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CLAUDIO PEA
MORS TUA VITA PEA

Potevo mancare alla festa del bòcolo? Mai, viva San Marco

Non c’è Natale che tenga, né Pasqua. Tanto più che nell’ultima Pasqua (5 aprile) sono stato malissimo e, se sono andato per tradizione a mangiare da Nico, non ho toccato niente di niente di tutto quel ben di Dio che aveva preparato la Marina, cuoca speciale, davvero unica nella sua ridente cucina domestica con un frigo di pesciolino nostrano più grande della stiva di un furgone. Avevo perso tutti i gusti c0me al tempo del Covid, quando la radioterapia mi aveva bruciato scientificamente le papille, ad una e a una, e pure la gola e il palato con un’ustione lunare di terzo grado. Non c’è niente da fare, ho i minuti contati, un quarto d’ora al massimo, e ancora mi perdo in ciance narcisiste. Insomma non è bello da dirsi, ma un catarro disumano mi aveva intasato tutte le vie respiratorie e chiuso lo stomaco. Questo sino a lunedì scorso (20 aprile). Non so se mi spiego. Finché cioè non mi sono imbottito d’antibiotici e così oggi potrò andare a Sant’Elena a vedere il Venezia di Giovannino Stroppa, il Magnifico, che alle 17.15 affronterà  l’Empoli che per una volta Fabrizio Corsi ha costruito più coi piedi che con la testa rischiando addirittura i playout.

Squilla il campanello di casa: è mio fratello Beppi che mi è venuto a prendere per andare coi quattro nipotini, uno più sveglio dell’altro, e la Tigre, ogni uomo fortunato ha la sua tigre nel motore, sino in punta di Mestre, a San Giuliano, che s’affaccia alla laguna con il sole negli occhi. E di lì in taxi d’acqua sino al Penzo. Costeggiando il  cimitero di San Michele, l’isola dei cipressi più bella del mondo, dove è sepolta la mia nonna tedesca di Karlsruhe alla quale non potete nemmeno immaginare quanto abbia voluto bene. Scappo. E arrivederci a domani. O anche no. Ma oggi non potevo non tornare a scrivere dopo un mare di tempo. Esattamente dal 22 febbraio. L’ultimo giorno delle Olimpiadi invernali che per Cortina, checché ne dica Luka Zaja, sono state un pauroso disastro economico di cui presto soprattutto i veneti ne pagheranno le conseguenze. Oggi è San Marco: per me la festa dell’anno più bella che ci sia. Niente da mettere nemmeno con Capodanno e Ferragosto. La festa del bocòlo esclusivamente veneziana. Di cui ve ne parlo ogni anno. Ogni 25 aprile. Da dodici. Ovvero da quando mi sono inventato questo blog di satira, Mors tua vita Pea, alias www.claudiopea.it, che non sto rifacendo, ma semplicemente rinfrescando o, meglio ancora, aggiornando. Il quale sarà pronto la settimana prossima: mi hanno promesso e ci conto. Nel tentativo sempre di stare più alla larga possibile dai siti seminatori d’odio e di fascismo salvando la mia sacra libertà di pensiero.

Strilla di nuovo il campanello. E’ sempre Beppi. “Metti un punto alle tue facezie, altrimenti perdiamo ‘sta benedetta partita”. Questo mai. A costo d’andarci in canoa o a nuoto. Nel pomeriggio più caldo del 2026. Convinto che, dopo il Monza (ieri) e il Frosinone, vinca oggi pure il Venezia mantenendo i tre punti di vantaggio, i quali in verità sono quattro,  che ha sulle due asfissianti inseguitrici. A un paio di venerdì, il primo e l’otto di maggio, dalla fine della regular season e la meritatissima promozione neroverde in serie A col nuovo record dei campionati di B. A Dio senz’altro piacendo.

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SATIRICON
DAL ROMANZO DI PETRONIO ARBITRO

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tratta prevalentemente di pallacanestro e tendenzialmente in forma satirica, ragion per cui negli articoli compaiono espressioni, commenti, giudizi volutamente erronei, irreali, paradossali, sarcastici e farseschi: banalmente ironici.

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