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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

La miglior partita del Venezia costa la panca a Giovannino…

13 Ottobre 2026

Oggi, tredici del mese d’ottobre, c’è un tempo musso (asino), un pulloverino addosso non guasterebbe, ovviamente di cachemire, altrimenti che razza di comunista sarei? Volevo anche uscir di casa per mangiarmi un bel bambino, ma la Tigre mi sta già preparando le prime caldarroste della stagione e il libro, “I ragazzi di via Cervantes” di Rocco Di Blasi che ho ordinato da Ubik, posso anche passare a ritirarlo domani. Se non piove. Ma le previsioni parlano di giornata prevalentemente soleggiata. Posso fidarmi? Di quelle d’Arabba sì. “Le castagne sono in effetti dei semi, contenuti nel frutto fittamente spinoso detto riccio. E sino a metà del secolo scorso erano il pane dei poveri”. Questo l’ho letto su Google e lo girerò a Giorgia Meloni: così consiglierà ai suoi milioni d’italiani morti di fame, che pur hanno ancora il coraggio di sostenerla, d’andare a vivere nei boschi. Per l’appunto sotto i castagni. Però attenti ai lupi e agli orsi. Checchè ne dica la Rossa di Forza Italia, Michela Vittoria Brambilla, animalista convinta che mi fumava in faccia a tavola perché la criticassero a Striscia la notizia e Valerio Staffelli la inseguisse sino a Cortina d’Ampezzo per consegnarle il Tapiro d’oro.

Mi manca moltissimo Enzo Iacchetti. Del quale condivido il pensiero politico dalla a alla zeta. Specie quando s’accalora per difendere le sue idee dal neo-fascismo dilagante specie tra gli ignoranti longobardi e triveneti che gli ronzano intorno. Cominciando da Gerry Scotti e Mara Venier che da un pezzo non posso più vedere in televisione. Come del resto la rete ammiraglia della Rai che ho tolto dai miei preferiti. Per non parlare d’Antonella Clerici che mette il pecorino anche nel pesce. Pazzesco. Soprattutto per uno come me che odia il formaggio. Come mio nonno friulano che andava in cucina per vedere se mettevano il grana nel risotto e bacchettava con il mestolo le dita del cuoco o della cuoca del ristorante qualora lo volessero imbrogliare. Mia madre invece puniva le mie marachelle mandandomi in latteria a comprare lo stracchino o il gorgonzola. Ma io mi tappavo il naso con la molletta come quando mi scappa per sbaglio di sentire pontificare Ciccioblack Tranquillo, che si è sposato un paio di volte, poverette, o Lele Adani che è legato da parecchio ad una giornalista di Sky ed allora comincio a capire tante cose che prima mi sfuggivano.

Ma pensi solo a mangiare? Mi hanno domandato. E se anche fosse. A cosa altro dovrei pensare senza rovinarmi il fegato verde di bile? Che nove ragazzini sui dieci, compresi i miei tre nipoti, non sanno neanche cosa sia. Forse a Gnazio La Russa o al generale Vannacci? I quali persino negano d’essere nostalgici di Benito il Mussolini che mandò a morire quasi centomila soldati in Russia senza scarpe e senza cannoni solo per stare al fianco di un fanatico nazista che sterminò oltre sei milioni d’ebrei nei campi di concentramento. Per me invece la democrazia nel Bel Paese è finita l’8 ottobre scorso. Quando è passata la legge elettorale e Sergio Mattarella, che vi piace tanto, l’ha pure firmata. E altro non ho da aggiungere. Se non godermi ancora per poco la libertà di scrivere quello che mi passa nella zucca. Che già è anche sin troppo fissata per la pallacanestro e il calcio. Nel mio blog che mi piacerebbe leggessero non solo gli sportivi accaniti, ma pure i buongustai che non vedrebbero l’ora come il vostro scriba che arrivi l’Oktoberfest veneziana per andare a pranzare da Liliana e Walter o la Madonna dell Salute quando il 21 novembre, che quest’anno cadrà di sabato, la Tigre ci cucinerà la castradina. Che se non sapete cosa sia, nemmeno immaginate cosa vi perdete.

E qui anche sarei sprofondato volentieri sul divano a guardare tutto quello che tra domenica e lunedì mi ero perso in tivù. Dopo il trionfo di Marco Bezzecchi nel Motogp d’Indonesia e il titolo mondiale messo ormai in saccoccia da Kimi Antonelli con il terzo posto conquistato a Singapore. Se stamattina presto, ovviamente prima del comunicato ufficiale del Venezia e del Gazzettino che ancora se la dormivano alla grande, non avessi appreso, come temevo, che la bella Francesca Bodie, di cui si devono essere follemente innamorati i colleghi Marco Bampa e Michele Contessa, non avesse deciso nella notte con il padre e gli altri trumpisti a stelle e strisce, di mandar via Giovannino Stroppa che solo qualche mese fa aveva guidato i neroverdi di Duncan Niederauer alla promozione più affascinante in serie A della storia lagunare. Con un calcio spettacolo e un girone di ritorno davvero indimenticabile.

E così, mentre aspettavo che mi comunicassero magari il nome dello sventurato che sostituirà Giovannino nell’avventurosa e quasi impossibile salvezza, e intanto BaBampa (Gazzettino) e la Contessa (Nuova Venezia) duellavano nella pubblica piazza per conquistare il cuore di Bodiebuilding,  mi sono visto nel pomeriggio Armani-Treviso 106-77 in un Forum desolantemente vuoto e, a seguire, Como-Monza 0-0 e Sassuolo-Milan 1-1 sovente addormentandomi. Oltre agli highlights di Lecce-Bologna 1-2 e Lazio-Monza 3-1. Però commenti d’alcun genere ora non ne rilascio. Magari domani. Perché è tardi e dopo cena non scrivo. Posso? Penso proprio di sì dal momento che soltanto a me tocca decidere il da farsi e io, come Pippo Antonelli, avrei tenuto Stroppa sino al termine dei tre anni di contratto.

Da via Vendramin nessuno si è fatto ancora vivo e magari entro sabato alle 15 (Venezia-Napoli) magari la bella Francesca si  degnerà di comunicarci il sostituto di Stroppa. Che al 99 per cento sarà Davide Nicola che però chiede un biennale. E fa bene. Adesso mi guado Cagliari-Juve e poi il derby romano di basket. E poi vi spiego come ogni anno da tre lustri cos’è la castradina. E’ un piatto tradizionale di casa mia da più di cent’anni. Preparato con un cosciotto di montone castrato, salato e affumicato, che non costa poco e che la Tigre cucinerà in un paio di pentoloni di brodo di carne con almeno otto chili di verze. Se invece volete sapere il motivo per il quale non avrei sostituito il buon Giovannino è semplicemente questo: non vedevo giocare il Venezia in trasferta così bene, dopo la sciagurata prima mezzora, nella massima serie da non so quanti anni. Forse dai tempi di Walter Alfredo Novellino detto Monzon e d’Alvaro Recoba, il funambolico uruguagio in prestito dall’Inter. Che sta giocando a San Siro contro il Bruges e perdendo 0-1. Gol dal dischetto di Tresoldi. Su rigore? Sì, perché è un match di Champions e non di campionato…

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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