Skip to main content
CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

La gran partita di Lorenzo Calbini davanti ai nonni pesaresi

8 Novembre 2026

La Tigre sta ancora facendo le parole crociate su Repubblica. Stefano Bartezzaghi è un osso duro, mi par di capire, specie alla domenica. Poco male. Ho mille cose sempre da raccontarvi se avete tempo da perdere dietro alle mie storie di vita che non sono solo stupidaggini di sport. Ieri sera per esempio sono andato a teatro per l’apertura della stagione di prosa. A 42 passi contati da casa: più comodo di così si muore. Davano o, meglio, hanno dato A qualcuno piace caldo che non mi è piaciuto per niente. Di più: mi ha proprio annoiato e divertito zero. Insomma non vedevo l’ora che la commedia finisse per correre a seguire sul piccì la differita di Pesaro-Mestre d’A2. Peccato. Ma dovevo saperlo: il (molto) libero adattamento di Mario Moretti del film di Billy Wilder, con Marilyn Monroe, Jack Lemon e Tony Curtis, non poteva neanche un cinin appassionarmi. E comunque non la faccio troppo lunga per rispetto soprattutto degli attori, Euridice Axen (Zucchero, Marylin Monroe), Giulio Corso e Pietro Bontempo, comunque molto bravi e applauditissimi.

Dico la verità, come sempre: non avrei mai pensato che la Gemini potesse andare a vincere contro l’Armata pesarese costruita da Alessandro Dalla Salda e non più da Ario Costa, che punta decisamente al ritorno nella massima serie assieme a Brindisi, la Fortitudo, Rimini e l’imbattuta Livorno, otto vittorie in otto partite, la squadra che sinora mi ha decisamente più convinto. Quattromila tifosi nella Vitrifigo Arena, che non sono pochi di sabato sera, hanno alla fine sonoramente fischiato la sconclusionata squadra dell’esperto Giorgio Valli, già coach delle vu nere in più occasioni oltre che di Sassari, Olimpia (vice di Pierino Bucchi e Dan Peterson), Avellino e Napoli. Per Valli non sono mai diventato matto, e lui lo sa benissimo, ma resta il fatto che ieri sera Mattia Ferrari se l’è incartato e spedito a casa con una pesante sconfitta (73-85) già maturata nel primo tempo (40-52).

Sicuramente le Vu elle non hanno sottovalutato l’impegno come magari qualche invidioso reyerino potrebbe pensare: Mestre la settimana scorsa aveva già battuto la Valtur Brindisi di Nicola Brienza, di cui non si può mai fare senza, con un finale travolgente. E comunque la sua classifica è assai bugiarda se si considera che la Gemini ha sinora raccolto solo 6 punti. Ma due gli sono stati tolti a tavolino dal regime federale senza vergognosamente dare la possibilità alla società di Filippo Caprioglio di poter ricorrere. Robe da non credere. E ha pur sempre vinto due volte in trasferta. O forse quel 49-88 subito al Taliercio da Livorno alla seconda giornata ci ha fatto andare tutti quanti fuori strada, me per primo, uomo di poca fede? E anche di zucca, a quanto pare. Dal momento in molti, non però io, hanno subito pensato subito ad una Gemini più impegnata ad evitare quest’anno i playout che a rincorrere i play-in.

Ho finalmente sotto al naso ora la Repubblica. La sfoglio di fretta, ma non trovo nulla di particolarmente interessante da segnalarvi neanche nello sport. Le solite banalità nel calcio: “Inter-Como da vertigini”. Mamma mia! “Gattuso torna a Napoli”: perché dove doveva andare? Forse a Corigliano Calabro dove è nato? “Gasparini vede la vetta”. Mentre io vedo male il Sassuolo e mi sbaglierò anche, ma non impazzisco per Cesc Fabregas. Tempo al tempo. Né è meglio la prima pagina della Gazzetta se non il Rompi Pallone di Gene Gnocchi: “Leclerc è diventato papà. Hamilton ha subito espresso grossi dubbi sulla sua capacità di guidare bene il passeggino”. Però è già una fortuna nom da poco che non ci sia la Sveglia di Gigi Garlando. E il Corriere della sera? Calma piatta. Se non un commovente ricordo di Marco Simoncelli, a dieci anni dalla tragedica scomparsa in Malesia, scritto di suo pugno da Valentino Rossi: “La morte di Sic, un peso nel cuore. Piansi seduto per terra”. “Somigliava un po’ a un cartone animato, a Pippo, l’amico di Topolino”. E ancora: “Marco era un amico vero: andavamo insieme a girare con le moto da cross. Arrivavo a casa sua, mentre Paolo, il babbo, caricava i mezzi sul furgone. Rossella, una donna dolcissima, ci preparava intanto le lasagne”.

La domenica in tivù sarà uno spettacolo. A parte Fiorentina-Juve alla 20.45. Il Gran Premio del Brasile alle 18 e un’ora prima quello del Qatar senza la u. Atletico Madrid-Barcellona alle 21 per chi ha come me Dazn. Mentre Sky ha proposto a mezzogiorno Trieste-Bc Roma che magari volete sapere anche com’è finita. Ve lo dico subito: 116-100 per i giuliani al quarto incredibile successo di fila. Con LaJae Jones, il rookie dei Goldon States, scatenatissimo: 35 punti, non so se mi spiego? La difesa capitolina per l’ennesima volta ha beccato più di cento punti: è davvero un colabrodo. Ma torniamo al mio campionato preferito: vuoi perché gioca Mestre, vuoi perché la Gazzetta lo ignora avendo chiesto, ma non ricevuto la mancetta dalla Lega. Intanto, se volete, Raisport propone il derby tra Montecatini e Pistoia all’ora di cena. E poi vi devo ancora raccontare da Pesaro un paio di storie: una bella e una brutta.

Comincio dalla brutta. Al termine del match é scoppiato il caso Matteo Tambone prima o dopo, non si è ben capito, delle dichiarazioni rilasciate da Nicola Egidio, il diesse di Pesaro, sul tiratore scelto d’Artiglio Caja a Varese, nonché capitano della Vu Elle. “Abbiamo avuto anche sin troppa pazienza con lui per tutta l’estate, ma adesso basta: prima d’essere professionisti bisogna essere uomini”. Però! Non si è andati insomma tanto per il sottile. Al punto che la rottura tra Tambone e Pesaro è ormai inevitabile e impossibile da ricomporre. Come lo stesso capitano l’ha confermato dichiarando: “Non mi aspettavo di finire così la mia avventura alla Vu Elle. Cioè da panchinato negli ultimi due quarti senza un vero motivo tecnico. Non mi fido più di nessuno e soprattutto di chi è a capo di questo club. E quindi non vedo come possa continuare a giocare ancora  qui”.

Le bella notizia è che l’mvp di Mestre-Pesaro è stato senz’altro Lollo Calbini che ha giocato un secondo tempo fantastico davanti ai nonni che se lo mangiavano con gli occhi incantando anche il vostro scriba che prima di ieri non aveva mai visto il pesarese, figlio d’arte, giocare con tanta personalità e precisione nelle sortite offensive: 22 punti con 7/10 sotto canestro. Lollo è figlio di Paolo che conosco molto bene avendo lui vinto lo scudetto con la Scavolini di Sergio Scariolo. Ricordi bellissimi. Costa e Magnifico, Darren Day e Darwin Cook, Andrea Gracis e Domenico Zampolini, Alessandro Boni e Paolo Calbini diciasettenne. Contro la Ranger Varese nella finale dei playoff. Era il maggio del 1990. Con Elio Giuliani, il miglior addetto stampa della storia della nostra pallacanestro, che pazientava ogni volta aspettando che finissi di scrivere il pezzo con la velocità di una tartaruga. Per poi volare  insieme a cenare dal mitico Alceo: risotto allo champagne e scampi ai ferri d’Ancona, i più grandi, grossi e buoni di tutto l’Adriatico. Lo giuro.

Condividi questo articolo:

SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

www.claudiopea.it
tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

Ultimi articoli

© 2026 CLAUDIO PEA. Tutti i diritti riservati.