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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

Ma davvero Udine e Mestre hanno vinto? Non ci posso credere…

Sarà capitato anche a voi d’avere una musica in testa. Come no? E di cantarla per tutto il santo giorno sino a sfinirvi. A me è successo ancora di peggio. E, se fate i bravi, pure ve lo racconto. Dunque, sabato sera, dopo aver cenato assieme ai (miei)  polli e alle galline, sono andato al Taliercio. Preferendo Mestre-Brindisi d’A2 a Treviso-Reggio Emilia di serie A che si sono giocate alla stessa ora. Una scelta solo di cuore. E probabilmente anche sbagliata. Dal momento che sul 54-61 e il doppio canestro di Riccardo Bolpin, cresciuto nel settore giovanile della Reyer quand’era ancora un florido giardino curato come dio comanda, ho salutato la buona compagnia e ho infilato, nero come la pece, l’uscita del palasport che ho inaugurato con una diretta di quasi sei ore nel 1978 quand’ero direttore di Nova Radio Mestre Venezia. Bei tempi. Mi ero infatti convinto che la Valtur dei SottoMarino, Fernando e Tullio, padre e figlio, senza Andrea Cinciarini ed Ethan Esposito potesse lasciarci le penne come l’anno scorso al Taliercio. Tanto che sono tornato sui miei passi e sono rimasto nel sottopassaggio finché Bechi non ha sbagliato la tripla del meno 4 e capitan Galmarini ha commesso il suo terzo fallo in attacco su Williams che è andato in lunetta per segnare uno dei due tiri liberi del più otto a meno di quattro minuti dalla termine del match.

Domenica sono stato invece a Udine con Stefano Cazzaro che era stato designato come commissario di campo per APU Old Wild West-Bertram Derthona della sesta giornata di campionato. Arbitri Beniamino Manuel Attard, Sergio Noce e Simone Patti. L’occasione buona per pranzare nella Locanda all’Allegria con Giorgio Gorlato, grande amico nostro, e sua moglie Graziella. Una coppia deliziosa che ci ha riempito di regali e di coccole. Ora non pretendo che i miei nipoti sappiano chi sia Giorgio Gorlato quando ignorano chi possa essere Gianni Rivera. Ma il nonno Claudio, come mi chiama affettuosamente Dodo, non può non ricordare a entrambi che Giorgio è stato negli anni d’oro della nostra pallacanestro la spalla d’oro del veneziano doc, Paolo Zanon, il miglior arbitro italiano – a mio parere – di tutti i tempi, paragonabile per carisma a Saverio Lanzarini e proprio al più vecchio e celebre dei tre fratelli Attard. Che anche domenica se l’è cavata molto bene in una partita abbastanza spigolosa. Con un pubblico che urlava “passi” a sproposito ogni due per tre.

Volete sapere come ho pranzato nella locanda nel cuore di Udine? Ve lo dico subito: assai bene. Al punto che la prossima volta che avrò l’opportunità di tornare in quella città che a me è molto cara e non solo perché lì è nato mio nonno materno Felice, il trisnonno di Dodo, Rocco e Sofia, non avrò dubbi su dove tornare a mangiare. Le fettuccine col prosciutto di San Daniele sono state un amore. E così il coniglio arrosto coi fagioli. E il sorbetto alle mele col Calvados. Tornando a Gorlato, persona speciale, dieci anni più di me che ne ho sessantasette, passò praticamente il testimone a Stefano Cazzaro dopo gara 3 della più celebre di tutte le finali dei playoff tricolori, quella tra l’Enichem Livorno di Alberto Bucci e la Philips di Franco Casalini. Vinta alla quinta partita-scudetto 85-86 da Milano il 27 maggio 1989. Col canestro d’Andrea Forti annullato perché segnato fuori tempo massimo di nemmeno un secondo. Che dico? Di un paio di decimi. O forse solo d’uno. Zanon-Cazzaro dunque dopo Zanon-Gorlato, il meglio del meglio. Quando ancora gli arbitri sul parquet erano due e non tre. E, fidatevi, fischiavano molto meglio: è poco ma sicuro.

Uscendo di casa domenica mattina intorno a mezzogiorno alla volta di Udine,  ho chiesto alla Tigre, che stava leggendo Gazzettino, di quanto avesse vinto Brindisi allenata dal Nicola Brianza di cui non si poteva fare senza neanche quando era il tecnico di Cantù, Trento e Pistoia. “Guarda sulla pagina dello sport nell’inserto dopo la cronaca di Portogruaro“. “Veramente qui dice che la Gemini ha vinto“. “Vuoi scherzare?“. “E nemmeno di poco: 70-63“. “Fammi vedere“. Non ci posso credere. Incredibile ma vero. Come in fondo la vittoria di Udine (86-77) sulla Bertram di Beniamino Gavio che, come Napoleone Brugnaro, si diverte ogni anno a buttar via i soldi dalla finestra. Evidentemente ne hanno talmente tanti che possono permetterselo. Però intanto Derthona è penultima in classifica con due punti e la Reyer ha perso la quarta partita di fila tra Coppa e campionato, Evviva. Ora potreste anche dire che sono io a portar sfortuna a Mestre, ma non è così. Anzi. L’ho supportata sino allo spareggio di Cento con Montecatini nel maggio 2025. Sempre con Mattia Ferrari deus ex machina dei biancorossi mestrini. E se anche per una volta sono stato miscredente, come mi ha dipinto mio cugino Beppi,  giuro che non me ne andrò mai più dal Taliercio prima dell’ultima sirena.

Poi, per farmi perdonare, passo volentieri alla cronaca dettagliata degli ultimi quattro minuti di Mestre-Brindisi. Bechi due punti scivolando a canestro: 56-61. Mastellari e Bolpin a vuoto da tre punti. Varence centra finalmente una bomba: 59-61. L’ultimo canestro della Valtur è di Ray (59-63) a 2’16 dalla fine del match. Un libero di Zacchigna e la tripla di Galmarini pareggiano il conto: 63-63 al minuto 38’28”. Ray da tre colpisce a mala pena il ferro. Curry da due per il vantaggio lagunare (65-63). Galmarini quarto fallo su Williams che però spreca entrambi i tiri dalla lunetta. Roba da non credere. Quinto fallo di Miani, il miglior realizzatore di Brindisi (16 punti), su Curry: 1 + 0 dalla linea della carità. 66-63 a meno 20 secondi. Caroti (1 su 8 da tre) sbaglia anche la tripla del pareggio. Due 1+1 di Bechi (10) e di Galmarini (16 punti e 11 rimbalzi), mvp della partita, confezionano l’incredibile 11-0 di parziale e l’esagerato 70-63 finale.

Mentre la motivata Udine (nella foto, festante per la vittoria) del determinato trio Pedone–Conti–Vertemati con l’86-77 rifilato domenica alla deludente Bertram di Mario Fioretti  ha raggiunto Venezia a centro classifica e s’è infilata  nel gruppo tutto triveneto, composto pure da Trento, Trieste e Verona, con tre vinte e tre perse. La magnifica Treviso di Marcelo Nicola sta invece ancora più su: addirittura capolista assieme a Virtus e Napoli. Segnalandovi, già che ci sono, anche l’mvp del PalaCarnera. Per me Andrea Calzavara, playmaker del 2001, arrivato tardi nella serie maggiore, ma già meritevole di un posto in nazionale. Come del resto Alessandro Cappelletti. Più di Casarin, Spissu e Candi. Anche se alle spalle di Calzavara purtroppo c’è l’Armani. Che sembra farlo apposta ad umiliare sempre gli italiani di buona volontà. Ancora incredibile ma vero. Anzi, verissimo.

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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