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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

QUESTI PLAYOFF NON LI VEDE, NE’ NE PARLA PROPRIO PIÙ NESSUNO

19 Maggio 2026

Finalmente ho scoperto dove si trova quello che volgarmente si chiama Culo del mondo. Pensavo prima di questo pomeriggio che fosse un paese di montagna e di poche anime dalle parti di Bormio dove hanno pure organizzato ben due Mondiali senza infamia e senza gloria, e persino un’Olimpiade di sci alpino. Ogni fine d’anno sulla Stelvio si disputa poi anche una delle discese più  prestigiose oltre che impegnative della Coppa del Mondo. Che per ben sei volte ha visto primeggiare il nostro Dominik Paris, oltre a campioni del calibro di Bode Miller, Luc Alphand, Hermann Maier e Pirmin Zurbriggen. Però, avendo seguito come inviato del Giorno la rassegna iridata del 1985 e come capo ufficio stampa parecchie edizioni della Coppa, non è assolutamente carino da parte mia che adesso sputi sul piatto dove ho mangiato. Anche se a dir il vero, quando nevica di brutto da quelle parti, mica scherza e rischi sul serio di passare San Silvestro a Santa Caterina Valfurva. Che sarà anche l’amore della magnifica Deborah Compagnoni, dove è tornata a vivere dopo il fallimentare matrimonio con Alessandro Benetton, e non certo per sua colpa, ma non è questo proprio il massimo delle libidine. Anzi, se ti va di lusso, ti ficchi prima di mezzanotte sotto le triple coperte e il doppio piumino sperando che non ti sveglino poi con i loro assurdi brindisi di Capodanno.

Se tutte le strade portano a Roma, quella che arriva a quota 1.738 di Santa Caterina Valfurva muore lì. A meno che non t’infili le ciaspole ai piedi o le pelli di foca sotto gli sci e prendi i sentieri che portano al parco dello Stelvio. Sperando che non ti perdi nel bosco o che non ti sorprendano le valanghe. Insomma non è una vacanza che vi consiglio d’inverno, anche se sempre da quelle parti c’è pure di peggio: per esempio Trepalle, frazione di Livigno a oltre duemila metri, per la precisione 2079, tra i passi alpini del Foscagno e dell’Eira, con le chiese di Sant’Anna e della Madonna del soccorso, e poche altre attrazioni, si fa per dire, come il birrificio, la Casa del formaggio e il ranch dei cavalli. Settecento abitanti in tutto, non di più, ma solo per il fatto che tutti li chiamano Fenomeni, grazie alle loro tre straordinarie palle, non mi dispiacerebbe in fondo passare lassù una breve vacanza d’estate. Lunga quanto? Non più certamente di mezza giornata.

Stavolta mi sono sbrodolato addosso non perché mi piace da matti girarci intorno alle cose prima di passare all’attacco e colpire di sorpresa il nemico che intanto ha abbassato la guardia, ma perché stavolta non potevo far altro che parlarvi di questo, cioè delle località più in culo al mondo che ci sono nel Bel Paese. Non avendo trovato il tempo di seguire alla tivù o in streaming neanche una delle cinque partite dei playoff che si sono già disputate. Salvo ovviamente il primo periodo di gara 1 tra Milano e Reggio Emilia che mi era bastato per capire, e mi sbaglierò anche, che non c’è partita tra le due squadre. Però è anche vero che alla squadretta di Brancaleone da Biscieglie, dove vendeva frutta e verdura prima di finire alle corte d’Armani, non so se piaccia di più andare in altalena o sulle montagne russe.

Fatto sta che Milano si è mangiata sabato 22 lunghezze di vantaggio (42-20) tanto che ad un certo punto l’Una Hotels si è anche avvicinata pericolosamente a 9 con Barford e Caupain, che in attacco non sono andati poi malaccio, anzi: 41 punti in due. Però in difesa sono stati tenere mozzarelle di bufala. Costringendomi comunque a dovermi sciroppare il match del Forum sino alla fine assieme a quegli incredibili 8.145 paganti: però! Aspettando invano che Poeta utilizzasse anche Tonut e Flaccadori. Ora se Ettore Messi(n)a avesse fatto una cosa del genere, devo essere sincero: sarebbero stati tuoni e fulmini sino all’alba. E sussurri e sospiri dalla prima fila in scarpette rosse: “Ma perché non fa giocare gli italiani? Cosa gli hanno fatto di male?”. Nulla. E le cose adesso sono ancor più incomprensibili. Dal momento che Stefano e Diego erano sino a Capodanno con Peppe amici per la pelle e insieme alle mogli andavano in vacanza a Formentera. Dove ha casa Gianmarco P(r)ozzecco. Che da Natale allena il Galatasaray che ha chiuso al settimo posto il campionato turco e affronterà nel primo turno dei playoff il Besiktas, secondo con gli stessi punti in classifica del Fenerbahce dell’isterivo Sarunas Jasikevicius favoritissimo a rivincere il titolo.

Come avrete notato sono sempre sul pezzo e insieme ci divertiremo ancora. Nel frattempo chiudo il discorso sul paese più in culo al mondo del Veneto che ho scoperto essere fuor di dubbio Veternigo, frazione di Santa Maria di Sala. Dove fanno un ottimo gelato. Dicunt, però questo non lo appurerò mai. Perché va bene accontentare una volta Rocco che a metà pomeriggio mi ha pregato se per favore lo potevo accompagnare a studiare (?) da un amico. Tornavo da Treviso, dove ero stato per gli ultimi ritocchi al mio nuovo blog, e, una volta sistemato mio nipote dal compagno di classe, avrei avuto tutto il tempo per scrivere il pezzo di pallacanestro anche su Brescia-Trieste che si sarebbe replicato ieri sera. Ma che non ho visto, come del resto Virtus-Trento e Venezia-Tortona, di cui non conosco ancora i risultati domenicali, perché da Veternigo sono tornato che era ormai l’ora di cena. Due ore perse nel traffico. Chilometri e chilometri di code assurde sulla Miranese, lo stradone che per l’appunto – lo dice la parola stessa – porta a Mirano e poi direttamente da Mestre a Padova.

Un’altra giornata nata e proseguita sotto una cattiva stella. Dopo che la settimana scorsa mi hanno sgraffignato il portafoglio e ieri mattina mi hanno tolto il dente davanti. Insomma l’incisivo che mi serve per mordere le mie adorate ciliegie e le noci-pesca che sono ancora parecchio dure. Santa pazienza. E quindi mi scuserete se sono andato anche a letto presto, morto di sonno, e se stamane sono andato a caccia di tutti i miei documenti da recuperare. Nel frattempo a molti di voi, cari aficionados, sono arrivati a domicilio i miei primi due pezzi e il terzo lo riceverete nel giro di un’oretta. E quindi non potete nemmeno lamentarvi del vostro scriba come avrebbe scritto il grande Gianni Clerici, al quale passavo volentieri tutti i favolosi pezzi pur diventando pazzo per titolarli. Noblesse oblige. O no? Certamente sì.

A tal proposito il dottor Divago, come appropriatamente lo chiamava Rino Tommasi, sarebbe stato capace domenica di parlare di tutto nel suo articolo dal Foro Italico se non scrivere solo nelle ultime righe che Jannik Sinner, battendo anche il ruvido norvegese Ruud e vincendo il suo decimo Mille in carriera, aveva messo ai suoi piedi Roma cinquant’anni dopo Adriano Panatta davanti “al signor Mattarella che ogni volta m’emoziona quando mi guarda”. E poi dicono che non è italiano e sarebbero da uccidere tutti. Ebbene se vi confesso che non ho visto in tv nemmeno la mia Joya dal ciuffo rosso e ribelle mettere in croce il norvegese, né so il punteggio con il quale l’ha sistemato per le feste. Se invece mi sono perso pure la partita della Juve stacciata in casa dalla Fiorentina, meglio così. E meglio per Lucianino Spalletti. Di cui ho sempre detto sin dal primo giorno che non è un allenatore da Juventus e che non andava riconfermato semplicemente rispettando il contratto in essere. Nel quale per l’appunto non era automatica la riconferma  qualora non avesse conquistato la Champions.

Bene. Penso che per oggi possa bastare. Se non fosse che non ho ancora giustificato il titolo e la foto della mia sofisticata articolessa. Niente di più facile. “Questi playoff non li guarda, né ne parla proprio più nessuno” dal momento che alle sedici d’oggi non ho incontrato in giro anima viva che mi abbia fatto mezza domanda di basket. Men che meno mio nipote che ieri era particolarmente giù di corda per aver perso contro il Montebelluna la finale interregionale Under 15 con il Leoncino. Eppure il viaggio verso Veternigo è stata un’oziosa e vera odissea. Quanto alla foto in molti mi hanno chiesto ultimamente come stia. Molto bene, mi pare. Sprofondato in poltrona mentre sfoglio l’ultimo libro che ho comprato: Putèi. Una meraviglia. Edizioni laToletta. Quindi venezianissimo. Che più veneziano non si può. Evviva!

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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