
Le pagelle di Chef Menetti e la stoppata di Tiramolla Wemby
A mezzogiorno, di ritorno da Mirano, dove ogni giovedì, o quasi, da vent’anni, e più, Luciano mi fa un signor massaggio a tutto il corpo che non è ancora – dice lui, bontà sua – di un vecchio rattrappito, mi sono regalato una cassettina di ciliegie di Verona che mi saranno anche costate un occhio della testa, anzi, il destro e pure il sinistro, però anche un cieco avrebbe visto che erano una favola. Non come quelle che vi racconta ogni mattino con La sveglia il Luigi Garlando in prima pagina della Gazzetta, ma quasi. Oggi l’ha titolata, o chi per lui, “Richard e la nonna”. E Richard “è un ragazzo con i brufoli, il cappellino, la maglia dell’Arsenal e un braccio sulle spalle della nonna che veste la sciarpa dei Gunners. La squadra di Bergkamp e Henry che ha appena vinto la Premier”. Mi viene da piangere. Per non scoppiar dal ridere. E Cappuccetto rosso? No, di quello il giornalista milanese di Urbano Cairo non scrive più da un pezzo. Perché la prossima volta Jannik Sinner non so come potrebbe reagire alla fiaba “di quel bravo ragazzo con il cappuccio rosso e il cuore rossonero” al quale Garlando diede la patente di crucco “che non paga le tasse nel Bel Paese e snobba il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, né gioca la Coppa Davis ed è stato pure squalificato tre mesi per doping”.
Certo, è vero. L’ex massaggiatore del campionissimo sudtirolese di San Candido, provincia di Bolzano, Italia, aveva usato uno spray cicatrizzante, il famoso Clostebol, per curarsi una ferita alla mano e, massaggiando Sinner, come fa con me Luciano ogni giovedì nel suo studio di Mirano, l’ha accidentalmente contaminato con quella tremenda pomat(in)a proibita. Punto secondo: nel principato di Monaco da un pezzo abitano, vivono e s’allenano spesso insieme anche Matteo Berrettini e Lorenzo Musetti, oltre a Djokovic e Zverev, Medvedev, Rune e Tsitsipas, ma questo Garlando non lo hai mai ricordato e per favore non diteglielo: ci potrebbe rimaner male. Lui e il suo Lupo mannaro che altro non era che Max Allegri quando ha vinto cinque scudetti e quattro Coppa Italia di fila con l’odiatissima Juventus che il suo signore e padrone, nonché presidente del Toro, non poteva ovviamente vedere neanche dipinta sulla latrina. Meglio Maurizio Sarri o Andrea Pirlo o Thiago Motta e adesso Lucianino Spalletti che è strafelice, solo lui, di poter disputare l’anno prossimo l’Europa League che ieri sera l’Aston Villa di William, principe di Galles ed erede al trono di Buckingham Palace, ha conquistato battendo nella finalissima d’Istanbul nientepopodimenoche il Friburgo, settimo nella BundesLiga a 42 punti dal Bayern dell’altra Monaco, quella di Baviera, con un ineccepibile 3-0.
Tre gol, uno più bello dell’altro. Sì, ho visto la partita in diretta. Perché? Non posso? E non mi sono perso in registrata neanche le ultime diciotto buche del Major, il Pga Championship che, se proprio volete saperlo, dal momento che il prestigioso Wanamaker Trophy è finito domenica molto tardi e martedì non è stato ripreso da nessuno dei nostri scrupolosi giornali nazional-popolari, è stato vinto da Aaron Rai, il trentunenne di Wolverhampton, il primo britannico a riuscirci dopo Jim Barnes nel 1919. Sì, avete letto bene: millenovecentodiciannove. Più di un secolo fa. Nella seconda edizione di questo Major a stelle e strisce. Un exploit che tutti s’aspettavano che prima o poi avrebbe compiuto Rory McIlroy, settimo nell’occasione, a ben cinque colpi da Rai che nelle dieci buche finali del tremendo campo d’Aronimink di Philadelphia ha ottenuto la bellezza di sei birdie scatenando un boato degli stessi tifosi del numero 1 al mondo, Xander Schauffele, solo 14esimo, quando sul green della 17 ha imbucato un chilometrico putt da oltre venti metri.
Aaron Rai ha una bella storia tutta da raccontare. Molto più bella di quella proposta martedì dalla Gazzetta su Rafa Obrador che è un difensore spagnolo che neanche sapevo che giocasse nel Torino e men che meno che domenica avesse segnato il suo primo gol in carriera a ventidue anni. Però! Il padre di Rai è di origini indiane, mentre sua madre ha origini keniane. Ma adesso, lo so, fremete perché vi parli di pallacanestro e non più di golf. D’accordo, ma se non l’ho fatto ieri come avevo promesso e non prima d’adesso, c’è una ragione: un’idiota, sapendo che non avevo ancora seguito le partite del secondo turno dei quarti dei playoff e che per questo mi ero ben guardato dal leggere le pagine sportive dei quotidiani, mi ha inviato i risultati dei match di lunedì e martedì su FaceBook togliendomi il piacere di godermeli punto dopo punto. Forse inviperito dal fatto che non pubblico più su quel sito sguaiatamente destrosso, cioè di destra sino all’osso, gli articoli del mio nuovo blog rivisitato e corretto, ma che è sempre www.claudiopea.it alias Mors tua vita Pea. Senza sponsor e senza retorica. Sincero sino al punto da sembrare cattivo, ma non è assolutamente così. E’ che anche gli allenatori e i giornalisti hanno un nome e un cognome. E io li faccio.
Del resto conoscete la mia passione per la palla nel cestino che, nonostante la grave crisi che l’attraversa in lungo e in largo negli ultimi tempi, è infinitamente più grande di quella che provo per il golf che è pure uno sport bellissimo da praticare a tutte le età della vita, camminando all’aria aperta tra parchi mozzafiato, ma frequentati dai golfisti che purtroppo otto su dieci sono nostalgici fascisti e gli altri incantati nel Veneto da Luka Zaja di cui ultimamente non si sente più parlare. Non sarà che ha qualche problemino con il post Olimpiade di Cortina che è stato un buco colossale? Non fidatevi infatti di tutto quel che esalta Alda Vanzan sul Gazzettino, ma semmai cominciate a sfogliare il Corriere del Veneto che ve la racconta giusta sulla delusione degli ampezzani per i Giochi invernali che hanno battuto il record degli appartamenti sfitti nel mese di febbraio. Visto che nel frattempo cominciano a piovere i primi rinvii a giudizio riguardanti non solo l’oscena pista di bob e di slittino di Ronco ai piedi delle Tofane. Che sono – non ci piove – le montagne più belle d’Europa.
Divagando a destra e a manca, sarei anche arrivato oggi (giovedì 21 maggio) al capolinea di questo pezzo sui playoff di cui ho sinora visto in tivù una sola partita per intero: la Milano-Reggio Emilia senza storia (96-84) di sabato scorso. E adesso mi stavo preparando a seguire della stessa sfida gara tre dal PalaBigi quando è arrivato Rocco che ha preso 6 nel compito di matematica: un evento epocale. Che meriterebbe una spintarella in seconda liceo scientifico con indirizzo sportivo, nel quale eccelle, se non altro perché da grande non ambisce a diventare ingegnere ma allenatore di pallacanestro. Spero non di serie A, ma di A2 come quest’anno Frank Vitucci o il Pilla Pillastrini, Alessandro Ramagli o il Tigre Dell’Agnello. Per non dire del nostro Mattia Ferrari. Insomma a mio nipote non ho saputo dir di no come quasi sempre, altrimenti che cavolo di nonno sarei?, quando dopo cena mi ha chiesto d’andare con lui a passargli la palla a spicchi in cortile. A Pasqua infatti gli ho regalato un canestro regolare con tanto di tabella e retina che mi è costato una fortuna e un lavoro non da poco per montarlo sotto la luce del garage. E quindi ora non soltanto non so se l’Armani ha chiuso il conto con la Una Hotels e neanche come è finita Trieste-Brescia, ma finirò di scrivere domani.
Abbiate pazienza. Le promesse dei marinai al mio confronto sono autentici giuramenti. Ma almeno avrete per qualche ora ancora la curiosità di leggere straordinariamente i voti schietti che Max Chef Menetti ha dato ai protagonisti del golpe di Trento alla Fiera di Bologna con la Virtus di quell’Edwards che farebbe perdere la pazienza anche ad un santo. Mentre che la (mia) foto della decisiva stoppata del Tiramolla transalpino Victor Wembanyama, per gli amici Wemby, nel colpaccio (115-122) degli Spurs contro i Thunder in casa dei campioni in carica nella prima finale di Conference dei playoff Nba a ovest, non credo che abbia bisogno di spiegazioni: è spaventosamente fantastica. A domani. E intanto spengo il cellulare e mi vieto l’accesso a Fb per le prossime 48 ore. Sicuro di riuscire a sopravvivere lo stesso soprattutto dopo aver resistito all’intera telecronaca di gara 1 tra Oklahoma City e San Antonio in diretta di Ciccioblack Tranquillo. Compresi ben due overtime. Che sono stati visti da una media-record di 9,2 milioni di spettatori su Nbc e Peacock che non è putroppo la tivù privata della mia amiglia. Magari. Con un picco di 12 milioni nel secondo supplementare. Più o meno come Umana–T(h)ortona su Sky. O quasi.