe delle donne, e quindi se sono un po’ rincoglionito e scrivo che Andrea Camilleri chiamava zebedei le mie palle, ma cabbasìsi o cabasisi, come mi ha segnalato un caro amico, dovreste metterlo in conto e anche scusarmi. Grazie. Ebbene, anzi male, ho postato l’articolo con la foto dell’indigeribile Aurelio De Laurentiis. E sin qui tutto okappa. Ma quando ho dovuto girare il tutto ai più affezionati dei miei lettori, che potrei anche volentieri raddoppiare se mi farete esplicita richiesta, è successo quel che mai avrei pensato potesse accadere. E cioè, prova e riprova cento volte sull’iPhone dei miei cabbasìsi, ma non c’è stato niente da fare: per mia incapacità o altro ogni volta al termine della complessa (almeno per me) operazione finiva che vi avrei rispedito il pezzo di giovedì sulla gustosa gara 5 dei quarti di finale dei playoff del Taliercio vinta da R.J. Cole e Amedeo Tessitori più che persa dalla Bertram dell’indecente ex oro-granata Paul Biligha.
Chi non fa il mio mestiere forse non può capire e quindi non escludo che magari gli sarò sembrato un cinin esagerato. Può darsi. Mettetevi allora nei panni di una madre che ha appena sfornato con amore un pasticcio per i propri figli dopo aver preparato la pasta, la besciamella e il ragù per tutto il santo pomeriggio della domenica. E la pirofila col pasticcio fumante le vola di mano imbrattando la sala da pranzo mentre lo sta portando in tavola perché è scivolata magari su un pattino a rotelle o sulla classica buccia di banana. Insomma sul più bello. E’ un’incazzatura tremenda. Alla quale va pure aggiunto il messaggino di un amico-lettore che evidentemente non mi conosce abbastanza se, proprio mentre mi stavo acquietando in poltrona e cercavo un po’ di serenità godendomi in registrata Virtus-Reyer, mi ha scritto un secondo dopo la fine della partita di semifinale nel palasport della Fiera: “Contento?”. Una parola sola. Che mi ha fatto capire che aveva vinto Venezia. Che è un po’ come chiedere a uno juventino se è felice per il successo del Toro o della Viola.
Devo stringere. Perché devo andare a prendere mio nipote che, pur essendo mestrino purosangue come il padre e il nonno, tifa per la squadra di Napoleone Brugnaro e insieme dobbiamo raggiungere Bologna con il traffico che c’è in giro con questo ponte del 2 giugno, festa della Repubblica, ammesso e non concesso che esista ancora. Ha comprato mio figlio il biglietti per gara 2, che inizia alle 20 in punto, e allora “andiamo”, gli ho detto entusiasta sapendo che poi di solito porto fortuna alle vu nere. Vedremo. E qui vi pianto in asso. Mi spiace. Però altrimenti faccio tardi. Difatti manco mi rileggo e spedisco il pezzo. Raccontandovi ancora che ho passato una brutta domenica con il morale sotto i tacchi e i nervi sempre a fior di pelle. Provando e riprovando di rispedirvi il pezzo altre mille volte. Invano. Sino a quando non c’è riuscito stamattina Giovanni, il mio nuovo pazientissimo blogger. Rallegrandomi ieri solo per il trionfo di Marco Bezzecchi al Mugiello e il suo emozionante abbraccio a Kimi Antonelli. Che ha proprio una bella faccia da bravo ragazzo. Come quella di Yannik Sinner. O quasi. A domani. Promettendovi che vi dirò di più di Piero Generali e di un altro mio pupillo, Amadeus Della Valle (28 punti) che assieme a Nikola Ivanovic (24) ha pareggiato il conto con l’Armani come non avrei mai pensato.