
GIOVEDÌ GRASSO DI STEFANO BABATO: L’EUROPA, L’ITALIA E LA REYER
Era dai moti carbonari che il campionato italiano non saliva di livello e finalmente è successo. E che lo dica proprio io che non sono mai stato il manifesto dell’ottimismo, beh significherà pur qualcosa. La sensazione, detta con cautela, è che per la prima volta dopo una caterva d’anni la LBA stia proponendo all’esercito di boomer (ai giovani del basket frega mediamente molto poco) un’inversione di tendenza al di là di ciò che combineranno Milano e Bologna che non hanno mai fatto media nel contesto Lba. La morale è che quest’anno per garantirsi almeno i playoff servirà molto di più del compitino che le solite quattro o cinque squadre note erano chiamate a svolgere permettendosi lungo il cammino allegre gite fuori porta condite da prestazioni indecorose, tanto alla fine della fiera ai playoff ci finivano ugualmente per manifesta inferiorità del resto del gruppo.
Quest’anno, e lo ridico sottovoce per non illudermi troppo, la musica sembra sia cambiata e al momento faccio davvero fatica a immaginare come possa finire questa regular season anche per i primissimi posti in griglia. Perché se è vero che Milano e Bologna da sempre partono in pole se non altro per il budget che mettono sul tavolo, è altrettanto vero che il doppio impegno settimanale di Eurolega rischia di proporre poi la domenica degli spettacoli sospetti. Ma questo è sempre successo e sempre accadrà. Solo che a differenza delle scorse stagioni, quest’anno far quadrare sempre e comunque i conti sarà più difficile per via della tangibile e forte crescita di Napoli che attualmente gioca il miglior basket assieme a Bologna, per l’ingresso delle due romane che scarse non sono, per le rinnovate ambizioni di una Reyer pronta a inaugurare il nuovo palasport (ci entrerà dalla stagione 2027-28) da protagonista, per le aumentate voglie di Tortona e Varese aggiungendoci poi Trento e, perché no, anche Treviso che un pensierino ai playoff lo sta facendo con la speranza di acchiapparlo magari per i capelli rilanciando una piazza che nell’ultimo decennio ha fatto della sofferenza la regola.
Insomma credo che ce ne sia abbastanza per dire che nemmeno mago Merlino e quello di Oz riuscirebbero a indovinare i futuri prossimi scenari. La sensazione è che tanto, se non tutto, si giocherà sull’equilibrio e che basterà veramente un solo particolare per togliere o aggiungere certezze. Come diceva il buon Salieri di Mozart: sposta una sola nota e la musica si immiserisce, cambia una sola frase e la struttura crolla. Una citazione che sembra calzare a pennello alla Reyer di Spahija che probabilmente non ha mai avuto una batteria di esterni così forte (e manca ancora Rice) ma che ha pensato ancora una volta di complicarsi la vita coi lunghi cambiando il fantasma di Horton con Boyake con la speranza di trovarsi tra qualche mese con una giocatore cresciuto e impattante e non con una scommessa inespressa, perché per ora Boakye ha inciso davvero poco mostrando, detta in veneziano, di essere decisamente “cruo“.
Perché il rischio tangibile, nel caso peggiore, è quello di sfiancare ancora una volta il povero Tessitori che contro Bologna ha finito con la lingua fuori dovendo in sostanza far reparto da solo. Specie se Parks, il vero unico grande equilibratore della Reyer, non uscirà presto da quel corpo che non gli appartiene. Un giocatore che ha sempre fondato il proprio basket sull’atletismo e sulla fisicità ma che al momento sembra stranamente senza energie pur non avendo ufficialmente nessuna magagna fisica. Ieri sera in EuroCup contro i turchi del Telekom, qualche segnale di ripresa comunque il buon Parks l’ha mostrato anche se la maggior parte del suo fatturato è stato ottenuto “piedi a terra” con dei tiri aperti.
Un applauso lungo dagli Appennini alle Ande va invece fatto alla Reyer per la scelta del play, per essere riuscita a portarsi a casa un leader come Glynn Watson JR (nella foto, ndr) che da solo vale Cole e Thompson messi assieme. Nell’era Brugnaro non ricordiamo alla Reyer un regista più forte completo del nativo di Chicago, nemmeno il celebratissimo Haynes che poi play non era affatto, tanto per mettere le cose in chiaro. E allora vien da dire che quest’anno Venezia batte Milano in regia 10 a 0 con un budget tra l’altro quattro volte inferiore, e qualcosa vorrà pur dire. Dove potranno arrivare gli orogranata? Lo scopriremo solo vivendo come diceva il grande Lucio Battisti.
Stefano Babato